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Gli scissionisti, Antonio Mazzella, Enzo e Giosi: le verità di Giovanni Sorrentino

ISCHIA. L’ultimo consiglio comunale sembra aver segnato un riavvicinamento tra il sindaco e il gruppo di “Vivere Ischia”.  Qual è il suo pensiero?

«Stando alla mia personale esperienza, affinché il civico consesso consenta all’amministrazione di lavorare con la giusta serenità, dico di essere favorevole a un’eventualità del genere. Viste le dichiarazioni del dottor Balestrieri, non ho motivo per dubitare della sincerità delle intenzioni messe in campo. Personalmente, vedo solo vantaggi in una riconciliazione: e poi non dimentichiamo che i quattro consiglieri in questione sono stati eletti nelle file della maggioranza. Ovviamente, io mi allineo a quelle che saranno le decisioni del sindaco, tuttavia credo che il riavvicinamento eviterebbe tanti problemi e intralci all’azione di governo, donandole l’adeguata stabilità, anzi, diciamolo: eliminando potenziali e ricorrenti “ricatti”».

Al di là delle ragioni delle parti, questo conflitto non poteva essere evitato?

«A dir la verità, ci sono stati alcuni momenti in cui i quattro consiglieri hanno forse un po’ esagerato, mettendo in una certa difficoltà l’amministrazione. Mi riferisco alla famosa lettera aperta, in seguito alla quale le cose si sono “complicate”. Ecco, forse tutto ciò poteva essere evitato: sarebbe bastato riunire il gruppo di maggioranza, ci saremmo un po’ “tirati i capelli” a vicenda, ma si sarebbe arrivati a una soluzione, a un contemperamento delle varie istanze. Ma non è mai troppo tardi: sono sempre del parere che si possa giungere a un componimento».

Sembra decisivo in questo contesto il ruolo di Massimo Trofa. Cosa si aspetta dal giovane consigliere?

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«Ferma restando l’amicizia che lo lega a Giosi, Massimo Trofa mi ha detto di essere in completo accordo con il sindaco Enzo Ferrandino, e che mai e poi mai voterebbe in consiglio in modo contrario alla posizione del primo cittadino. Io non ho alcun motivo di credere che non fosse sincero, quindi gli credo. Forse, riguardo al bilancio, avrebbe potuto essere un po’ più chiaro».

C’è chi sostiene che dietro questo braccio di ferro ci sia l’ex sindaco Giosi Ferrandino…

«Potranno anche darmi dell’ingenuo, e non credo di esserlo, ma io ho parlato con Giosi, il quale mi ha detto in modo deciso: “Io non mi sono mai permesso di indicare ai quattro consiglieri di mettersi contro il sindaco”. Quello che tuttavia mi faceva notare, è che il primo cittadino ha accolto due consiglieri in maggioranza a un certo “prezzo”, e che dunque forse sarebbe stato più conveniente  pagare lo stesso prezzo e accogliere i quattro “dissidenti”. Certo, vi erano state delle “frizioni” con questi ultimi, ma nel corso dell’ultimo consiglio comunale penso che essi siano stati sinceri. Parliamo di professionisti seri, che, come ho detto, sono stati eletti con la nostra maggioranza, quindi c’è un’omogeneità d’origine».

 Lei ha ricoperto cariche pubbliche per mezzo secolo. Come è cambiata la politica in tutti questi anni?

«Sintetizzando in poche parole, all’inizio del mio percorso politico c’era più responsabilità, e più rispetto per le Istituzioni.  Un esempio pratico: una volta ci si recava in consiglio comunale in giacca e cravatta, proprio per adeguarsi all’importanza del ruolo e dell’assemblea. E poi c’era comunque un rapporto diverso tra maggioranza ed opposizione: certo, si litigava, ma nel pieno rispetto dei ruoli. Non dimentichiamo che una volta tutto passava per il voto del Consiglio comunale per la ratifica, oggi invece molte faccende vengono decise solo dall’esecutivo. Inoltre gli assessori, una volta nominati, erano praticamente inamovibili. L’assessore poteva anche dire la sua, senza essere sottoposto a pressioni. In seguito è diventato tutto più difficile, ci sono più condizionamenti, al di là dei casi contingenti».

Lei ha vissuto anche la stagione di Tangentopoli. Cosa ricorda di quel periodo?

