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Genovese: “Il film a Ischia? Lo girerà un altro”

Gianluca Castagna | Lacco Ameno – Un sacerdote fasullo, matrimoni invalidi, politicanti da fiera, una comunità nello scompiglio. E un’isola, inizialmente Ischia, a fare da sfondo. Era il soggetto scritto da Paolo Genovese per un film che si sarebbe dovuto girare prima di “Perfetti sconosciuti”, con un titolo semplice e perfetto: “L’isola”.
Poi la malattia dei segreti coltivati e riposti negli smartphone di nuova generazione ha avuto la precedenza. Freud non c’entra affatto, stavolta. E’ tutta colpa della luna; anzi, di un’eclissi di mezza estate che, come un sortilegio, trasforma una piacevole cena tra amici di vecchia data in una resa dei conti senza prigionieri, un massacro senza sangue dove tutti sono contro tutti. E’ questo il nucleo incandescente di uno dei film più amati della stagione cinematografica ormai agli sgoccioli: “Perfetti sconosciuti”, la pellicola che ha vinto David, Nastri d’Argento, Ciak e riconoscimenti internazionali che l’hanno piazzata tra i film italiani più acquistati all’estero. In realtà, a parte il romantico satellite della Terra e il suo magico influsso sulla giovane padrona di casa, un colpevole in carne ed ossa c’è. Si chiama Paolo Genovese e fa il regista.
“Ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata e una segreta”, scriveva Gabriel Garcia Marquez. A Genovese, dopo commedie fortunate come “Immaturi” e “Tutta colpa di Freud”, è venuta voglia di raccontare la vita segreta delle persone. Un gruppo di amici riuniti a cena e tutti forniti della tecno-appendice di cui non riusciamo più a fare a meno: il cellulare, scrigno tossico delle nostre voglie più profonde. E se lasciassimo ai nostri commensali la libertà di sbirciare sul nostro telefonino? Il vaso di Pandora dei segreti viene scoperchiato tra choc, litigi, colpi di scena e rivelazioni sempre più dolorose.
“Il film ha avuto un successo che ha superato ogni aspettativa” conferma Paolo Genovese, primo dei registi italiani ad arrivare a Ischia Global 2016. “Ha vinto tutti i premi più importanti della stagione: Ciak, David di Donatello, Nastro d’Argento, il Globo della stampa estera. Sono molto orgoglioso del premio alla sceneggiatura al Tribeca. In Italia di solito prevale la figura del regista, o degli attori, mentre la scrittura di un film è decisiva alla sua riuscita”.
“Perfetti sconosciuti” continua Genovese, “mi responsabilizza più di tutti gli altri film che ho fatto finora. Forse per l’impatto mediatico che ha avuto, racconta il paese e per questo ha scatenato un dibattito, una voglia di parlare di questo aspetto del telefonino come luogo dei segreti. È come se l’evento mediatico avesse liberato la voglia di parlare della nostra vita più intima”.
Film venduto in 30 paesi di tutto il mondo, con probabili remake, compreso quello americano. “Sarà interessante capire cosa combineranno, come modificheranno i temi, cosa taglieranno. In Cina, ad esempio, l’omosessualità è un tabù, quindi mi incuriosisce molto come sostituiranno l’argomento. E comunque in tutto il mondo c’è chi ha un telefonino e un segreto”.
I vantaggi di un successo così clamoroso? “Adesso qualunque progetto proporrò, me lo faranno fare. Ecco perchè prenderò dei rischi: meglio sbagliare, che fare un film banale”. Il prossimo lavoro di Genovese ha un titolo: “Il primo giorno della mia vita”. Sarà un film corale e rischioso, vorrebbe girarlo all’estero, ma di più non dice. Si sbilancia invece della sua collaborazione al prossimo film di Gabriele Muccino: “Quando sono andato a New York, per il Tribeca di De Niro, Gabriele era in città così l’ho chiamato e siamo andati a cena. Ci siamo subito intesi, un po’ ci somigliamo. Mi ha chiesto: non ti va di scrivere il mio prossimo film? Sono andato a Los Angeles con lui e mi ha convinto. Prima però finisco di scrivere il mio, del resto Gabriele ha tempi rilassati”.
E “L’isola”, storia di una comunità gettata nel caos tra escort e preti fasulli, che voleva girare a Ischia? “Il progetto non è affatto abbandonato, anzi. Non so se lo gireremo qui, comunque non sarò io a dirigerlo, ma un altro regista”.
Dopo De Gregori, la collaborazione con Fiorella Mannoia. “In Italia, abbiamo artisti meravigliosi. Sono sempre stato un fan di De Gregori e della Mannoia, sono cresciuto con le loro canzoni, storie che mi hanno sempre affascinato per cui, quando si è verificata l’opportunità, ho chiesto loro di scrivere o cantare qualcosa per la colonna sonora dei miei film. Mi piaceva, nel caso di “Perfetti sconosciuti”, che Fiorella raccontasse questa storia da un altro punto di vista. Un buon lavoro premiato con il Nastro d’Argento”.

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