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Greenflash, una sentenza “coi baffi”

DI GAETANO FERRANDINO

FORIO – Una sentenza che riabilita in maniera definitiva coloro che erano finiti davanti alla magistratura contabile e – soprattutto – li mette al riparo anche da possibili pene di natura pecuniaria. La sezione giurisprudenziale per la Regione Campania della Corte dei Conti (presidente Michael Sciascia, consigliere relatore Pasquale Fava, primo referendario Maria Cristina Razzano), ha di fatto pronunciato una sentenza di assoluzione nei confronti di un gruppo di ex amministratori e funzionari foriani relativa alla vicenda del fitto dell’Hotel Greenflash, poi divenuto sede del municipio. Possono tirare così un sospiro di sollievo Franco Regine, Gianni Mattera Mario Russo, Nino Savio (tutti rappresentati dall’avv. Roberto De Masi), Filomena Amalfitano (difesa dall’avv. Enrico Angelone), Nicola Monti (avv. Raimondo Nocerino), Michele Calise (avv. Alessandro Barbieri), Giovangiuseppe Iacono (avv. Andrea Torino), Vincenzo Rando e Concetta De Crescenzo (entrambi assistiti dall’avv. Nicola Patalano).

La vicenda ha origine quando il 29 ottobre 2014 la procura regionali ha convenuto in giudizio i succitati soggetti per sentirli condannare al pagamento in favore del Comune di Forio dell’importo di 265.000 euro. Secondo l’accusa, infatti, “onde beneficare di finanziamenti regionali per lo sviluppo di asili nido sul territorio campano, il Comune di Forio con due deliberazioni giuntali del 10 luglio 2009 (n. 130 e 131) avrebbe identificato, quale immobile da destinare ad asilo nido, un albergo (il Greenflash) di proprietà privata, che sarebbe stato preso in fitto a seguito di deliberazione del 26 novembre 2009, n. 230, di approvazione dello schema di contratto di fitto (successivamente stipulato il 28 dicembre 2009 e registrato il 13 gennaio 2010, con durata decennale e canone annuo di 200.000 euro). Nella domanda di partecipazione al bando gli organi comunali avrebbero attestato falsamente la disponibilità comunale dell’immobile in questione, cosa che però non corrispondeva al vero. Il Comune venne ammesso a finanziamento che poi, a seguito di accertamenti e denunce, sarebbe stato successivamente revocato formalmente. La Regione, all’epoca dei fatti, precisò “che comunque non sarebbe stata erogata alcuna somma al Comune atteso il mancato rispetto delle scadenze fissate per l’ammissibilità alle spese”.

Il resto è storia decisamente più recente. Si arriva al 12 dicembre 2013 quando la giunta municipale esprimeva la volontà con tanto di delibera di disdettare anticipatamente il contratto di fitto. I giudici rilevano che “emergerebbe in tal modo un danno alla finanza pubblica comunale derivante dalla inutile corresponsione di canoni locativi per fitto di bene privato, finalizzato a partecipare ad una gara pubblica per l’erogazione di un finanziamento, locazione poi disdettata anticipatamente rispetto alla scadenza contrattuale”. Un danno erariale che complessivamente – vi risparmiamo dettagli e singole voci – ammonterebbe a qualcosa come 530.000 euro, poi decurtato del 50 per cento in considerazione del fatto che parte dello stabile era destinato ad uso degli uffici comunali. Tutti gli imputati, nel corso del tempo, si legge nel documento della Corte dei Conti, “hanno segnalato che la mancata concessione del finanziamento regionale non sarebbe intervenuta per falsità della documentazione e carenza del requisito (proprietà privata e non pubblica del bene) bensì per mancato rispetto delle scadenze previste dal bando, con conseguenziale carenza del nesso di casualità tra il danno prospettato e l’attività contestata ai convenuti.

Nelle motivazioni della sentenza si legge che “i convenuti hanno asseverato in modo inequivoco che i lavori per la realizzazione dell’asilo, giunti ad uno stato di avanzamento congruo, sono stati interrotti dalla nuova giunta per nuove scelte politico-amministrative. La nuova giunta avrebbe disdettato il contratto di locazione (pur continuando ad occupare l’immobile in questione) sospendendo i lavori (e facendo venir meno il requisito della disponibilità decennale dichiarato dall’ente locale nella istanza di ammissione al finanziamento regionale”. Viene sottolineato poi che nella delibera di giunta n. 163 del 12 dicembre 2013, si conferisce infatti mandato al capo del V settore al fine di disdettare anticipatamente il contratto verificando la possibilità di riallocare gli uffici comunali nella vecchia sede municipale o in un altro locale in fitto ad un costo inferiore. Si arriva così al 30 dicembre quando con una nota del responsabile del III settore e del RUP del Comune di Forio “si dà atto della volontà dell’amministrazione comunale di disdettare il contratto di locazione con conseguenziale sospensione e cessazione dei lavori di ristrutturazione finalizzati alla realizzazione dell’asilo nido”. Una volontà, peraltro, espressa da una serie di ulteriori atti dei funzionari comunali.

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I giudici della Corte dei Conti scrivono allora che “per tale ragione non esiste alcun danno alla finanza pubblica comunale per come prospettato dalla Procura regionale (danno da spese per la partecipazione alla procedura pubblica di finanziamento in carenza dei requisiti di ammissione) e poi aggiungono che “per completezza non si può non evidenzialere che dalla documentazione versata in atto dai convenuti emerge che l’area destinata ad asilo nido (primo interrato) risulta pari al 18% della superficie complessiva dell’immobile mentre dalla nota dell’8 novembre 2013 del direttore dei lavori (indirizzata al nuovo sindaco e ad altri funzionari del Comune di Forio) emerge la volontà dell’amministrazione di destinare i locali del seminterrato a nuovi spazi per archivio, deposito e altri uffici comunali. Da qui i magistrati tirano così le conclusioni: “In ragione della complessità della fattispecie concreta, della peculiarità della vicenda, della qualità delle parti e della assoluta novità della questione trattata (con particolare riguardo alla denuncia di danno erariale, alla risonanza della vicenda nella stampa e pubblica opinione, i rapporti tra deliberazione comunale e azione amministrativa regionale, perdurante utilizzo del bene da parte degli uffici comunali nonostante la disdetta del contratto di locazione) sussistono gravi, eccezionali e giustificate ragioni per disporre l’integrale compensazione delle spese processuali; per questi motivi la Corte dei Conti, sezione giurisprudenziale per la Regione Campania, pronunciando definitivamente sull’atto di citazione in epigrafe, lo rigetta e compensa le spese”.

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