«Non fu un bel periodo. Diversi amici miei rimasero coinvolti in alcune inchieste, passando brutti momenti. Per fortuna io ne uscii del tutto incolume, nonostante i miei 26 anni di delega all’edilizia. In ogni caso io mi attengo alle sentenze, che hanno stabilito la loro innocenza, assolvendo tutti. Insomma, fu un momento difficile, e nemmeno tanto passeggero. Si potrebbe dire che Tangentopoli cambiò il volto della politica, ma è comunque un’interpretazione. Oggi, se guardiamo al panorama nazionale, al Parlamento, dov’è la serietà? Le istituzioni vengono offese, il malcostume è dilagante. Come ho detto prima, alcuni decenni fa c’era tutt’altro tipo di rispetto».

Ritorniamo un attimo ad oggi. Secondo Lei, Enzo Ferrandino sbagliò all’inizio del suo mandato a varare una giunta tecnica?

«Enzo Ferrandino è una persona molto saggia. Se in quel momento ha deciso di varare la giunta tecnica, vuol dire che gli avevano messo “le mani al collo”, non lasciandogli alternative. Enzo veniva già da una lunga esperienza politica, quindi sapeva benissimo che avrebbe dovuto comporre una giunta con la maggioranza assieme al quale è stato eletto. Se dunque ha agito in maniera diversa è perché stato trattato male, e non aveva altra scelta».

Antonio Mazzella e suo nipote Antonello Sorrentino sono passati dalla minoranza alla maggioranza.  Cosa ne pensa di questo “salto della quaglia” che ha fatto storcere il naso a tanti?

«Mi scusi, ma preferisco non parlare di mio nipote. Per quanto riguarda il cambio di campo da parte di Antonio Mazzella, non posso dire molto: l’unica cosa che so è che io in oltre quarant’anni non ho mai cambiato schieramento, pur ricoprendo tutte le cariche possibili, alle quali mi hanno designato i colleghi consiglieri e i cittadini elettori. Ognuno ha il suo modo d’agire. Non ho altro da dire».

Sul tema del Comune unico come si pone?

«Sono contrario. Resto dell’opinione che sia meglio lasciare i Comuni così come sono. La mia posizione si basa su un precedente: quando venne costituito il consorzio del Cafi, del quale per sette mesi sono stato presidente, i sindaci non facevano altro che litigare. In un Comune unico le diverse “anime” isolane finirebbero per fare lo stesso».

Il politico più simpatico incontrato lungo il suo cammino politico..

«Non voglio sembrare troppo ecumenico, ma non so indicarne uno in particolare».

…e quello con cui ha legato meno.

«Luigi Boccanfuso. Ovviamente solo per motivi politici».

Quali sono i veri grandi problemi di Ischia?

«Vorrei segnalarne uno che non viene mai messo in evidenza, quello della manutenzione delle infrastrutture già presenti sul nostro territorio. Infatti sono convinto che non servano nuove opere: durante l’amministrazione di Enzo Mazzella abbiamo ottenuto grandi infrastrutture, come lo stadio, la piscina, la pineta, otto parcheggi. Adesso serve  un piano a largo raggio per effettuare una costante manutenzione. Esistono alcune criticità, come lo stato della strada da via Iasolino finoall’ex Jolly: per una donna che indossa scarpe col tacco è quasi impossibile passeggiare, o altrimenti dovrebbe allertare un ortopedico, se mi si consente la battuta. Poi andrebbe verificata la staticità del pontile aragonese, e del cavalcavia “della Madonnina”, nei pressi del bivio tra via Quercia e via nuova dei Conti. Nel complesso comunque io sono del parere che è meglio ridurre la spesa, migliorando i conti pubblici, venendo incontro alle esigenze dei cittadini senza aumentare i tributi. Non abbiamo bisogno di grandi opere, ma è sufficiente amministrare con oculatezza e sanare l’esistente. Parlo non soltanto della rete stradale, ma anche della manutenzione presso gli edifici scolastici: con una manutenzione programmata, eviteremmo maggiori spese future».

Giovanni Sorrentino farà politica fino a quando?

«Guardi, penso che questa sarà la mia ultima consiliatura. Ho compiuto 80 anni e non credo di ricandidarmi alla prossima consultazione elettorale. Se dovessi fare un bilancio, dico che è stata indubbiamente un’esperienza bellissima. Ho ricoperto vari ruoli, consigliere d’opposizione e poi di maggioranza, assessore con varie deleghe, presidente del Consiglio, vicesindaco, fino alla carica di sindaco. E le dico di più: in politica se si agisce con onesta non bisogna mai avere paura. Io ho firmato personalmente 1400 permessi edilizi in sanatoria, ma non ho avuto mai problemi pur avendo a che fare con una materia tanto delicata. E sono convinto che anche il sindaco Enzo Ferrandino non dovrà mai temere alcunché, perché è una persona onesta».

Francesco Ferrandino

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