POLITICAPRIMO PIANO

Giacomo Pascale e la parabola del voto con le tre “S”: «Sdegno, stima e speranza»

Lunga e articolata intervista al defenestrato sindaco di Lacco Ameno. Che, dopo la presentazione del “cantiere” De Siano torna a parlare e lo fa, come al solito, in maniera mai banale

Conosci da tempo le dinamiche della politica e le campagne elettorali. Certo è raro che le danze si aprano con tanto anticipo in quel di Lacco Ameno, non tutti si aspettavano l’uscita pubblica del “cantiere” che fa capo a Domenico De Siano. Come la giudichi?

«Di fatto si è partiti così presto perché si è scelta dapprima la strada di commissariare il Comune e poi quella di rimettere insieme di tutto, anche persone che in passato sono stati avversari e non sempre leali. Non solo, la storia insegna che c’è stato anche un caso in cui determinati soggetti hanno governato insieme, poi quell’amministrazione però è implosa. Oggi cercare un ritorno al passato ha imposto di partire con largo anticipo ma mi prese fare una precisazione e un distinguo».

Prego.

«Sento spirare un vento positivo, di gente che voterà con le tre “S”: con sdegno per quanto è successo, per stima per quanto la passata amministrazione ha dimostrato di poter fare e per speranza che possa essere ripreso un discorso bruscamente interrotto. Che, peraltro, prevedeva e continuerà a prevedere una forte partecipazione dei cittadini alla vita pubblica».

«Se si allude a quella che la stampa ha definito una “presentazione” (e mi riferisco naturalmente all’altra metà campo), l’impressione è che sia stato imposto a De Siano di fare un’uscita pubblica forse perché anche tra loro stessi manca il rapporto di fiducia. Insomma, si è richiesto una sorta di “patto fedeltà” e questo ha portato ad anticipare ogni uscita. Ma questo non significa affatto che sia partita la campagna elettorale, anche perché non si conoscono gli schieramenti che dovranno contrapporsi. Ma dirò di più, qualcuno è stato tirato secondo me per i capelli in questa triste storia tanto è vero che pochi giorni dopo proprio a Il Golfo ha dichiarato di trovarsi sì sul posto ma di non avere idea di quanto sarebbe accaduto e soprattutto che i patti non erano certamente quelli. Anche dalla natura degli interventi deduco che si sia trattato, ripeto, di una prova di fedeltà l’uno verso l’altro».

La presenza che più delle altre ha sorpreso alla presentazione di cui parli è stata quella di Aniello Silvio, che non a caso è stata poi oggetto anche di ironie di stampo “social”. Tra l’altro Silvio fino a qualche giorno prima sembrava a te vicino, o sbaglio?

«A me non piacere parlare dei singoli. Aniello Silvio è una persona con cui sono stato sempre avversario ma in modo leale. Dirò di più, da ragazzo sognavo più o meno un giorno di vivere una situazione di questo tipo: lui candidato col centro sinistra ed io col centro destra, ciascuno per la sua storia. Poi verrebbe da dire che ormai l’Italia oggi bipolare non lo è più ma questo è un altro discorso. Da quello che mi risulta Aniello ha sempre voluto parlare di paese e programma più che di uomini ed accordi, evidentemente se oggi aderisce a un’idea di questo tipo è perché avrà trovato interessante il progetto. Registro che comunque hanno già amministrato insieme prima di implodere, come ricordavo poc’anzi: ma quello che mi riesce difficile capire è come possano condividere la stessa idea di paese un uomo che sogna di acquistare il Regina Isabella e un altro che vive del suo stipendio. Insomma, qualcosa non mi torna, ma se Aniello Silvio ha trovato la convergenza su quella che è la visione di paese e un programma che possa migliorare Lacco Ameno, in bocca al lupo a lui e a chi lo seguirà».

