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Genesis, il dietrofront di Giosi: stop privatizzazione, via all’acquisto

dalla Redazione

Fermi tutti, la Genesis non si privatizza. Non più. Almeno, sembra essere questa l’idea che prende quota in seno alla maggioranza di Ischia. La novità è emersa nel corso della riunione di gruppo che si è svolta martedì negli uffici di via Iasolino. Con il consiglio alle porte e la frammentazione della maggioranza, serviva un confronto “de visu” sugli argomenti da portare in consiglio comunale. C’è stato, ed è stato serrato. Ma la sorpresa l’ha tirata fuori il sindaco in prima persona quando ha messo in mezzo l’argomento Genesis. Una idea che partoriva già da qualche mese. E che adesso sembra essere propenso a realizzare.

Bisogna fare un passo indietro per comprendere la questione. Designata della riscossione dei tributi del comune di Ischia ed additata dallo stesso primo cittadino di essere una delle ragioni del “profondo rosso” del bilancio isolano, la società partecipata da comune e Maggioli era finita nel tritacarne post-Europee per le ingerenze, spiegava la maggioranza, del presidente del Consiglio Gianluca Trani. Iniziarono a circolare cifre e numeri ed alla fine il comune ammine che ammontava a circa 20milioni di euro il gettito delle mancate riscossioni della società.

Da qui l’idea di metterla in vendita, magari direttamente alla Maggioli. Le trattative però non hanno portato al risultato sperato, ed allora ecco l’idea del sindaco: la acquista il comune. Non tutti, nella sua maggioranza, sembrano però favorevoli al progetto. Innanzitutto la riforma delle società partecipate pende sulle decisioni del comune come una mannaia. Come se non bastasse, poi, c’è un problema prettamente economico: anche ammesso che il comune riesca a fare una valutazione corretta del valore della società – ed i dubbi, in tal senso, accomunano molti dei consiglieri comunali – sarebbe difficile per Ischia, che ha un bilancio tutt’altro che in attivo, recuperare le somme che servirebbero a liquidare la Maggioli e a ritornare in possesso di tutte le quote della società. Plausibile, insomma, che l’acquisizione del 100% delle quote resti un progetto di fine mandato destinato ad essere irrealizzato. Con buona pace di tutti.

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