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Giuseppe Taliercio, quel “figlio di Ischia” ucciso dalle Brigate Rosse

Il prossimo 5 luglio ricorre il 36° Anniversario della morte di Giuseppe Taliercio. Pochi, dalle nostre parti, conoscono la Storia di quest’Uomo. Pochissimi sanno che è “Figlio di Ischia”. I suoi genitori, Luigi Taliercio e Clorinda Buono, da Ischia si trasferiscono a Marina di Carrara dove, appena giunti, aprono un’attività commerciale di terracotte e prodotti vari. Nonostante le ristrettezze economiche e con enormi sacrifici consentono a Giuseppe di studiare e laurearsi in Ingegneria con il massimo dei voti. Dopo una brillante carriera come manager gli viene conferito l’incarico di Direttore Generale della più importante industria petrolchimica italiana: la Montedison di Mestre. Incarico che gli costerà la vita, in quanto sarà individuato dalle Brigate Rosse come responsabile delle strategie industriali anti proletarie delle “multinazionali imperialiste”.

A nulla valse la sua condotta umanitaria e solidaristica per gli operai bisognosi, verso cui manifestava un concreto interessamento con continue visite a casa e provvedendo in proprio alle minute necessità di ognuno. Come diverse testimonianze confermano. Ma i brigatisti furono implacabili,previo sequestro e successivo “processo di rito”. Processo a cui fu sottoposto con inaudite violenze, per estorcergli improbabili confessioni. La sua condotta fu ferma e dignitosa,come testimoniarono i brigatisti al processo.

Celebre fu l’intervento di Antonio Savasta nel corso del dibattimento, laddove profferì la seguente dichiarazione: “Vorrei parlare di una cosa che non c’è nei volantini, nei comunicati delle Brigate rosse, negli interrogatori – ha detto ai giudici – cioè del rapporto fra me e l’ ingegner Giuseppe Taliercio. Vorrei parlare dell’ immagine di un uomo forte, dignitoso, coraggioso. Una dignità ed un coraggio che io e altri non abbiamo avuto”. “Alle nostre domande – ha proseguito Savasta senza tradire un filo di emozione – l’ingegner Taliercio rispondeva con frasi che parlavano d’ amore, parlava di un mondo in evoluzione. Lui era sorretto da una grande fede, io allora non lo capivo. Il suo omicidio è stato un tragico passo”.

Ampia ed esaustiva bibliografia è reperibile sul web per la conoscenza di queste vicende storiche. Ma bellissima è la puntata del programma Rai “La storia siamo Noi” curata da Giovanni Minoli, interamente dedicata al nostro conterraneo ed alla sua tragica vicenda. Significativo e commovente anche l’intervento del Presidente Mattarella in occasione del 35° Anniversario dell’omicidio da parte dei terroristi: “Giuseppe Taliercio era un uomo buono. Direttore del Petrolchimico di Porto Marghera, venne ucciso perché individuato come un simbolo, attraverso la lente deformata dell’ideologia più ottusa. La sua mitezza e la sua integrità morale scossero anche l’animo dei torturatori, e tuttavia non impedirono le assurde violenze a cui venne sottoposto in quei drammatici giorni di 35 anni fa. Proprio da figure come Taliercio possiamo trarre esempio per rinsaldare i valori della convivenza, della solidarietà, della libertà, in tempi in cui nuove forme di estremismo e di violenza si affacciano minacciose nella nostra società”. Celebrazioni ricorrenti, intitolazioni di strade,di scuole e di numerosi siti pubblici, in tutta Italia, a Giuseppe Taliercio, stridono col silenzio e l’oblio da parte dell’Isola che ha dato i natali ai suoi genitori. “Miserabile è il Popolo che non onora i suoi Eroi”.

Cesare Di Scala

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