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Fu il principale accusatore di Giosi e Massimo, ora rischia il processo

ISCHIA. Sono sette le richieste di rinvio a giudizio, nell’ambito del’inchiesta Consip, da parte della Procura di Roma. Riguardano l’ex ministro Luca Lotti, insieme all’ex comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette,  l’ex maggiore del Noe Gian Paolo Scafarto e altre quattro persone. Per il primo la posizione si è alleggerita, con la caduta dell’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio.

I magistrati della Procura di Roma, dopo la chiusura delle indagini un mese e mezzo fa, hanno dato un nuovo colpo d’acceleratore ad un procedimento che ha almeno tre filoni in cui si ipotizzano, a seconda delle posizioni, i reati di rivelazione del segreto d’ufficio, millantato credito, falso e depistaggio. Si profila, dunque, un maxi-processo in una vicenda in cui i magistrati hanno chiesto, invece, di archiviare la posizione di Tiziano Renzi. Nell’inchiesta i magistrati per Scafarto hanno ipotizzato tre episodi di falso, due di rivelazione di segreto d’ufficio e una di depistaggio, in concorso con l’ex colonnello Alessandro Sessa: secondo l’accusa, avrebbe rivelato al giornale ‘Il Fatto Quotidiano‘ notizie coperte da segreto come le prime iscrizioni nel registro degli indagati, in particolare quella dello stesso Del Sette, nel procedimento avviato dalla procura di Napoli dai pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano nel dicembre del 2016.

Le accuse di falso, invece, derivano dall’aver alterato l’informativa sulla quale si basavano buona parte delle accuse a Renzi senior. Inoltre su richiesta di Sessa “al fine di non rendere possibile ricostruire le chat whatsapp – scrive chi indaga – provvedeva a disinstallare sul cellulare di Sessa l’applicazione”. Scafarto fu accusato di aver falsificato alcuni atti nell’indagine Consip: in particolare, di aver falsamente attribuito una frase all’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, il quale diceva di aver incontrato Tiziano Renzi, padre dell’ex presidente del Consiglio, frase che in realtà era stata pronunciata dall’ex parlamentare Italo Bocchino, collaboratore dell’imprenditore napoletano. La Procura di Roma ipotizzò inoltre la falsità della presunta attività di pedinamento da parte di alcuni componenti dei Servizi nei confronti dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico  durante l’indagine a carico di Alfredo Romeo. Accuse che ovviamente gettarono  alcune ombre anche sull’operato del sottufficiale sul procedimento Cpl Concordia, che riguardava la metanizzazione dell’isola di Ischia, oggetto d’indagine della Procura di Napoli su impulso del dottor Henry John Woodcock insieme ai pubblici ministeri Carrano e Loreto, i quali per le indagini si erano avvalsi proprio del gruppo dei Carabinieri del Nucleo operativo ecologico, col capitano Scafarto a coordinare le attività di intercettazione. Il processo napoletano, come si ricorderà, si è chiuso a gennaio con la piena e completa assoluzione dell’ex sindaco di Ischia Giosi Ferrandino e dell’ex responsabile dell’ufficio tecnico comunale.

 

 

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