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GLI AMBIENTALISTI NOSTRANI? POMODORI VERDI FRITTI

A guardare l’avanzata elettorale dei Verdi tedeschi, in due Regioni non propriamente favorevoli ad una visione moderna e riformista, come la Baviera e l’Assia e mettendola a confronto con la pochezza dei residuali Verdi italiani, mi è venuto in mente il film cult degli anni 90 “ Pomodori verdi fritti”. Film tratto dall’omonimo libro di Fannie Flag del 1987. Perché questo richiamo simbolico? Per l’evidente allusione del titolo: i Verdi italiani sembrano veramente cotti e fritti come i pomodori del film e, soprattutto, perché vi sono analogie col film, che narra di un delicato rapporto di amicizia tra due donne ed esamina il rapporto tra esseri umani e contesto storico ambientale, a partire dagli anni ’30, in Alabama, per arrivare agli anni 90. Il film si chiede cosa c’è di veramente solido, nelle trasformazioni urbane e stratificazioni sociali, se non l’amicizia, l’amore, la famiglia, le tradizioni senza però conformismi. Ecco il punto: capire il rapporto tra Paesaggio e Uomo, Natura e Storia, Estetica ed Economia,fra oggettività della Scienza e soggettività della percezione, tra natura della Bellezza e bellezza della Natura. Solo comprendendo l’interrelazione e l’interdipendenza fra questi due poli, è possibile articolare un moderno progetto politico per un moderno Movimento Verde. Solo così c’è la speranza di incanalarsi in un’onda verde dei semafori politici. Se, invece, nell’estremismo ideologico, lasciamo le briglia al furore, che tende – come il mare in tempesta – ad infrangersi con veemenza sugli scogli, i Verdi nostrani non saranno mai un movimento di grandi numeri e di grande seguito. A leggere i manifesti programmatici dei Verdi italiani o a leggere lo Statuto nazionale e regionali di Legambiente, che partito non è, bensì Associazione Onlus, c’è da condividerli senza riserve, dall’inversione del modello economico che deve rivolgersi alla sostenibilità, al pacifismo, allo sviluppo delle relazioni tra uomini diversi e tra questi e l’ambiente. Forse una riserva c’è, nello Statuto di Legambiente, lì dove si indica- tra i compiti primari – quello di denunciare, con tutti i mezzi possibili, enti o privati che attentano ai valori che l’Associazione difende. Per molti aderenti, quello della denuncia, della demonizzazione e criminalizzazione del pensiero diverso, sembra essere diventato scopo primario se non unico .

Mercoledì 31, Legambiente ha tenuto un incontro pubblico al Re Ferdinando sul tema: “ I cantieri per il rilancio d’Ischia – Sicurezza, Qualità, Legalità” dove Mazzarra, Zanchini, Imparato si sono sforzati di dirsi sicuri che la gente d’Ischia è con loro, che bisogna pianificare per un futuro sostenibile. Peccato, però che lo abbiano fatto in contemporanea con la votazione del Decreto Genova-Ischia alla Camera e poi al Senato, col chiaro intento di influenzare( se mai ce ne fosse stato bisogno, visto l’assedio nazionale, PD in testa) il Parlamento per una cancellazione dell’art. 25. La pianificazione è essenziale, ma non sana il pregresso e non si può irresponsabilmente ignorare che decine di famiglie si troverebbero fuori di casa, senza alcuna compensazione. Va bene, invece,e su questo Legambiente dovrebbe insistere, far conoscere a tutti i cittadini le opportunità offerte da Ecobonus e Sismabonus. Non va bene,invece, che il giorno successivo al Convegno, il Presidente nazionale di Legambiente, ingegnere Stefano Ciafani, faccia un articolo su Repubblica che smentisce il tono conciliante e “ costruttivo” della sezione campana al re Ferdinando. Ciafani vuole cancellare dall’art. 25 il riferimento ai parametri del primo condono Craxi ( 1985) facendo andare a sbattere- la quasi totalità di domande di sanatoria delle case danneggiate- sugli scogli dei vincoli stringenti presenti nei due successivi condoni. Come a dire: facciamo solo finta di approvare l’art. 25. Chiusa parentesi. Facciamo qualche esempio concreto di estremizzazione e radicalizzazione ecologista. Un esempio  è certamente la battaglia contro la caccia. Se tesa a regolamentare l’attività venatoria negli strumenti  utilizzati, nei tempi contingentati, nella responsabilità e sicurezza dell’attività, è sacrosanta . Ma quando diventa “ furore” ideologico contro un’attività sportiva e ludica che esiste dagli uomini primitivi in poi, questo non è più “ ambientalismo”, perché dimentica di tener conto di una delle ineliminabili componenti: l’uomo. L’equilibrio tra i regni dei vegetali, animali e umani non può escludere l’uomo, la sua storia, il suo vissuto. Altro esempio possiamo farlo col mare, di cui tanto si parla – a volte in maniera strumentale – in questi giorni ad Ischia. Non si può non essere favorevoli all’Area Marina Protetta, per l’ecosistema; non si può non combattere contro l’inquinamento del mare, ma contemporaneamente non si possono ignorare alcune esigenze dell’uomo, ad esempio la pesca che, per alcuni, è ragione di sussistenza, per altri insopprimibile desiderio di svago e di sport. Non si può criminalizzare la nautica da diporto. E’ molto discutibile proporre, come ha fatto su queste colonne Francesco Emilio Borrelli ,che Capri entri nell’Area Marina Protetta di Ischia e Procida . Questa è demagogia elettoralistica: Capri merita l’Area Marina, ma la deve creare autonomamente o in raccordo con la costa sorrentina, più vicina in tutti i sensi all’isola. A tal proposito il Ministro Costa s’informi, da chi ne sa più di lui sulle Aree Marine, provi a chiedere al competente Miccio, dell’ AMP Regno di Nettuno, se è vero quello che egli pensa e cioè che tutte le AMP sarebbero sottodimensionate o se è vero invece che l’Area Marina di Ischia e Procida è fin troppo estesa.

