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Giornalisti e indipendenza a tutela dell’isola

 

 

Di Mauro Iovino

Giornalisti si nasce o si diventa? Io sono tra quelli che ritengono che giornalisti si nasca e non si diventa. La cosa più bella che ha insegnato Domenico Di Meglio a quest’isola è la “funzione sociale” del giornalismo. Ovvero questa professione, un organo di stampa, nella fattispecie la sua creatura “Il Golfo”, al servizio della società e in particolare dei più deboli. L’essere giornalista è questo innanzitutto e, per me e tanti altri colleghi isolani, anche un lavoro, uno strumento che ci consente di portare a casa uno stipendio, mai adeguato rispetto all’impegno e ai sacrifici che si fanno con continuità e senza sosta 360 giorni all’anno su 365. Ma siccome abbiamo avuto nel sangue questa propensione ad aiutare il prossimo e non a tentare di crearci un impero economico, ci accontentiamo di quello che mese per mese percepiamo.

Il giornalista, secondo una definizione anglosassone è: “cane da guardia della democrazia”, espressione questa ripresa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che riguardo al concetto di stampa ha fatto riferimento al «cane da guardia pubblico» a tutela della democrazia e del pluralismo delle opinioni. Sulla nostra isola quanti “cani da guardia della democrazia” e della vita politica del nostro importante microcosmo ci sono? Ovviamente, sia chi scrive che i colleghi siamo quotidianamente sottoposti al giudizio popolare, sovrano giudice, e diciamo che è notorio il giudizio che il popolo esprime su ognuno di noi. Come sovente afferma pubblicamente Riccardo Sepe Visconti i giornalisti isolani sono più bravi di quella della terraferma che beneficiano di un bacino territoriale più vasto e di una mole di notizie nettamente superiore a quelle che produce di fatto quest’isola. Tradotto: spesso capita che la cronaca non offre granché ed ecco che dobbiamo lavorare di braccio (e di mente) con approfondimenti che ci consentono di portare in edicola sempre un prodotto di livello e di interesse.

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Una società civile (perfetta) sarebbe quella dove il corpo giornalistico impegnato professionalmente in una redazione fosse ben motivato, guardingo, non arrendevole e soprattutto non incline alla sottomissione, o collaborazione, con il corpo politico, sindaci o assessori che siano. E’ ovvio che un giornalista che sia parte integrante di una redazione di un quotidiano non può e non deve far altro che il giornalista perché la comunanza con un politico potrebbe metterlo in una condizione di “conflitto” di interesse o addirittura farlo apparire come sponsor del politico! Giammai succeda una cosa del genere! Verrebbero meno i presupposti intrinseci dell’essere giornalista nel senso esposto poc’anzi.

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Detto del ruolo e delle responsabilità del giornalista, resta da dire dell’editore. Lungi da me l’idea di impartire consigli a chi si è avventurato o intende avventurarsi nella difficile missione dell’imprenditore della stampa. Ne parlo nella misura in cui più l’editore o, meglio, gli editori riescono a conservare la propria autonomia da qualsiasi potere e a mantenere un equilibrio di bilancio, più trasmettono serenità e certezza al corpo redazionale.

Un giornale che abbia solide basi avrà sempre giornalisti bravi e indipendenti dal potere politico e non ci sarà il rischio che poi il giornalista sia impelagato in intrighi di paese, piuttosto che impegnato a baluardo della legalità e della democrazia (nel nostro piccolo scoprire pastette politiche e inquinamento del voto prima di entrare nella cabina elettorale con la gestione dell’abusivismo edilizio – tanto per fare un esempio concreto – è difesa del sistema democratico). Ecco l’importanza e il ruolo della classe imprenditoriale di un paese, di un’isola come la nostra. Per lavorare e produrre reddito gli imprenditori devono confrontarsi con le regole del mercato e non con quelle della politica e dei suoi “ricatti” e sottoricatti. Ecco perché la classe imprenditoriale dovrebbe far quadrato attorno alla corpo giornalistico di quest’isola: maggiore è il ventaglio degli imprenditori che fanno corpo nel campo editoriale e maggiore sarà l’indipendenza che potranno offrire ai propri giornalisti. Maggiore sarà quindi il controllo del «cane da guardia pubblico» e maggiore sarà la serenità di cui potrà beneficiare l’intero comparto imprenditoriale e sociale dell’isola. Diversamente il rischio di lecchinaggi, inganni e ruffianerie varie la farà da padrone e addio a tutto il resto!

mauroilgolfo@gmail.com

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