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Free Market, riflettori sul presunto affaire Casa Bianca

Ascoltati due testimoni in relazione al provvedimento paesaggistico che secondo gli inquirenti fu falsificato

Nuova udienza nell’ambito del processo originato dall’inchiesta “Free Market”. Ieri mattina al banco dei testimoni sono stati chiamati a deporre i geometri Luigi Di Costanzo e Mattia Florio. Le testimonianze si sono concentrate su uno dei due rami principali dell’inchiesta, quello relativo alle vicende dell’albergo Casa Bianca sito nei pressi della spiaggia dei Maronti. Come si ricorderà, uno dei punti apparentemente più contraddittori dell’inchiesta era costituito dall’atteggiamento dei vertici dell’Ufficio Tecnico del Comune di Barano.

Anzi, agli occhi della Polizia Giudiziaria il comportamento dell’Ufficio in questione appariva letteralmente “schizofrenico”, nel momento in cui consentiva alla struttura alberghiera di continuare a funzionare regolarmente pur dopo la relazione dei tecnici che ne indicavano l’inagibilità, per arrivare poi nell’ottobre 2013 alla concessione di un’autorizzazione paesaggistica su una parte dell’immobile, nonostante esso fosse stato dichiarato “totalmente abusivo”. Un’autorizzazione che arrivò due mesi prima dell’emissione dell’ordinanza di demolizione: un comportamento evidentemente contraddittorio che il Gip attribuì all’intenzione di favorire il signor Raffaele Piro, gestore della struttura (la titolarità della quale va ascritta alla signora Maddalena Migliaccio).

Nella prossima udienza, agli inizi di novembre, altri due testi dovrebbero deporre in relazione alla struttura sita presso la spiaggia dei Maronti, finita al centro di uno dei due rami dell’inchiesta

Fra l’altro il provvedimento paesaggistico secondo gli inquirenti fu falsificato. Il primo teste, attualmente in forza alla polizia municipale di Barano, all’epoca dei fatti era impiegato presso l’ufficio tecnico, ma già in procinto di abbandonare tale posizione: la sua deposizione ha riguardato prevalentemente tale provvedimento di autorizzazione paesaggistica, dove la firma del funzionario, secondo il testimone, era stata falsificata, mentre il timbro apposto risultava essere dell’ufficio edilizia privata, all’epoca diretto dal tenente Stanziola. I rapporti tra quest’ultimo e il comandante della polizia municipale, Ottavio Di Meglio, sono stati oggetto di altro approfondimento, anche in relazione alla presunta illecita gestione dei “mercatini” baranesi, che come alcuni ricorderanno è il tema-cardine dell’altro ramo d’inchiesta.

Altri aspetti contraddittori relativi agli atti relativi alla Casa Bianca sono stati oggetto della deposizione del geometra Florio, il quale ha confermato che l’autorizzazione paesaggistica rilasciata al signor Piro, gestore dell’albergo, non poteva essere stata validamente rilasciata da Stanziola in quanto egli era responsabile dell’edilizia privata. E in quel momento, col trasferimento del geometra Luigi Di Costanzo alla polizia municipale, il Comune non aveva un responsabile del paesaggio, e quindi le pratiche non potevano essere istruite. Fra l’altro, come si ricorderà, la stessa Dia a nome di Piro risultò anomala in quanto mancante del numero di protocollo sul frontespizio, numero non riportato nemmeno sui documenti allegati. Un’anomalia che secondo alcuni testi è escluso potesse essere frutto di una svista. L’accusa, lo ricordiamo, aveva delineato una presunta illecita strategia da parte del tenente Stanziola per ottenere indebiti vantaggi nella vendita (o nella locazione) dell’immobile situato presso la grande spiaggia, con l’ausilio del signor Piro che per decenni lo aveva gestito, e del legale di quest’ultimo, l’avvocato Di Scala.

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Nella causa che opponeva la proprietaria dell’immobile al gestore della struttura, venne prodotta proprio l’autorizzazione paesaggistica poi rivelatasi falsa, e che non si rivelò risolutiva, in quanto la Corte d’Appello confermò lo sfratto dando ragione alla titolare dell’albergo, signora Migliaccio. È noto che secondo l’accusa, vista l’ordinanza di demolizione pendente sull’albergo e la successiva autorizzazione paesaggistica, c’era una contraddittorietà tra i due provvedimenti, entrambi emanati da Stanziola in qualità di responsabile dell’Ufficio tecnico. Anzi, la prima sarebbe stata usata come spada di Damocle per svilire il valore dell’immobile, per mezzo della quale ottenere un canone d’affitto più favorevole. Secondo la difesa degli imputati, la contraddizione è inesistente in quanto l’autorizzazione non era un titolo abilitativo ma solo prodromico e riguardante alcune costruzioni nei pressi della piscina, mentre l’ordinanza di demolizione riguardava il corpo dell’albergo. È stato ascoltato anche il consulente informatico d’ufficio che aveva avuto incarico di ispezionare il pc e il cellulare di Stanziola.

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Tredici sono gli imputati, a vario titolo ritenuti responsabili, tra l’altro, di più episodi di peculato, concussione, corruzione per l’esercizio della funzione, abuso d’ufficio, falsità materiale ed ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico e truffa in danno del Comune di Barano. Le attività investigative iniziarono grazie alla denuncia di Alessandro Slama nei confronti del tenente della polizia municipale di Barano Antonio Stanziola, denuncia che diede origine a un’indagine sempre più ampia, arrivata a coinvolgere un gran numero di personaggi di Barano: Paolino Buono, Salvatore Di Costanzo, Alexandra Eugenia Di Meglio, Ottavio Di Meglio, Maria Grazia Di Scala, Ernesto Napolano, Ciro Pinelli, Raffaele Piro, Antonio Schiano, Antonio Scordo, Antonio Stanziola, Antonio Vuoso e Giorgio Vuoso. La prossima udienza, quando dovrebbero essere ascoltati i signori Salvatore Di Costanzo e Stefania Iacono, è stata fissata agli inizi di novembre.

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