«Ho l’impressione è che sia stato imposto a De Siano di fare un’uscita pubblica forse perché anche tra loro manca il rapporto di fiducia. Secondo me qualcuno è stato tirato per i capelli in questa triste storia, perché poi a Il Golfo ha dichiarato di non sapere cosa sarebbe accaduto e soprattutto che i patti non erano certamente quelli»

A proposito di dichiarazioni rilasciate a Il Golfo, ti ha convinto il teorema di Vincenzo Morgera? Il presidente della Pro Loco, e grillino della prima ora, sostiene che se a livello nazionale il Movimento 5 Stelle per governare possa allearsi prima con Salvini e poi addirittura con il Pd, non si capisce perché su scala locale non si possa fare altrettanto sposando la causa di Domenico De Siano e compagnia.

«Il problema è che l’impianto di quella serata, nella sua interezza, non convince nessuno. E Morgera è un tassello di quel mosaico, perché nella sua visione – giusta o sbagliata – apre la seduta dicendo “conosciamo bene i problemi del paese e sappiamo altrettanto bene che non possiamo essere noi a risolverli perché siamo gli stessi uomini che li hanno determinati”. Quindi, dice che aspetta i giovani, quasi a voler lasciar intendere che quella di De Siano sia stata una inopinata fuga in avanti. Poi Aniello Silvio sostiene che bisogna lavorare solo per Lacco Ameno (e mi sembra giusto), poi arriva il senatore e afferma invece che occorre pensare a Lacco nell’ottica di un discorso che deve portare al Comune unico. A proposito, mentre si aspettano i giovani si ribadisce che in otto-nove già sono pronti. Mi chiedo a questo punto le nuove leve dove troveranno spazio, visto che la lista comprende dodici unità. A me sembra una situazione quasi kafkiana, che però oggettivamente mi interessa anche poco».

Hai ragione, guardiamo alla tua metà campo. Sicuramente sei e siete al lavoro, anche se per adesso decisamente sottotraccia.

«Da quello che mi risulta Aniello ha sempre voluto parlare di paese e programma più che di uomini ed accordi, evidentemente se oggi aderisce a un’idea di questo tipo è perché avrà trovato interessante il progetto. Ma non capisco cosa possano avere in Comune un uomo che vuole comprare il Regina Isabella e l’altro che invece vive di stipendio»

«Io tanto per cominciare, lavoro con chi ci sta: nel senso che una proposta politica deve avere la più ampia condivisione possibile. Interloquisco con categorie, altri gruppi politici, con tutti coloro che vogliono essere parte integrante di un progetto che non deve necessariamente passare per un’auto candidatura. Ho ricoperto la carica di primo cittadino nel momento storicamente più difficile, difendendo il mio paese e l’isola. Quello che ho fatto è suffragato da atti, rivendico di aver pacificato il paese e di averlo rimesso in piedi socialmente, finanziariamente e pure politicamente vista la presenza di una squadra che lavorava attorno a una serie di obiettivi. Poi prendo atto che un gruppo di consiglieri hanno voluto interrompere anzitempo questa esperienza amministrativa inseguendo un disegno politico evidentemente diverso e quindi siamo qui per ripartire e riproporci, con lo stesso entusiasmo di prima».

E senza autocandidarsi, giusto?

«Esatto. Non l’ho mai fatto, la candidatura a sindaco per me è un sentimento che nasce dalla base da un comune sentire di amici e concittadini che ti stimano, che si sentono rappresentati e soprattutto che di te si fidano. Sia chiaro, non certo sintesi dicendo “Io sono” il candidato, ma piuttosto all’interno di un gruppo con il quale poter condividere idee, passione civica e politica e soprattutto un programma concreto da attuare a partire dal mondo scuola e da un diverso modello di gestione dei beni pubblici. Insomma, iniziando da quanto già fatto il sogno è quello di continuare a costruire con una squadra la Lacco Ameno del domani».

