GRAFFITI Biennale di Venezia, focus e rivalità

DI ENZO RUJU
Il biennio delle arti e arti performative a Venezia. In gondola la missione internazionale dei linguaggi artistici del pianeta. Il punto di riferimento, il caso di dire, l’uomo al centro dell’universo. Conoscenza e sapere in relazione alla libertà di espressione. Venezia, il caput mundi della cultura universale in riferimento al modello Biennale, e ricordo che la prima Biennale di Venezia, o meglio rassegna d’arte internazionale, nel 1895, fu in contemporanea con la nascita della radio. Il disegno organizzativo della 61ª Esposizione Internazionale, “Minor Keys”, di Koyo Kouoh. Da maggio a novembre 2026, la visione corale dei Padiglioni, compreso il Padiglione Italia, offre una panoramica delle ultime ricerche e sperimentazioni che Italia, Europa e oltre oceano mostrano ai fruitori, una vetrina delle arti visive planetarie. Tutti pronti al confronto, al rapporto tra tradizione, tecnologia, intelligenza artificiale e robotica. I Superman dell’arte? Certo, politica e cultura: il binomio vincente dello stivale Italia. La penisola, che non isola, mette a nudo pregi e difetti degli operatori culturali presenti alla Biennale. Pro e contro nel corso del ventaglio espositivo di Venezia.
“Minor Keys”, la rivoluzione del corpo e dei gesti performativi lungo il percorso della memoria. L’intelligenza artificiale nei linguaggi artistici, il mouse come pennello elettronico, nel focus di elaborazioni e sperimentazioni in cui studio, ricerca e creatività animano il 2026 nel luogo storico e contemporaneo, nella mirabilia di Venezia, magna pars dell’Occidente. Ricordo la storia culturale da Oriente a Occidente, dalla Grecia allo Stretto di Gibilterra e oltre oceano. Venezia: l’arrivo di ogni artista, visione empirica o passaggio della carriera professionale? La risposta è aperta a qualsiasi giudizio. Il caso di dire: Venezia è sempre Venezia. Altro dato: la prima Biennale di Napoli nel 1921, oltre 106 anni in cui si ignora la Biennale di Napoli. Venezia rinnova nel biennio la potenziale visione delle arti con la presenza di continenti, Italia, Asia, Paesi Arabi, nella fusione di culture multidisciplinari, da Piazza San Marco ai Giardini e nell’area dell’Arsenale. Un percorso di civiltà e nazionalità a confronto. Le religioni, cristianesimo e islam, nella dialettica universale dell’arte. Venezia non ha frontiere. Certo, il conflitto bellico in Medio Oriente e il conflitto russo-ucraino, ricordo l’invasione russa in Ucraina, hanno destato controversie e disappunti per la presenza dei relativi artisti. La città lagunare prosegue il percorso della Biennale tra speranza, pace e bellezza, con un grido di pace, unione dei popoli, umanità e fratellanza nell’armonia delle arti visive.





