CULTURA & SOCIETA'

Giornata della Memoria, gli studenti del “V. Mennella” ricordano l’Olocausto

Testimonianze, musica e danza all’evento commemorativo della scuola di Lacco Ameno. Dedicate tre pietre d’inciampo al ricordo di tre giovani migranti, vittime dell’indifferenza del nostro tempo

27 gennaio, la Giornata della Memoria. Settantacinque anni fa i cancelli di Auschwitz venivano abbattuti dalle truppe dell’Armata rossa. I corpi scheletrici dei prigionieri rivelarono al mondo l’orrore dell’Olocausto. Quindici milioni di vittime della follia nazista rinchiusi e uccisi nei campi di sterminio prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. Sei milioni di queste vittime erano ebrei.

Introdotto in Italia dal 2000, il Giorno della Memoria non ricorda soltanto l’Olocausto, ma anche le leggi razziali approvate durante il regime fascista, la persecuzione a scapito di tutte le minoranze discriminate, deportate e purtroppo spesso uccise nei campi di concentramento sparsi in mezza Europa. Anno dopo anno, la ricorrenza assume fatalmente una tonalità diversa. Scompaiono i testimoni diretti, si succedono le generazioni, cambiano le forme tecnologiche e sociali del ricordo. Una data sempre meno rituale e sempre più una sfida: trasmettere qualcosa di terribile e indimenticabile attraverso tempi, culture, sensibilità profondamente cambiati. Ogni anno la Giornata della Memoria si accompagna a cerimonie, incontri ed eventi commemorativi rivolti in particolare alle scuole e ai giovani, per fare della memoria del passato uno strumento decisivo per leggere il presente e scioglierne i conflitti.

Tutta la comunità scolastica ischitana si mobilita: dalla scuola dell’infanzia alle superiori. Ogni anno, al tempo stesso, ci si interroga: come si può raccontare l’orrore dell’Olocausto agli studenti? Come è possibile parlare della Shoah e del Giorno della Memoria quando siamo così lontani dal quel periodo storico? Come si insegna la Memoria e si abbatte il muro dell’indifferenza?

All’Istituto comprensivo “Vincenzo Mennella” uno dei modi per celebrare questa ricorrenza è farla raccontare dagli stessi studenti e studentesse della scuola di Lacco Ameno. Coordinati dai docenti Michele Costagliola d’Abele, Giulia De Nicola, Antonio Cuomo, Consiglia Daniele, Giuseppina Iacono, Maria Giovanna Napolitano e Sara Trapani (per la scuola secondaria), Filomena Colella, Concetta Foglia, Immacolata Foglia (per la primaria), gli allievi hanno recuperato e letto frammenti di testimonianze dei sopravvissuti o di chi non ce l’ha fatta, formulato pensieri e osservazioni su concetti sempre più a rischio come l’amore, la pace, il rispetto, il perdono. Riscoprendo il senso più profondo e attuale di quel dramma.

Brani tratti dal Diario di Anna Frank, ma anche la lettera struggente che il 21enne Guido Bergamasco, studente ebreo deportato ad Auschwitz nel 1942, scrisse al fratello descrivendo l’arrivo e la vita nel campo, dove «le fiamme escono dai forni crematori. Fumo giorno e notte. L’odore è terribile, insopportabile. Le file di uomini che vi si dirigono interminabili. Bambini, giovani, anziani, tutti vanno a morire nello stesso posto, nello stesso modo. Milioni di storie di persone diverse diventano cenere, insieme ai loro corpi.»

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«Abbiamo voluto mettere insieme alcune testimonianze di quanti, donne, uomini e bambini, hanno vissuto l’olocausto in prima persona e lasciando una traccia scritta della loro storia» hanno spiegato gli studenti stessi alla platea. «Attraverso le loro parole, ma con le nostre voci, ripercorreremo ciò che è stato. Sarà questo l’esercizio di memoria: passare la fiamma del ricordo alle nuove generazioni. Tra pochi anni, i testimoni dello sterminio ebraico non potranno più raccontarlo. Noi non possiamo correre il rischio di dimenticare questa terribile tragedia».

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Non solo parole. Anche la manualità di tanti fiori bianchi regalati agli ospiti della Giornata, o il suono della tromba di Renzo Rocchi, o la danza di Emanuele Mattera, studente del “Mennella” e della Scuola di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, che ha coreografato e danzato un assolo su “Auschwitz”, la canzone scritta da Francesco Guccini per i Nomadi e, insieme ai suoi compagni, sul tema de “La vita è bella”, composto dal premio Oscar Nicola Piovani.

