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Giornalismo, intrecci perversi e patologie da curare di Paolo Chiariello

Il giornalismo non è un potere, è un contropotere. Quando diventa più o meno consapevolmente potere o peggio quando nascono intrecci perversi tra informazione e potere (quale che sia il potere: politico, giudiziario, economico) siamo in presenza di una patologia grave della nostra democrazia. Qualunque discorso sulla libertà di stampa, la trasparenza, l’onestà, l’imparzialità, la correttezza e la contezza di quello che un giornalista assume come valore primario della sua professione, ovvero fare informazione, non ha alcun senso se prima non ha compreso, per l’appunto, che il giornalismo non è un potere ma un contropotere. Un giornalista, così si usa dire, è il cane da guardia delle istituzioni, ne controlla gli argini, ne racconta abusi e soprusi perché non abbiano più a ripetersi, perché queste patologie del potere danneggiano i cittadini e le stesse istituzioni. Questo intreccio patologico tra informazione e potere è da sempre un tema molto dibattuto, non solo ad Ischia, ma nel Paese. Voi del quotidiano il Golfo mi chiedete una opinione rispetto alla registrazione, pubblica, della seduta di un Consiglio comunale (la seduta del 12 giugno 2018) in cui il primo cittadino, Enzo Ferrandino, nell’analizzare questioni politiche importanti per la comunità amministrata, con nettezza e fermezza accusa la stampa locale (o meglio una parte) di essere strumento in mano a qualcuno che punta a rovesciare una maggioranza politica eletta dal popolo con campagne di delegittimazione fatte di “panzane costruite con maestria”. Se fossimo fermi a questa accusa, tanto dura quanto un poco generica, saremmo di fronte ad una dialettica sì aspra ma ancora dentro un perimetro di normalità. Ma il primo cittadino, parlando ai consiglieri comunali e al pubblico presente, nel momento più alto in cui la volontà popolare si esprime, dice, cito testualmente “noi il pizzo all’organo di stampa poco serio non lo paghiamo. Per cui lui può continuare a inzaccherare (cit: forse il senso è “sporcare) l’immagine di questa amministrazione come vuole lui ma noi non ci tiriamo indietro. Lui e chi lo alimenta. E quasi sicuramente è spesso fuoco amico”. Allora se la lingua italiana ha un senso, il sindaco di Ischia esce dalla genericità della “stampa locale”, chiama in causa in questo disegno calunniatorio (articolo 368 del codice penale) o diffamatorio (articolo 595 del codice penale) della amministrazione comunale “l’organo di stampa poco serio” e poi si rivolge ad un “lui”, immagino ben preciso, che credo sia poi il giornalista (o presunto tale, nel senso che non so se sia iscritto all’Ordine professionale) che sarebbe il presunto strumento della calunnia o comunque colui che avrebbe chiesto un pizzo al sindaco.

Siamo in presenza di reati gravi. Peraltro, la calunnia è reato perseguibile di ufficio e la diffamazione, quando l’offesa, la diffamazione, è perpetrata nei confronti di un corpo politico, amministrativo, giudiziario è previsto come aggravante l’incremento di un terzo rispetto alla pena base.

Il sindaco Enzo Ferrandino ha fama di essere persona onesta, tranquilla, pacata, serena, certo non un guerrafondaio. E siccome gode anche di ottima stima ed eccellente reputazione nella sua comunità, sono portato a considerare le sue affermazioni non frutto di una rabbia incontrollata ma di un ragionamento. Il che significa che siamo di fronte ad accuse serie, gravi, precise che però evidentemente devono essere circostanziate. Anche perché il sindaco quelle stesse accuse le ha pubblicamente, in Consiglio comunale, di nuovo ripetute. Come da registrazione dei lavori del consiglio comunale che mi avete spedito, riporto integralmente un secondo passo dell’intervento del primo cittadino che, sempre indicando un organo di stampa, dice: “Abbiamo cercato di profondere il massimo sforzo possibile a fronte di una campagna di delegittimazione frutto anche di fuoco amico fatto di panzane inventate con maestria rispetto ad organi di stampa molto poco seri e mi riferisco ad un organo di stampa che è la vera patologia sociale del nostro comune”. In questo caso il sindaco di Ischia, Enzo Ferrandino, usa una espressione che è dirompente dal punto di vista sociale. Un’accusa molto grave. Sul versante penale non tocca a me giudicare ma a chi ne ha il potere e il dovere se vorrà intervenire ed approfondire. Quello che posso dire io, rispetto alle accuse del sindaco, è che l’informazione non dovrebbe mai essere una patologia (come dice lui) ma una risorsa fondamentale della democrazia. E che i giornalisti, quelli veri, non sono strumenti in mano al potere ma sono cani da guardia delle istituzioni. Quando i giornalisti si comportano come cani da salotto che scodinzolano davanti al potente di turno o assomigliano a cani da riporto di chi concede loro qualche ossicino, allora non siamo di fronte a giornalisti e dunque al giornalismo ma in presenza di una patologia. Da curare.

 

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