«Sono un uomo che non vive di rimpianti. Sicuramente, vuoi per l’aspetto caratteriale, vuoi per aver amministrato in un momento decisamente delicato, avrò commesso alcuni errori, che in ogni caso costituiranno un patrimonio di esperienza in grado non farmeli ripetere in futuro. Si è chiusa una pagina, ma il tempo bello è quello che ci resta da vivere…»

Di solito il detto recita che il cornuto è sempre l’ultimo a saperlo, ma molti analisti o presunti tali sostengono che il seguito di Giacomo Pascale sia soprattutto lontano dai confini lacchesi e questo sarebbe un indizio di scarsa popolarità tra i tuoi concittadini.

«Non inseguo le chiacchiere. Ho fatto il sindaco e sono il sindaco uscente, per giunta non mandato a casa dal popolo come sarebbe giusto che fosse né tantomeno in consiglio comunale. Se proprio dovessimo parlare di popolarità, forse dovrei chiedermi se la mia abbia potuto dare fastidio a qualcuno ma mi diventerebbe difficile dare una risposta. E’ possibile che questa possa essere stata la causa scatenante, ma parlarne ad oggi francamente non ha senso. Bisogna prendere atto che c’è stata una scissione, e soprattutto che sono stato fatto fuori dal coordinatore regionale del mio partito a sei mesi dalle elezioni regionali. I fatti sono questi, e sono stati anche ampiamente stigmatizzati da autorevoli esponenti di Forza Italia: una storia che ho vissuto e vivo male, perché io ho sempre creduto nel partito e nella militanza».

Che aria avverti a Lacco Ameno?

«Sento spirare un vento positivo, di persone che voteranno con le tre “esse”».

Spiegati meglio, che significa?

«Che voteranno con sdegno per quanto è successo, per stima per quanto la passata amministrazione ha dimostrato di poter fare e per speranza che possa essere ripreso un discorso bruscamente interrotto. Che, peraltro, prevedeva e continuerà a prevedere una forte partecipazione dei cittadini alla vita pubblica».

De Siano o chi per lui da una parte, Pascale o chi per lui dall’altra. Lo sai che si parla pure di un “terzo incomodo”?

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«Io vedrei in maniera positiva la presenza di un terzo polo. E’ una cosa che mi piace, perché io sono portato al coinvolgimento più ampio della gente verso la cosa pubblica, dunque se uscisse una terza opzione significa che un altro gruppo di persone, famiglie, imprenditori, giovani che si interessano di politica e questo sarebbe un dato da cogliere assolutamente con favore. Soprattutto se si considera che in Italia abbiamo ormai un partito dell’astensionismo che raggiunge quasi il cinquanta per cento».

A posteriori, hai qualche rimpianto? Nel senso c’è qualcosa che Giacomo Pascale non avrebbe fatto o che magari avrebbe potuto fare per evitare di finire anzitempo il suo mandato da sindaco?

«Sono un uomo che non vive di rimpianti. Sicuramente, vuoi per l’aspetto caratteriale, vuoi per aver amministrato in un momento decisamente delicato, avrò commesso alcuni errori, che in ogni caso costituiranno un patrimonio di esperienza in grado di farmi evitare di ripeterli in futuro. Penso che si è chiusa una pagina e che il tempo bello è quello che ci resta da vivere…».

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Un commento

  1. Aniello Silvio tra l’altro mio cugino,uomo di Fede. onesto con caratteristiche umanistiche perché sta dando di nuovo la Sua Anima al “Diavolo? Esperienza gia fatto con il senatore -imprendintore e non si é ancora accorto che il De Siano è”tutto Cicero pro domo sua? Spero che faccia una attenta riflessione . E il mio ancora lontano parente Vincenzo Morgera uomo di chiesa – carità e mente arguta ,intravede seriamente il cambiamento con una probabile vittoria di chi fino ad oggi , pur rivestendo più cariche …non ha apportato nessun contributo al paese Lacco? Sono molto sbalordita e rammaricata x la loro posizione e non riesco a spiegarmi il motivo della loro scelta politica.

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