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“Fronte” del Porto, Pascale rivendica le scelte del Comune

Il sindaco di Lacco Ameno illustra le ragioni dell’ente nella lunga controversia col concessionario e conferma: «Impugneremo l’ordinanza cautelare davanti al Consiglio di Stato». Per il primo cittadino era impossibile evitare le vie giudiziarie: «Assolutamente fuori discussione un accordo con proroga senza gara su un bene demaniale»

Sulla questione-porto Giacomo Pascale non arretra: il Comune di Lacco Ameno è pronto a impugnare l’ordinanza cautelare del Tar che di fatto lascia al concessionario Marina di Capitello la disponibilità dell’approdo turistico, come ci ha spiegato il primo cittadino.

Sindaco, conferma la volontà dell’ente di ricorrere al Consiglio di Stato contro l’ordinanza del Tar?

Foto Roberto Savio
Foto Roberto Savio

«Guardi, il Comune non recede di un millimetro. Non tanto e non solo perché la gestione pubblica del porto è il primo punto del nostro programma elettorale avallato a maggioranza due volte in quindici giorni dai cittadini, che di per sé è già una motivazione sufficiente per un politico – e io rivesto un ruolo politico in quanto sindaco – ma soprattutto per tutto ciò che rende ancora più assurda questa vicenda kafkiana: siamo di fronte a un parcheggiatore abusivo, di fatto, a cui un tribunale amministrativo ha lasciato nuovamente in possesso le chiavi del parcheggio. Il decreto che il privato ha ottenuto quest’estate, consentendogli di mantenere il controllo della struttura per tutta la stagione in corso, era un provvedimento che secondo i miei legali non era possibile impugnare in alcun modo, quindi pur non condividendolo, io ne ho preso atto, e non serenamente per i motivi che ho accennato. Per quanto riguarda il provvedimento più recente, invece, i miei legali mi hanno spiegato che è un atto impugnabile, e di conseguenza faremo ricorso al Consiglio di Stato».

Crede dunque nella possibilità di un ribaltamento del provvedimento cautelare?

«Impugniamo confidando nella serena valutazione della massima giustizia amministrativa, perché continuiamo a non ritenere giusto questo stato di cose in virtù di una serie di motivi: innanzitutto, da sindaco registro che hanno incassato altri introiti nell’estate 2021, ma anche quest’anno non hanno versato nemmeno un euro al Comune, ed è il terzo anno consecutivo. Continuo inoltre a registrare che non ci sono contatori di sottolettura e quindi tutte le utenze – acqua, luce, trasporto e smaltimento rifiuti – le hanno pagate e le stanno pagando ancora la comunità di Lacco Ameno. Inoltre registro che i lavori di banchinamento sono stati completati in tempo utile con un finanziamento ottenuto a valere sui fondi Dupim attraverso il ministero degli affari regionali – quindi si tratta di danari pubblici, europei – e che dunque il Comune ha continuato a investire e il privato ad incassare. Non è tutto: il Comune di Lacco Ameno anche quest’anno deve pagare 180mila euro di rata di mutuo alla Cassa Depositi e Prestiti per quanto furono realizzate le strutture. Per di più il Comune deve pagare i canoni della concessione demaniale, e per l’ennesimo anno il campo-boe non è partito, e non abbiamo potuto consegnare le aree alla gestione del Regno di Nettuno, con cui abbiamo un accordo per la razionalizzazione degli spazi. Sono in contatto con la Regione per un finanziamento di due milioni e 200mila euro da investire nell’approdo turistico, lato terra – e dobbiamo capire come rientrare in possesso delle aree. Registro inoltre che i mega-yacht sono andati ad attraccare a Casamicciola anziché a Lacco perché la banchina per due terzi non è stata montata in quanto la mareggiata ha danneggiato scogliera e strutture, e nessuno si è preoccupato di ovviare, fino al 9 giugno, quando ne hanno montato una piccola parte, ma i buoi – come si dice – erano ormai scappati. Ciò costituisce un danno notevolissimo di immagine politica, turistica ed economica per Lacco Ameno, che nessuno pagherà. Quindi è assolutamente pleonastico chiedermi se impugneremo l’ordinanza cautelare e se crediamo nella possibilità di successo».

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Alcuni si chiedono se c’erano margini per un eventuale accordo ed evitare il complicato contenzioso.

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«Io non ho mai visto margini per un eventuale accordo, di fronte a una situazione del genere, anche perché il privato ha incardinato persino un procedimento di arbitrato. Ma se l’accordo dovesse passare per una proroga della concessione senza gara, io mi domando quale funzionario di quale comune firmerebbe una proroga del genere: si tratta di un bene demaniale. Il concessionario si era impegnato a fare degli investimenti, in parte di canone in parte di lavori, in un quinquennio con la formula della finanza di progetto. Ma ad oggi non ha né pagato i canoni né ha eseguito gli investimenti. C’era anche un rateizzo concordato nel 2015-16 col Comune, ma fu pagata solo la prima rata. Quindi di quale accordo dovremmo mai parlare? Siamo portatori di due interessi diversi, io sono portatore dell’interesse pubblico, e speravo che anche il Tar appoggiasse tale interesse: registro – ahimé, e non condivido ma rispetto – che il Tar è andato nella direzione opposta. Adesso impugniamo e la partita si sposta a Roma, semplicemente perché ora l’atto è impugnabile, non per il timore che a marzo possa concretizzarsi un’ennesima stagione col porto nelle mani del privato. Ovviamente non abbiamo la sfera di cristallo: potremmo prevalere al Consiglio di Stato e ottenere il possesso delle aree, poi a marzo nell’udienza di merito, chissà. In ogni caso quello che bisogna fare sarà fatto, al meglio delle nostre possibilità, i legali e gli uffici sono al lavoro per mettere in campo le migliori azioni a garanzia dell’interesse pubblico».

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