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«Gli angeli del Rizzoli hanno salvato mio figlio»

Il racconto di Ivana Scognamiglio, la mamma del piccolo Giovanni: «Mio figlio è stato salvato da un arresto respiratorio e cardiaco, deve la vita a medici, infermieri e parasanitari: hanno capito la gravità della situazione intervenendo subito». E aggiunge: «Nei momenti difficile non mi hanno fatto mai mancare il sostegno, mostrando anche una grande umanità»

La sanità fa spesso notizia quando le cose non funzionano, ma a noi piace dare sempre spazio anche a ciò che funziona, a ciò che rischia di non fare notizia. Ciò che vogliamo raccontarvi è un caso di ‘buona sanità’ successo all’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno. A raccontarcelo è Ivana Scognamiglio, la mamma del piccolo Giovanni. “Quando si parla dell’ospedale Rizzoli troppo spesso si usa il termine ‘malasanità’. Ma non bisogna generalizzare. Per me e per la mia famiglia il nostro ospedale è un esempio di buona sanità”. Ribadisce nel raccontare l’episodio che venerdì scorso l’ha fatta correre, con il marito, presso l’ospedale ischitano. “Desidero testimoniare l’efficienza dell’ospedale Rizzoli. Il reparto di pediatria così come il pronto soccorso sono degli esempi di ciò che funziona. Il personale, poi, è un mix di professionalità ed umanità”, dice ancora Ivana. “Venerdì sono stati davvero eccezionali”, racconta con un filo di voce rotto dalla commozione. “Stento a crederci. Ma è grazie agli ‘angeli del Rizzoli’ che mio figlio Giovanni è ancora in vita”. E racconta: “Mio figlio Giovanni è arrivato in ospedale in situazioni davvero critiche. Avevamo somministrato un farmaco per l’otite al piccolo Giovanni ma a causa dei suoi pregressi problemi di salute, mio figlio è andato in arresto respiratorio e cardiaco”. Tira un sospiro di sollievo Ivana mentre ci racconta ciò che è successo venerdì. “Adesso Giovanni è qui come me. Il peggio è passato”, ci conferma.

E tornando al racconto: “Avevo intuito che la cosa fosse seria, ma non pensavo fino a questo punto. E per questo ringrazio ancora i medici e tutto il personale infermieristico e parasanitario del Rizzoli. Immediatamente hanno capito la gravità della situazione e sono intervenuti senza indugi”. Mamma Ivana ripete come un mantra: “Non smetterò mai di ringraziare chi mi ha aiutato. Sono stati bravissimi anche in considerazione del fatto che l’ospedale Rizzoli non è attrezzato con la terapia intensiva per bambini”. Dopo il primo soccorso di venerdì sera il piccolo Giovanni è stato trasferito presso un ospedale napoletano. “Adesso siamo sulla terraferma, a Napoli. In realtà mi sento più sicura al Rizzoli di Lacco Ameno. Giovanni deve restare qui qualche altro giorno. Questa è una struttura più attrezzata sia dal punto di vista logistico che dal punto di vista di personale che è in gran lunga più numeroso. Ma il Rizzoli si è dimostrato un ospedale straordinario ed il valore aggiunto è il personale. Mentre prestavano soccorso a mio figlio non mi hanno mai fatto mancare il loro sostegno ed incoraggiamento”, sottolinea Ivana.

“Il nostro ospedale non ha nulla in meno rispetto ad un grande ospedale se non per la struttura e per il numero di personale. Per quel che mi riguarda manca la tac pediatrica. Ed ogniqualvolta mio figlio deve sottoporsi a questo tipo di analisi, dobbiamo andare in terraferma”, questa una delle mancanze logistiche e strutturali evidenziate da Ivana Scognamiglio che ha deciso di raccontare la sua storia, e quella del figlio Giovanni a Il Golfo, perché “Io e mio marito vogliamo ringraziare con tutto il cuore i medici del pronto soccorso, il rianimatore, il pediatra, gli infermieri e tutto il personale dell’ospedale Rizzoli per ciò che hanno fatto. Il loro intervento è stato per noi vita: quella di nostro figlio Giovanni”. “Queste persone sono stati i nostri Angeli in terra”. Una storia che merita di essere raccontata. Ivana ci ha chiesto di non citare uno ad uno i medici “avrei paura di dimenticare qualcuno o di non citare le persone di cui non conosco il nome. E non voglio fare un torto a nessuno”. E ha concluso: “Sappiate che l’elenco dei medici ed infermieri che operano quotidianamente presso l’ospedale Rizzoli da citare, non per un “avviso di garanzia”, ma per una medaglia al valore e per le vite salvate sarebbe lungo”. Grazie a tutti, ovviamente “di cuore”.

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