CULTURA & SOCIETA'

Giancarlo Siani, il tesserino da professionista a 35 anni dalla sua uccisione

La simbolica cerimonia di consegna si è svolta in una della sale del cinema Modernissimo a Napoli, alla presenza tra gli altri del presidente della Camera Roberto Fico

di Marco Martone

Ricordi, testimonianze, commozione ma anche una buona dose di retorica e un pizzico di ipocrisia. La simbolica cerimonia di consegna del tesserino da professionista al giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985, si è svolta in una delle sale del cinema Modernissimo a Napoli, alla presenza, tra gli altri del presidente della Camera Roberto Fico. Un’iniziativa promossa dall’Ordine nazionale dei giornalisti e dall’Ordine dei giornalisti della Campania. L’attestato di iscrizione all’albo dei professionisti, che Giancarlo non potè mai ritirare, in quanto svolgeva al Mattino il suo ruolo da precario, come corrispondente da Torre Annunziata e soltanto qualche giorno dopo la tragedia sarebbe stato assunto come praticante, è stato consegnato direttamente nelle mani del fratello di Giancarlo Paolo e di alcuni familiari del cronista. Siani fu trucidato all’interno della sua macchina, una Mehari, davanti all’ingresso della propria abitazione, in via Romaniello al Vomero, a due passi da piazza Leonardo. 

Quella stessa Mehari che, negli anni successivi, è diventata un simbolo di lotta alla camorra e alla criminalità organizzata. Una sorta di bandiera per la legalità, sventolata da migliaia di studenti napoletani e non solo, che non hanno mai conosciuto Giancarlo ma che hanno potuto studiarlo ed amarlo leggendo gli articoli e le testimonianze. In occasione della cerimonia è stato anche presentata la nuova edizione del libro “Le parole di una vita”, che contiene tutti gli scritti giornalistici di Giancarlo Siani.

La mattinata è stata aperta da un breve filmato tratto dal film Fortapàsc di Marco Risi, poi un susseguirsi di interventi a cominciare da quello del sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Mai come di questi tempi abbiamo bisogno di sapere che in questa città e nel nostro Paese ci fu un giovane di 26 anni che 35 anni fa, rischiando la vita e guadagnando poco e forse isolato anche nel suo ambiente, raccontava verità scomode di intrecci tra camorra e politica”, ha detto il sindaco. Poi è stato il turno del presidente della Camera Roberto Fico. 

“Giancarlo rappresenta per Napoli una figura fondamentale – ha detto Fico – un giornalista di 26 anni ammazzato in quel mondo per fare davvero il suo lavoro è un esempio positivo per la città e ci ricorda quanto Napoli e la nostra regione possano essere feroci. Ogni giorno dobbiamo lottare affinchè la nostra città sia completamente libera dalla camorra”.

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Hanno parlato anche don Tonino Palmese presidente della Fondazione Polis e alcuni magistrati, oltre ai presidenti degli ordini nazionale e regionale dei Giornalisti, Carlo Verna e Ottavio Lucarelli. 

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L’anniversario della morte del cronista ha coinciso anche con la XVII edizione del Premio a lui intitolato. I vincitori di questa edizione erano in diretta Facebook, a cura di Radio Siani. Si tratta degli studenti dell’IIS Siani di via Pietravalle, del Liceo Genovesi, del Liceo Pansini e del Vico. In mattinata, presso le Rampe Siani, a pochi metri dall’abitazione del giornalista, c’è stata la deposizione dei fiori, a cura del Comune di Napoli, alla presenza di rappresentanze istituzionali e delle forze dell’ordine. 

Il direttore del Mattino, Federico Monga, oggi alla guida del quotidiano per il quale lavorava, da abusivo, Giancarlo Siani, ha ammesso l’errore commesso a suo tempo, di non assumere il cronista. Circostanza che, in verità, si è ripetuta molte altre volte negli anni successivi e che ancora oggi vede decine di giornalisti abusivi, sfruttati, sottopagati e con la chimera di un’assunzione che non arriverà mai. In tal senso l’esempio di Siani non è servito a nulla. 

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