CRONACAPRIMO PIANO

Gli devono demolire la casa, tenta il suicidio

Paura all’alba al Cretaio: un uomo classe 1949, il cui immobile è oggetto di R.E.S.A., è salito sul tetto della sua abitazione minacciando di togliersi la vita. Decisivo l’intervento dei vigili del fuoco

Ancora un alba di disperazione e di dolore sull’isola verde. Sulla strada di confine tra Casamicciola Terme e Barano, si è consumata una scena che racconta più di una disperazione individuale: racconta il peso di anni di precarietà, di una casa destinata all’abbattimento, di una moglie malata di Alzheimer e di un uomo che, classe 1949, non ha retto più la pressione. Erano da poco passate le 6.30 quando il residente di via Cretajo 11 è salito sul tetto della sua abitazione minacciando di togliersi la vita. L’immobile, inserito tra quelli da demolire, era per lui l’ultimo baluardo di una quotidianità già segnata dalla malattia della moglie e da condizioni di vita sempre più fragili. Sul posto sono arrivate le forze dell’ordine e un’ambulanza del 118, ma a rivelarsi decisivo è stato l’intervento dei vigili del fuoco della squadra 11B di Ischia: il capo squadra Dario La Grassa, insieme ai vigili Antonio Tulino, Paolo Siniscalchi, Marco Costantino e Alberto Frascogna, ha condotto una trattativa lunga e delicata, riuscendo a instaurare un contatto con l’uomo quando nessuno sembrava in grado di farlo.

La ricostruzione dei pompieri restituisce la tensione di quei minuti. «Alle 6.30 ci arriva una telefonata dalla sala operativa: tentativo di suicidio dell’uomo ormai in pensione da tempo, sul tetto della sua casa in via Cretajo 11», racconta La Grassa. «Giunti sul posto, il 118 era già lì. Lui non voleva parlare con nessuno, era in evidente stato confusionale e con problemi cardiaci. Da sotto il tetto ho provato a parlargli, presentandomi come vigile del fuoco. Mi ha risposto chiedendo chi fossi davvero. Ho detto che ero il capo squadra. Lui ha ripetuto che volevano abbattere la casa. Ho cercato di rassicurarlo: gli ho detto che, se mi avesse fatto salire, non avrei permesso che la casa venisse abbattuta in quel momento». Il capo squadra ha preso una scala, è salito sul tetto e ha raggiunto il 77 enne, portandolo lentamente verso il centro della copertura, lontano dal bordo. «Dopo un’ora di trattativa sono riuscito a convincerlo a farsi visitare. Siamo scesi e lo abbiamo accompagnato all’ambulanza, che lo ha portato in ospedale», prosegue La Grassa. Ma l’emergenza non era finita. Nella casa, sola, c’era la moglie dell’uomo, affetta da Alzheimer e da altre patologie. «Non stava bene, abbiamo chiamato di nuovo il 118 per le cure del caso e contemporaneamente i carabinieri», spiegano i vigili del fuoco. La donna è stata soccorsa e trasferita per accertamenti.

La vicenda ha scosso la comunità locale. Non solo per la minaccia di suicidio, ma per ciò che rappresenta: un uomo che vede avvicinarsi la demolizione della sua casa, mentre la salute della moglie peggiora e il futuro si fa sempre più incerto. Una storia che intreccia fragilità personali, procedure amministrative e le ferite ancora aperte del sisma, mostrando quanto possa essere sottile il confine tra la sofferenza silenziosa e il gesto estremo. I carabinieri faranno chiarezza sull’accaduto, ma il quadro che emerge è quello di una famiglia allo stremo, travolta da una somma di vulnerabilità che, all’alba di ieri, ha rischiato di trasformarsi in tragedia.

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Un commento

  1. tolto dal tetto, poi giù la casa, altrimenti tutti lo seguiranno come esempio, l’abusivismo deve essere debellato, con sistemi drastici, senza pietà

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