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Giovanni, la storia del clochard che tiene in scacco Piazza Marina

Il senzatetto di origine polacca, in preda alla dipendenza dall’alcol, continua ad aggirarsi nei pressi del municipio, dove arriva anche ad espletare le sue necessità fisiologiche: impotenti le autorità comunali, sanitarie e le forze dell’ordine

Abbiamo già accennato nelle settimane scorse alla vicenda del signor Shemimnoski, noto a tutti come Giovanni, il cittadino di origine polacca senza fissa dimora che si aggira a Piazza Marina. L’uomo, che soffre di una pesante dipendenza dall’alcol, da tempo gravita nella zona, pernottando negli spazi coperti della sede provvisoria comunale dell’ex Capricho, dove espleta tutte le sue necessità fisiologiche, con le ovvie sgradevoli e pericolose conseguenze intuibili, dal punto di vista igienico-sanitario, per la pubblica e privata incolumità.

Un caso umano gravissimo, per il quale le istituzioni avrebbe dovuto intervenire al più presto. Il sindaco di Casamicciola aveva inviato una missiva all’Asl e ad altre istituzione chiedendo un intervento, da momento che il soggetto in questione sembra manifestare inequivocabili segni di grave malattia mentale, “al punto da non avere remore nel defecare e urinare nei luoghi pubblici antistanti la sede comunale o nel mostrare le proprie parti pudende”. A ciò si aggiungono le precarie condizioni fisiche del senzatetto con gonfiore all’addome e agli arti inferiore e varie escoriazioni su diverse parti del corpo.

Gli addetti al 118 e gli psichiatri escludono la possibilità di praticare un trattamento sanitario obbligatorio, perché i comportamenti dell’uomo sarebbero da imputare esclusivamente all’alcol

Venerdì scorso, l’ennesimo episodio: davanti alla sede comunale, in pieno giorno, l’uomo si è denudato incurante dei passanti e del personale che lavorava negli uffici del municipio, e ha defecato a due passi dall’ingresso dell’ex Capricho. A quel punto il sindaco, ormai esasperato, ha chiesto un nuovo intervento del 118, i cui addetti una volta sul posto hanno esitato a prendere in carico Giovanni, perché a quanto pare sarebbe servito il parere dello psichiatra il quale avrebbe dovuto valutare l’esistenza dei presupposti necessari a praticare un trattamento sanitario obbligatorio. Sia come sia, gli addetti hanno poi condotto Giovanni al Pronto Soccorso dell’Ospedale Rizzoli. Qui, la direttrice del nosocomio, dottoressa Bianco, ha fatto notare che a rigore il senzatetto non avrebbe nemmeno dovuto essere condotto al Rizzoli, perché non presentava alcun sintomo che potesse giustificare l’intervento del Pronto Soccorso. Per sbloccare la paradossale situazione, il sindaco si è nuovamente messo in contatto col servizio di psichiatria, ma anche stavolta veniva escluso ogni problema di tale natura: l’unico problema riscontrato è la dipendenza dall’alcol o, per così dire, l’etilismo cronico.

A quel punto, mentre il sindaco Castagna discuteva coi medici chiedendo lumi su quale potesse essere il rimedio alla situazione, il senzatetto si è defilato uscendo dal Pronto Soccorso e avviandosi a piedi nuovamente verso Casamicciola. La paradossale impasse, che al momento sembra non avere vie d’uscita, è stata confermata da una missiva di Don Gioacchino Castaldi, direttore della Caritas diocesana, in risposta all’appello del sindaco, che ricostruisce le vicissitudini delle istituzioni alle prese con la sorte di Giovanni. Già nello scorso febbraio, dopo un invito del primo cittadino, i componenti della Caritas presero contatto col senzatetto nei pressi del mercato rionale di Casamicciola, al Pio Monte della Misericordia.

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Gli incessanti sforzi della Caritas finora non sono bastati a convincere Giovanni a farsi aiutare in modo continuativo, così la situazione langue in un paradossale stallo

L’uomo fu invitato a sottrarsi dal disagio della vita di strada soprattutto per le condizioni climatiche avverse del periodo, andando con loro al centro di prima accoglienza, invito che lui declinò in modo categorico. I volontari dell’Unità di strada attivata dalla Caritas, del Centro di Prima accoglienza e della Mensa Caritas tra l’altro conoscono molto bene Giovanni: più volte lo hanno incontrato nei luoghi da lui solitamente frequentati, e nei rari momenti in cui è stato trovato sobrio hanno provato a fargli capire l’importanza di lasciarsi aiutare attuando un percorso di disintossicazione con il servizio Ser.T di Ischia e di essere accolto al Centro di Prima Accoglienza. Più volte si è recato al Centro, ma sempre e solo per rifocillarsi e farsi una doccia, recuperare indumenti nuovi, ma rifiutando sempre l’accoglienza, consapevole del regolamento del centro che vieta l’ uso di alcolici. In altre occasioni è stato ospite al Centro Mensa Caritas consumando il pasto con gli altri ospiti. Il problema di Giovanni, tuttavia, è confermato anche da Don Gioacchino: la dipendenza da alcool che gli rende difficile agganciarsi alle opportunità di aiuto che gli vengono prospettate dai volontari. Questi ultimi si sono per l’ennesima volta attivati anche dopo l’ultima missiva del sindaco, pochi giorni fa, e inizialmente sembravano essere riusciti a convincere Giovanni ad essere accolto al centro di Prima accoglienza per il tempo necessario al suo trasferimento in un centro calibrato a gestire situazioni di dipendenza da alcool, quale il Centro “La Tenda” di Napoli.

Ma è stata solo una pia illusione: il tempo di essere accompagnato al Centro di Prima accoglienza “Giovanni Paolo II” a Forio, che il senzatetto si è rifiutato di entrare, dicendo di voler tornare a Piazza Marina a Casamicciola Terme. A nulla è valso il tentativo di convincerlo da parte dei volontari. Sabato scorso essi sono riusciti a portarlo nuovamente al centro, dove ha potuto fare una doccia e cambiarsi d’abito. Dunque, nonostante i continui sforzi della Caritas, che continueranno anche in futuro, non si riesce a trovare una dignitosa via d’uscita per Giovanni, che continua tuttora a girovagare nei pressi di Piazza Marina, lasciandosi sprofondare nell’alcol, con tutte le istituzioni che appaiono incredibilmente impotenti.

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Un commento

  1. Ma come si permettono gli psichiatri di dire che la dipendenza dall’alcol non è una malattia? Tutte le dipendenze sono malattie mentali, sono loro incapaci di curarle!

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