CULTURA & SOCIETA'

Giornata contro i disturbi dell’alimentazione, si rifletta anche senza eventi

La storia di Artemisia, la lotta di suo papà Paolo, ma anche la testimonianza del ritorno alla vita di Francesco: Ischia non è immune al problema

Non ci saranno eventi a cui partecipare, ma nulla ci vieta di riflettere. Oggi, 15 marzo, ricorre la giornata contro i disturbi del comportamento alimentare o giornata del fiocchetto lilla.I disturbi della nutrizione e dell’ alimentazione: si manifestano più spesso tra i 15 e i 19 anni, ma l’età di esordio si abbassa sempre di più, colpiscono soprattutto le donne, ma crescono i casi tra i ragazzi.Solo qualche mese fa vi riportavamo sulle colonne del nostro quotidiano la testimonianza di Francesco Scaccino, giovane ischitano che ha combattuto e vinto l’anoressia, uno dei mali del secolo.

“L’anoressia è stata padrona della mia vita per tanti anni. La sua voce, le sue parole che urlava nella mia mente, avevano più risonanza di qualsiasi altro suono, di qualsiasi altra parola, persino di quelle di specialisti o della mia famiglia”. Comincia così la lettera che Francesco Scaccino, diciannovenne ischitano ha deciso di affidare al Social Network lanciando un importante messaggio: di anoressia, si piò guarire. Erano gravi le sue condizioni fisiche: allo specchio continuava a vedersi grasso, quando la realtà era, invece, tutt’altra. “Non è stato un percorso facile, anzi, forse una delle prove più difficile che abbia affrontato in 19 anni, ma sicuramente la più efficace. Quanto è stato difficile lasciarsi alle spalle la porta di casa?

Quanto è stato difficile vedere in lacrime e lasciare la mano dei miei genitori? Era ora di pranzo quando mi diressi per la prima volta in sala-terapia (i pasti erano chiamati terapie, in quanto il cibo era medicina), e in quel momento il disturbo si dimenò come non mai: non avevo più il controllo, ma questo era nelle mani dei medici. Allora lo vedevo come un male, adesso lo vedo come una salvezza”.Il primo passo compiuto da Francesco è stato quello di accettare la malattia, una patologia quella dell’anoressia che non appartiene affatto solo all’universo femminile.Francesco ce l’ha fatta, sì, ma non ha avuto la stessa sorte Artemisia Massa. Quella di Artemisia è stata una vera e propria via crucis, nonostante il poco peso, negli ospedali non la ricoveravano perché i valori rientravano nei minimi e non poteva avere una cura psichiatrica perché troppo magra. Misia era arrivata a pesare 29 kg per 1 metro e 70 di altezza e negli ospedali la dimettevano il giorno stesso in cui veniva ricoverata.

I primi sintomi, le lunghe passeggiate di Artemisia, le fughe, i ricoveri forzati e quell’amore di un padre più forte di quei 29kg; una vera e propria lotta per la vita fin quando il cuore di Artemisia non ce l’ha fatta più. Dal dolore alla nascita dell’Associazione “Artemisia una voce per l’anoressia” e un lungo cammino intrapreso da Paolo Massa in prima persona per informare genitori e insegnanti, per riconoscere i primi sintomi della malattia, affinché non ci sia più un’altra Artemisia.Ed è per lo stesso motivo che il 15 marzo l’Italia si colora di lilla, un’iniziativa che, negli anni, ha raccolto tanta partecipazione da parte delle Associazioni, un’altra che opera sull’isola è “Acccoglienza il Girasole”. Intanto le Asl si sono attrezzate con ambulatori per disturbi del comportamento alimentare. Un piccolo segnale, anche se in Campania “day hospital”, che servirebbero pasti assistiti ai pazienti, non sono ancora stati attivati e il centro residenziale di Salerno non decolla. Intanto il Ministero della Salute ha promosso finalmente un censimento dei pazienti anoressici. Un dato importante certo, se non fosse che risulterà non proprio veritiero a causa della reticenza delle famiglie che non sanno o, il più delle volte, non vogliono ammettere.Ad oggi, in Italia, sono più di 3 milioni le persone che soffrono di queste patologie. Il 95,9% sono donne e il 4,1% uomini. Ma preoccupa l’aumento dei bambini, fra gli 8 e i 9 anni, fra loro il 20 % è maschio. Complicata la diagnosi per i maschi: se una femmina dimagrisce troppo ci si pone il problema, per un maschio no. E fare una diagnosi tardi fa diminuire le possibilità di guarigione o comunque rende la terapia molto più lunga.

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