CRONACAPRIMO PIANO

Frodi carosello, un ischitano nel mirino della finanza

Le Fiamme Gialle stanno conducendo una dettagliata indagine per un clamoroso giro di evasione fiscale frutto di un meccanismo fraudolento dell’iva: tra i coinvolti anche un nostro concittadino

Un’attività insolitamente meno discreta rispetto alle abitudini. Perché notoriamente, anche ad Ischia, quando le Fiamme Gialle si muovono lo fanno sempre con decisa circospezione, cercando di non dare nell’occhio. Ecco perché alcuni giorni fa non era passato inosservato uno spiegamento di uomini e mezzi che si muoveva per Ischia alla ricerca di qualcosa.

Già, ma che cosa? C’è voluto un po’ di tempo per riuscire a dare delle risposte, anche perché come da conclamata abitudine dalla caserma di Fondobosso è storicamente impossibile tirare fuori anche una semplice informazione. Ma siamo riusciti ad apprendere che gli uomini guidati dal ten. Gerardo Totaro erano alla ricerca di un immobile nei cui confronti presumibilmente dovrà essere emesso un decreto di sequestro preventivo dall’autorità giudiziaria. La vicenda in questione, per la verità, è decisamente complessa e pur partendo – come succede spesso in casi del genere – dalla terraferma, tocca la nostra isola in maniera tutt’altro che irrilevante.

Individuato dai finanzieri di Ischia un immobile che presto potrebbe essere posto sotto sequestro. Il giro avrebbe consentito all’imprenditore di evadere almeno tre milioni di euro. La Procura sta chiudendo un’indagine che a breve potrebbe far registrare il “botto”

L’immobile in questione è di proprietà di un noto imprenditore ischitano finito da tempo nel mirino dei finanzieri e dell’autorità giudiziaria. Il nostro concittadino, infatti, avrebbe – il condizionale è d’obbligo visto che siamo ancora nella sola fase delle indagini – attraverso un meccanismo complesso ma non troppo e con la complicità e il coinvolgimento di altri soggetti presenti in terraferma, evaso al fisco tra iva e imposte qualcosa come tre milioni di euro. Che ovviamente, sottolineatura quanto mai inutile, non sono certamente bruscolini. Ed è chiaro che l’accelerazione legata all’individuazione di un bene immobile lascia per intendere come la “bomba” potrebbe scoppiare da un momento all’altro, facendo rumore anche ad Ischia.

Il giro fraudolento cui ci riferiamo, tanto per essere chiaro, è quello delle cosiddette “frodi carosello”. Parliamo di un meccanismo fraudolento dell’Iva posto in essere attraverso una serie di operazioni volte a realizzare attività economiche fittizie, al fine di ottenere crediti di imposta, ai quali corrispondono profitti anche molto elevati. In altri termini, lo scopo della frode è quello di recuperare l’Iva versata, per il tramite di una o più operazioni fittizie ed il ricorso a società di comodo.

Tale meccanismo viene attuato mediante vari passaggi di beni o servizi, in genere all’interno del mercato dell’Unione europea, grazie ai quale l’impresa acquirente detrae l’Iva malgrado il venditore non l’abbia versata. In genere viene interposto un soggetto italiano (mero prestanome) nell’acquisto di beni tra un soggetto comunitario (reale venditore) e un altro italiano (reale acquirente). Quest’ultimo risulta dunque aver acquistato dal prestanome, che emette una fattura con Iva – ma non la versa -mentre l’acquirente la detrae.

Il ricorso a tale sistema fraudolento è frequente tra gli imprenditori che intendono importare prodotti dall’estero per rivenderli in Italia. Tali prodotti sono sottoposti all’imposta diretta solo nel momento in cui vengono commercializzati in Italia, ed infatti la costituzione di società di comodo ha il precipuo scopo di acquistare i prodotti importati dall’imprenditore, per poi rivenderli. Tali società, giova ribadirlo, non versano l’Iva dovuta allo Stato, in modo tale che il primo venditore avrà recuperato l’intero importo. Si assiste così alla genesi di un indebito credito d’imposta su ciascun passaggio di beni o di servizi, credito che si può tradurre poi in operazioni di riciclaggio o di investimento fittizio. Sovente accade tuttavia che tale indebito profitto si traduca, in concreto, in un’anomala riduzione del prezzo dei prodotti commercializzati. È evidente pertanto come la cd. frode carosello possa risultare pregiudizievole sia sul piano fiscale sia sul piano concorrenziale. Va anche precisato, per dovere di cronaca, che potremmo essere anche davanti a soggetti giuridici tutti italiani che però mascherano operazioni intracomunitarie, verosimilmente artefatte. In un caso come nell’altro, e pur non essendo riusciti a raccogliere ulteriori elementi, una certezza c’è: il nostro concittadino, stando a quanto emerso fin qui, in questa tortuosa vicenda c’è dentro e non certo da comprimario. Vedremo a breve se e quali sviluppi arriveranno dalla Procura.

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