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«Il gazebo sugli scogli di Forio è uno scempio che grida vendetta»

DI NICOLA LAMONICA *

La nuova invasione sugli scogli di Forio, a breve distanza dal porto e dal centro abitato, è uno scempio ambientale che grida vendetta e richiede una riflessione accurata sul ruolo della Soprintendenza ai Beni Culturali di Napoli. Occorre capire quali sono i motivi che inducono il Consiglio Comunale, la Giunta  ed il Soprintendente dell’area a determinare un’alterazione così grave del territorio portuale di Forio introducendo  nel suo contesto un ulteriore segno di degrado, sia pure temporaneo.

Certo tutto si gioca sulla temporaneità del fatto e con essa si definiscono intrusioni  ambientali inaccettabili che vanno a definire un panorama di basso profilo a chi viene a Forio attratto anche dalla bellezza e ricchezza del suo paesaggio. Ha mai pensato a ciò la Soprintendenza di Napoli quando ha dato il Suo OK? E come lo si giustifica? E’ come se, in presenza di una mostra importante al Torrione, per garantire le esigenze fisiologiche dei tanti amanti del bello e dell’arte, si autorizzassero e si collocassero ( sia pure nella temporaneità dell’evento ! ) un paio di vespasiani all’ingresso o sulla terrazza antistante la Torre o sul piazzale sottostante che deturperebbero di fatto l’immagine del monumento di Forio e del sito.

Con la messa in opera dei cassoni e dell’intero impianto turistico,  un altro pezzo della fascia costiera foriana –  già invaso da  interventi scellerati del passato per effetto di clientelari discariche di materiale edile e non solo – invece di essere sanato e riproposto all’uso pubblico con l’opportuna bonifica  in uno al recupero del vecchio molo di Monticchio esce ulteriormente  malconcio dalla politica attuale foriana  che mostra di non avere alcun rispetto dei luoghi  e dei ricordi della Comunità foriana. A tale ultimo richiamo penso che sia il caso, per quello che è stato anche in riferimento ai rientri del  foriano Cardinale Lavitrano, che ci si adoperi per ridare visibilità  al citato “ pontile di Monticchio” in pietra lavica, un primo approdo certo, un pezzo molto importate della nostra storia anche contadina foriana come sito per la “ la cura delle botti “ prima della loro “ impostazione in cantina”  e della successiva  vendemmia. Un pezzo di storia da non dimenticare in uno ai tanti altri ricordi personali e collettivi che il sito richiama alla memoria di tante generazioni del secolo scorso come punto di riferimento degli artisti, dei canto corali delle spensierate comitive giovanili, degli amanti del mare e degli scogli. Una storia che è parte della cultura foriana, da non deprezzare!

* VAS CAMPANIA

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