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Hanno snobbato la Bandiera Blu, vi spieghiamo perché

Il copione si è ripetuto anche quest’anno. L’isola d’Ischia, coi suoi tanti arenili, è rimasta esclusa dall’assegnazione delle “Bandiere Blu”, il riconoscimento che viene conferito alle località turistiche rivierasche , da parte della F.e.e. (Foundation for environmental education). Fondata nel 1981, quest’ultima è un’organizzazione internazionale non governativa e non-profit con sede in Danimarca, che agisce a livello mondiale attraverso le proprie organizzazioni, avendo come obiettivo  principale  la diffusione delle buone pratiche ambientali, attraverso molteplici attività di educazione, formazione e informazione per la sostenibilità. Per ottenere la Bandiera Blu, la qualità delle acque di balneazione è ovviamente considerata un criterio imperativo, ma tra gli altri criteri presi in esame ci sono anche la depurazione delle acque reflue, la gestione dei rifiuti, la regolamentazione del traffico veicolare, la sicurezza ed i servizi in spiaggia resi ai clienti.

Nonostante la Campania figuri quest’anno al quarto posto in Italia per numero di bandiere blu, la nostra isola verde per l’ennesima volta è rimasta a secco: tra le due località della provincia di Napoli ad aver ottenuto il prestigioso riconoscimento, figurano Anacapri, con gli arenili di Faro-Punta Carena e Gradola-Grotta Azzurra, e Massa Lubrense che da un decennio può vantarsi dell’ambito vessillo, che sventolerà su quattro spiagge. Stridente il contrasto con la provincia di Salerno, in cui ben dodici località balneari si sono viste riconoscere la bandiera blu. E mentre a livello nazionale il trend è decisamente in ascesa, con quasi 70  nuovi arenili che sono stati classificati tra le spiagge al top (da 293 a 342, cioè il 5% di quelle premiate nel mondo) e undici comuni che hanno fatto il loro ingresso nella graduatoria, Ischia resta pervicacemente inchiodata a quota zero. Nonostante il fatto che i numeri della stagione turistica appena avviata, con tutte le loro ambiguità, sembrino premiare ancora l’appetibilità dell’isola, è fuori discussione che un riconoscimento come quello assegnato dalla F.e.e. avrebbe potuto costituire un ulteriore elemento propulsore a livello di marketing oltre che di riposizionamento dell’immagine e del brand di Ischia sul mercato turistico internazionale.

Eppure la tradizione negativa per le mancate bandiere blu che accompagna i nostri approdi resta difficilmente spiegabile: la mancanza di depuratori è il solito refrain che fa da sfondo ai dibattiti (quasi sempre improduttivi) delle estati ischitane, ma è davvero quello l’unico motivo che ostacola il ritorno del vessillo blu che, ormai tanto tempo fa, l’isola aveva orgogliosamente sventolato grazie alla spiaggia dei Maronti? Interpellando alcuni addetti ai lavori, è emersa quantomeno  una certa mancanza di coordinamento, se non di vero e proprio disinteresse e perfino di indifferenza,  tra gli attori isolani che avrebbero potuto attivamente adoperarsi per riportare il riconoscimento della F.e.e. a Ischia, specialmente presso le varie amministrazioni. Come potete leggere nell’intervento di Giuseppe La Franca, Presidente provinciale della Fiba, Federazione italiana balneari, gli uffici comunali competenti erano stati sollecitati già lo scorso anno per far sì che i lidi isolani potessero quantomeno concorrere all’acquisizione della “Bandiera blu”, ma di fatto non vi è stata alcuna azione concreta in tal senso. E la lettera che l’Ufficio Circondariale Marittimo di Ischia, agli ordini del Comandante Alessio De Angelis, ha inviato lo scorso marzo ai Comuni e alle associazioni imprenditoriali di categoria, di cui vi riportiamo integralmente il testo a parte, dimostra che in prospettiva 2018 non ci saranno alibi: se l’isola verde desidera davvero concorrere all’assegnazione del prestigioso vessillo, ha tutto il tempo per “affilare le armi”. Basta volerlo.

Francesco Ferrandino

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