CRONACA

Giaquinto: «Per ridurre i “cafonauti” ben vengano le zone di ormeggio a pagamento»

Aumentare i controlli ma anche i servizi a terra e a mare, a pagamento, per contenere l’afflusso di barche nelle baie e nelle cale dell’isola di Procida

Nei giorni scorsi, dalle pagine di questo giornale, ci siamo interessati al grido d’allarme lanciato dal consigliere regionale dei verdi Francesco Borrelli e da Giuseppe Giaquinto di “Procida in Movimento” i quali mettevano in evidenza le segnalazioni effettuate dai cittadini procidani circa le cattive abitudini di tanti “diportisti della domenica” che, con i loro natanti, soprattutto nei fine settimana estivi, si ammassano nelle baie che circondano l’isola di Procida, lasciando in mare rifiuti e rovinando l’ecosistema marino.

L’appello, neanche a dirlo, è stato rilanciato attraverso i social con centinai di commenti, i più di sostegno, e con qualche autocritica come quello di Massimiliano: ”Buonasera a tutti. Mi chiamo Massimiliano e da “straniero” volevo fare alcune, ma poche considerazioni. Ho conosciuto la vostra stupenda isola solo lo scorso anno per la prima volta (a 47 anni) e me ne sono innamorato. Ci sono arrivato via mare. Eh si! Ahimè sono un così detto diportista o peggio ancora un “motoscafaro”. Ho letto i commenti anche sul post originario del SIG. Peppe Giaquinto e che dire, sono d’accordo con quasi tutto. Vorrei però precisare che chi ama veramente il mare, chi decide di comprarsi una barca e di farla diventare la propria casa galleggiante anche se per poche settimane all’anno, lo rispetta profondamente e lo tutela. Vi posso assicurare che chi vive il mare veramente mette in pratica tante azioni per salvaguardare l’ambiente. Usa saponi e detersivi biodegradabili (banalmente basterebbe il sapone di Marsiglia puro), fa la raccolta differenziata anche in barca, fa attenzione ad ormeggiare (buttare l’ancora) solo dove c’è sabbia (che è tra l’altro anche la soluzione più sicura).

Fatte queste premesse devo dire che da “utente del mare” sono rimasto scioccato l’anno scorso per la mancanza di buon senso da parte della maggior parte dei “cafonauti” (i marinai della domenica), di quelli che arrivano a velocità pazzesca e rallentano a pochi metri dalle altre imbarcazioni, creando onde che creano disagio sia a chi sta in mare ma anche a chi sta in spiaggia. Poco da fare per questo, è una questione di intelligenza e di senso civico, così come sulla terra ferma. È vero, la Guardia Costiera dovrebbe controllare maggiormente, ma non può essere ovunque. Qualcuno proponeva di mettere le boe (gavitelli) a pagamento, da utente vi dico….BEN VENGANO. Per noi che siamo in mezzo al mare sono più sicuri di una qualsiasi ancora. Devo però essere sincero…quando sono sceso a terra per buttare la spazzatura (rigorosamente differenziata) non ho trovato facilmente i bidoni per poterlo fare ed onestamente mi è sembrato più sporco a terra che in mare. Non demonizzate quindi chi arriva a visitare la vostra bellissima isola dal mare, create le condizioni ed i servizi affinché avvenga nel miglior modo possibile e vedrete che anche i cafonauti si educheranno da soli. Un grande augurio affinché continui a vivere la magia della vostra isola e della vostra Corricella”.

Soddisfatto per il riscontro ricevuto e per il dibattito avviato GiusepppeGiaquinto: «Ho letto le giuste considerazioni di Massimiliano e concordo con lui che non tutti i turisti del mare, quelli che con i loro mezzi nautici, piccoli o grandi, raggiungono le località più gettonate per qualche ora di relax, sono uguali. Su un aspetto però dobbiamo essere chiari. Per mare come a terra ci sono alcune regole che vanno rispettate e riguardano la sicurezza degli altri e la tutela dell’ambiente. Detto questo credo che spetti alla politica tutelare le risorse di un territorio e offrire servizi ai visitatori del mare. Pensare che il mare, comedel resto il territorio, sia terra di nessuno è assolutamente sbagliato ed è compito di un amministratore quello di preservare e di migliorare le ricchezze marine e terrestri. Giusto ricavarne degli utili ma nel rispetto della civile convivenza e dell’ambiente. Il discorso delle baie è lo stesso discorso della Corricella o di un turismo non controllato che invade l’isola. Indubbiamente c’è chi ci guadagna ma il tutto va commisurato nell’ottica che le risorse disponibili appartengono a tutti e i costi per far fronte a tale turismo vanno equamente ripartiti tra chi ci guadagna e chi invece ne riceve solo un disagio. Ritengo che bisogna realizzare al più presto zone di ancoraggio in tutte le baie di Procida in modo tale da disciplinare gli arrivi e garantire incassi che debbono integrare i costi necessari per assicurare servizi come lo smaltimento dei rifiuti e la pulizia costante del mare. Lasciare libertà a tutti di fare quello che si vuole per qualche spicciolo mi sembra una visione miope, diseducativa e non più sostenibile. Abbiamo un bel patrimonio ambientale – conclude Giaquinto – ma, al di là di pochi beneficiari,la maggior parte della comunità ne ricava solo sporcizia, inquinamento, distruzione dei fondali, disagi».

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