Festa e solidarietà al “fucarazzo” della Catena Alimentare
La quarta edizione, ospitata nella sede di via Eddomade e promossa dalla Catena Alimentare “Nunzia Mattera”, ha richiamato oltre 250 persone, riunite attorno al grande falò rituale

DI GUIDO INVERNIZZI
Il fucarazzo di Sant’Antuono si conferma uno degli appuntamenti più sentiti dell’inverno casamicciolese. La quarta edizione, ospitata nella sede di via Eddomade e promossa dalla Catena Alimentare “Nunzia Mattera”, ha richiamato oltre 250 persone, riunite attorno al grande falò rituale che ogni anno accompagna l’inizio simbolico del nuovo anno. Non si è trattato solo di una festa, ma di un momento di forte partecipazione collettiva. Il battito dei tamburi di Massimo Ventricini ha scandito la serata, favorendo danze spontanee e creando un’atmosfera intensa, culminata nell’accensione del fantoccio, gesto centrale della tradizione legata a Sant’Antuono. A fare da collante, un clima autentico di condivisione che ha attraversato l’intero evento. Fondamentale anche il contributo gastronomico, diventato ormai parte integrante dell’appuntamento. Le preparazioni di pasta e ceci e ribollita curate dagli chef Girolamo Mennella e Michelangelo Iacono hanno attirato lunghe attese, insieme ai panini con salsiccia e friarielli e alle immancabili graffe appena fritte, simbolo di convivialità semplice e popolare.
L’iniziativa ha ribadito la sua finalità solidale. Il fucarazzo nasce infatti per sostenere le attività della Catena Alimentare, realtà attiva da oltre dieci anni e fondata da Nunzia Mattera, oggi punto di riferimento per numerose famiglie in difficoltà sull’isola. Il contributo richiesto ai partecipanti, attraverso l’acquisto del carnet, è stato interamente destinato ai progetti dell’associazione, rafforzando il legame tra festa e impegno sociale. Secondo il presidente Francesco Di Noto Morgera, la riuscita dell’evento è stata la dimostrazione concreta di quanto la comunità creda in questo percorso. Già nei giorni precedenti aveva evidenziato l’importanza culturale del fucarazzo, pensato anche come strumento di trasmissione delle tradizioni popolari alle nuove generazioni. La presenza numerosa di famiglie e bambini ha confermato la validità di questa visione. Quando il fuoco ha iniziato a spegnersi e le ultime braci si sono consumate lentamente, è rimasta la percezione di aver vissuto qualcosa che andava oltre il folklore. In un territorio segnato negli ultimi anni da difficoltà e ferite profonde, ritrovarsi per fare del bene insieme ha assunto il valore di un messaggio collettivo di resilienza. Il falò si è spento, ma il senso di appartenenza e solidarietà acceso durante la serata continua a bruciare.