Maria d’Ascia per “Libera” ha letto un estratto da “Riflessioni Sulla questione antisemita”, di Delphine Horvilleur, rabbino francese del Movimento ebraico liberale di Francia. «Perché gli ebrei non sono amati?» si legge nel saggio diventato un caso editoriale internazionale dopo gli episodi di antisemitismo apparsi in Europa e nel mondo. «Agli ebrei si rimprovera sistematicamente di non essere come gli altri. Non essere parte della gens latina, della cerchia intima, della famiglia, del popolo. Di incarnare una estraneità irriducibile e minacciosa. Non sono come noi, si dice spesso di loro e questa diversità ossessiona, ripugna. L’odio verso l’ebreo però – scrive la Horvilleur – non è un semplice odio xenofobo, né il classico odio per il diverso. C’è una differenza sostanziale tra l’antisemitismo e le altre forme di razzismo. Queste ultime esprimono generalmente un odio dell’altro per qualcosa che questi non ha (stesso colore di pelle, usanze, retaggio culturale, lingua); da lì, a giudicarlo incompleto o inferiore, passa un attimo. L’ebreo, invece, è odiato non per quello che non ha, ma per quello che è. Non lo si accusa di avere meno, ma di possedere che ciò che spetta a noi, qualcosa che è stato senz’altro usurpato. Gli si addebita il fatto di accaparrarsi potere, denaro, onori, privilegi a noi altri negati. Lo si immagina detentore di un surplus che intossica il bene comune al punto da impedirne una redistribuzione paritaria e una giusta condivisione. Anche se parla la stessa lingua, o abita negli stessi quartieri del non ebrei, ai loro occhi appare come se facesse sempre più degli altri. Con più arroganza o più facilità. L’ebreo eccede a priori. E’ indistruttibile, per questo esasperante. Si ostina a non sparire: non potrebbe morire come tutti gli altri ? Estinguersi come ogni civiltà? Perfino il suo dolore è indistruttibile.»

Orgoglio e soddisfazione sono stati espressi dalla Dirigente scolastica del “V. Mennella”, Prof.ssa Assunta Barbieri. «Ascoltando questi ragazzi, vedendoli ballare e coltivare il senso più autentico della memoria, coltivo ancora una profonda speranza, malgrado oggi nel mondo siano in tanti, in troppi, a morire o sopravvivere senza libertà. Sono orgogliosa perché in questa scuola si pratica costantemente l’inclusione, l’amicizia, la tolleranza, la solidarietà. La vedo, la tocco con mano anche oggi. Tra questi studenti ci saranno i professionisti di domani, qualcuno otterrà grandi risultati, qualcun altro no, ma ripeto sempre che bisogna studiare per essere bravi in italiano, in matematica, imparare a parlare in inglese, ma prima di tutto la scuola deve insegnare a essere donne e uomini giusti. Ringrazio il Commissario che oggi non è potuto essere qui, e sono contenta di avere in rappresentanza del Comune di Lacco Ameno la Dott.ssa Lucrezia Galano e il Dott. Diego Stoppiello. Tutti i docenti di oggi e di ieri come il prof. Iacono, le professoresse Terracciano e Iovene che sono venuti a trovarci al plesso Fundera nella celebrazione di questa Giornata».

«L’indifferenza uccide», hanno concluso i ragazzi. «Oggi quel dolore e quell’ingiustizia non dimorano più nei campi di concentramento, ma sulle spiagge dove approda il corpo senza vita di Alan Kurdi, un bambino siriano di 3 anni. O in fondo al mare, dove è annegato quel piccolo migrante senza nome annegato con una pagella scolastica cucita addosso. O nel carrello di aereo, dove un adolescente della Costa d’Avorio ha trovato la morte solo perché cercava altrove una vita migliore. A queste tre vittime innocenti della nostra indifferenza vogliamo dedicare tre pietre d’inciampo che abbiamo collocato all’ingresso del nostro Istituto. Per scolpirle nella nostra memoria. Perché siamo convinti che i diritti della memoria, dell’accoglienza, dello scambio e del rispetto al valore della diversità non debbano essere ricordati un giorno e dimenticati gli altri 364. Vogliamo essere cittadini pensanti e consapevoli, pronti a difendere i propri diritti e quelli degli altri, soprattutto di coloro che appartengono a categorie più fragili, svantaggiate o che sono vittime di ogni forma di discriminazione».

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