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Giudici di pace, una settimana di astensione dalle udienze

di Marco Gaudini

ISCHIA -L’Unione Nazionale Giudici di Pace (Unagipa) e l’Associazione Nazionale dei Giudici di Pace (Angdp), organizzazioni rappresentative dell’intera magistratura di pace, hanno deciso lo sciopero nazionale dal 23 al 30 novembre 2015. La protesta è diretta contro il testo del disegno di legge di riforma organica della magistratura onoraria, attualmente incardinato al Senato (S-1738). Il Ministro della Giustizia Orlando ha infatti espresso parere negativo su tutti gli emendamenti presentati in Commissione Giustizia del Senato. Secondo le associazioni, il testo del disegno di legge, nega di fatto la natura giurisdizionale dell’attività dei giudici di pace: ciò a dispetto di un notevole ampliamento delle competenze (oltre l’80% del contenzioso civile sarà devoluto ai giudici di pace, anche con nuove competenze in tema di condominio, diritti reali, successioni, volontaria giurisdizione, espropriazioni mobiliari) e di dati statistici di produttività (durata media dei processi civili e penali e numero di procedimenti definiti ogni anno) che fanno della categoria “l’unico esempio virtuoso” nel panorama della giustizia italiana. Il progetto di riforma, sostengono le associazioni, mira a creare una figura di magistrato dequalificato, privo di garanzie costituzionali, subordinato gerarchicamente al Presidente ed agli altri organi giudiziari di Tribunale non solo a livello organizzativo, ma persino a livello giurisprudenziale, soprattutto mediante il contestuale inserimento dei giudici di pace nell’ufficio del processo, al fianco di tirocinanti, stagisti e cancellieri.

Altro motivo di protesta è il regime dei compensi e degli emolumenti per l’intera magistratura onoraria: si attribuisce, infatti, al Ministro della Giustizia il potere unilaterale di ridurre a sua discrezione gli emolumenti; inoltre il pagamento dei compensi dei magistrati viene assoggettato alla potestà discrezionale del Governo, del Ministro e dei Presidenti di Tribunale, instaurando di fatto un regime di cottimo puro. Pertanto le rappresentanze della magistratura di pace, hanno inviato una nota al Presidente del Consiglio, al Guardasigilli, alla Commissione Giustizia, e a tutti i vertici delle Corti d’Appello d’Italia, annunciando l’astensione dalle udienze. Questo un estratto della missiva inoltrata: “la magistratura ordinaria, alla quale la magistratura di pace appartiene a pieno titolo, costituisce un ordine unico, investito di funzioni e poteri equivalenti; non esiste una giustizia onoraria, semmai una Giustizia che funziona ed una giustizia che non funziona; i giudici di pace chiedono semplicemente il rispetto della Costituzione, nonché delle raccomandazioni e decisioni provenienti dalle più alte Istituzioni Internazionali (Organismo delle Nazioni Unite, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, Commissione Europea e Corte di Giustizia Europea), alla luce delle quali la Giustizia, in qualsiasi grado e da chiunque espletata, esige, al fine di garantire l’imparzialità e professionalità del giudice, a tutela dei cittadini che vi accedono, il riconoscimento a tutti magistrati, onorari o di carriera, dei diritti fondamentali della continuità del servizio, di un trattamento economico adeguato, delle tutele previdenziali ed assistenziali, delle garanzie ordinamentali di autonomia degli uffici e di indipendenza del giudice”. Questa in sintesi la posizione dei giudici di pace, che concludono: “l’Unione Nazionale dei Giudici di Pace e l’Associazione Nazionale dei Giudici di Pace manifestano il grave disagio della categoria per essere costretta, dinanzi al disinteresse del Ministro e del Governo, a ricorrere a reiterate e prolungate astensioni per rivendicare una riforma che ha lo scopo di adeguare la condizione dei giudici di pace a principi di diritto costituzionale, comunitario ed internazionale, preordinati a garantire l’indipendenza, imparzialità e professionalità dei giudici e finalizzati ad assicurare ai cittadini l’effettività della tutela giurisdizionale dei loro inviolabili diritti”. Cattive notizie quindi, sul fronte della giustizia, sull’isola già fortemente provata dalle innumerevoli vicende legate al mantenimento della Sezione Distaccata e alla ormai cronica carenza di personale degli uffici giudiziari. I prossimi giorni, saranno infatti per coloro che dovranno usufruire del servizio giurisdizionale sull’isola, relativo alla magistratura di pace,  un vero e proprio calvario. E’ intervenuto anche il Presidente dell’Associazione Forense dell’Isola d’Ischia, preoccupato per quello che si sta definendo con la nuova organizzazione della magistratura di pace. «Un sistema – ha dichiarato Cellammare – che punta ad una progressiva diminuzione del numero di Tribunali in tutta Italia. Una tendenza che poi alla fine rischia di ridurre sensibilmente l’attività giurisdizionale nei nostri territori» – ha concluso il rappresentante degli avvocati isolani.

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