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Giudice di Pace, la rabbia degli avvocati per le udienze “limitate”

Malumore tra i professionisti isolani dopo il provvedimento del Presidente del Tribunale che limita i fascicoli da trattare in udienza dinanzi al Giudice di Pace, creando una evidente disparità di trattamento con i processi civili e penali

Non c’è pace a Palazzo di giustizia. Mercoledì scorso il presidente del Tribunale di Napoli, dottoressa Elisabetta Garzo, ha emesso un provvedimento che dispone per l’Ufficio del Giudice di pace di Ischia un numero “non maggiore” di 10 procedimenti da trattare per ogni singola giornata di udienza. Un provvedimento che viene motivato con la “vigenza della normativa nazionale e regionale emanata a tutela della salute e al fine di prevenire il rischio di contagio da Covid-19”, che conferisce al Dirigente dell’Ufficio “il dovere di garantire il rispetto delle precauzioni e delle prescrizioni finora imposte nei precedenti decreti” emessi dal Presidente, il quale ritiene che alla luce dell’attuale situazione epidemiologica, sia necessario confermare le disposizioni precedenti “con particolare riferimento alla riduzione del numero delle cause disposta nel decreto n.296/2020”.

La disposizione sarà valida fino al prossimo 31 marzo, e alle dieci cause citate potranno aggiungersi “un pari numero di procedimenti ex artt. 181 e 309 cpc”. Decisione che ha creato pesanti malumori tra i vari professionisti isolani: la ragione del malcontento è da ricercare nella sostanziale disparità di trattamento che in tal modo si viene a creare con le udienze del Tribunale civile e penale della Sezione distaccata di via Michele Mazzella. Per tali udienze resta in piedi la suddivisione in fasce orarie, che consente la trattazione di un numero di processi maggiore rispetto a quelli consentiti dinanzi al Giudice di Pace, senza contare la possibilità di deposizione dei testi, cosa preclusa nelle udienze al Gdp.

A lamentarsi non soltanto gli avvocati impegnati abitualmente presso il Giudice di Pace, ma anche alcuni penalisti, i quali hanno fatto presente che il divieto di accesso all’aula in attesa del proprio turno crea notevoli assembramenti all’ingresso del locale: e per evitare l’eccessiva vicinanza fisica sarebbe necessario allontanarsi dalla porta d’accesso all’aula, cosa che spesso espone al serio rischio di non udire la chiamata del proprio turno, coi prevedibili danni a livello processuale per i propri assistiti, che vedono lesi i proprio diritti costituzionali.

Insomma, la soluzione disposta dai vertici giudiziari non piace agli avvocati, che non si spiegano perché stabilire tale limitazione soltanto per le cause del Gdp, mentre essa non vale per i processi del Tribunale. Fra l’altro, se nell’aula penale si possono celebrare venti processi con annesse testimonianze, sembra ancora più contraddittorio imporre la metà dei fascicoli nell’aula attigua del Gdp, che di fatto potrebbe sostenerne vari altri, vista anche l’ora in cui il magistrato onorario riesce solitamente a concludere la trattazione delle cause. Una discrasia che i professionisti si augurano di vedere appianata, tramite una omogeneizzazione delle misure di prevenzione anti covid-19 che valga per tutti i procedimenti celebrati nell’edificio del Palazzo di giustizia di Ischia. Non è escluso che il direttivo dell’Assoforense faccia proprie queste rimostranze, chiedendo alla Presidenza del Tribunale un provvedimento che modifichi le disposizioni emanate due giorni fa.

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