L’ecologia è un delicato gioco di equilibrio, è un intarsio nel quale non può mancare alcun tassello, pena la compromissione dell’intero disegno. Per non parlare delle prese di posizione dei Verdi nostrani e di Legambiente sul Decreto Ischia e, in genere, sulle questioni dell’abusivismo edilizio. Giusto pretendere il rispetto della legalità e male hanno fatto quei cittadini che hanno violato la legge, anche se ingiusta. Ma quando, a posteriori, si va a leggere l’attuale condizione sociale ed urbanistica che vede migliaia di casi che – per legge – dovrebbero sfociare in insostenibili metri cubi di abbattimenti e di macerie, quando si vede che cittadini, sia pure non in regola con le norme urbanistiche, hanno visto la loro casa danneggiata dal terremoto e sono impossibilitati economicamente e urbanisticamente a ricostruirne un’altra, anche altrove, come possono gli ecologisti nostrani irrigidirsi a cuor leggero? Nel momento in cui parte della popolazione del cratere, dimostra di non voler essere sradicata da quella terra – a fortissimo rischio – in cui hanno vissuto, non è forse la dimostrazione che si è stabilito tra uomini e ambiente un rapporto indissolubile? Che poi, al di sopra dei singoli cittadini e uomini, ci debba essere una responsabilità statuale che deve tener conto di ragioni più forti, sicurezza in primis, è ovvio. Ma certo non è accettabile il presupposto ideologico di chi – in nome della legalità – vuole negare ai terremotati la possibilità di avere, con l’aiuto dello Stato, una casa che non ha più. Altro è la responsabilità penale, che nessuno intende eliminare. Dunque se i Verdi nostrani vogliono trovare atteggiamenti e programmi che possano loro far conseguire il giusto ruolo nella società italiana e nella nuova Europa che si andrà a costruire in primavera, guardino al percorso dei Verdi di Germania. Cerchino leader convincenti, giovani col senso della real politik, come Katharina Schulze, di Baviera o Ludwig Hartmann. O imitino leader come gli emergenti leader verdi del Land dell’Assia: Tarek Al – Wazir, Priska Hinz, Annalena Baerbock. Altro che Bonelli, Borrelli, figli più o meno legittimi dei vari Pecoraro Scanio. I verdi raggiunsero in Italia il miglior risultato elettorale nel 1996 col “ Sole che ride”, senza alleanze sbiadite, quando ottennero 14 deputati e 14 senatori. Poi sono seguiti i fallimenti, nel 2009, di Pecoraro Scanio con Sinistra e Libertà. Dopodiché subentrò Angelo Bonelli, mentre alcuni militanti verdi transitarono nelle fila di SEL ( Sinistra, Ecologia, Libertà) per non parlare dell’emigrazione verso Beppe Grillo e i 5 Stelle. In ultimo, fallimento elettorale di Bonelli con Insieme, raggruppamento di tre debolezze, socialisti compresi.

Per riconquistare credibilità, i Verdi dovrebbero riflettere su alcuni concetti scolastici fondamentali, come la differenza concettuale tra “ conservazione” e “ preservazione”. Distinzione che trova il seguente esempio: camminando nella natura, scorgiamo un fiore, rispetto al quale possiamo reagire in due diversi modi, quello che suggerisce di non cogliere il fiore affinché esso continui a vivere o quello di non cogliere il fiore per consentirne il godimento anche ad altri. In questo secondo caso è essenziale il rapporto uomo-fiore. Un grande precursore delle scienze forestali, l’americano Gifford Pinchot, creatore del servizio forestale in America ( 1905) disse:” Scopo umano non è tanto la protezione della natura, quanto il progresso della Nazione, attraverso un uso della terra che ne renda duraturo il godimento anche alle generazioni future”. Trasposti questi concetti nella situazione drammatica dei nostri tre comuni terremotati, è pensabile proteggere la natura, senza proteggere l’uomo, e la sua casa, la famiglia, lasciandolo al suo destino? E in tal modo chi sarebbe più crudele, la Natura che ha sconquassato le abitazioni o chi ha inflessibilmente predicato abbattimenti e macerie?

Franco Borgogna

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