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HIKIKOMORI, UN’ISOLA ALLA DERIVA

“Mio figlio è sempre chiuso in camera, tende ad isolarsi, ad isolarsi nel suo mondo tutto virtuale. Non lo capisco. Non capisco cosa accada, sono preoccupata e nonso come aiutarlo.”

Questa è una richiesta d’aiuto da parte di una madre che recentemente mi è giunta, approfondendo la situazione ho compreso di aver troppo spesso trascurato i giovani in questa rubrica, ed ecco che intendo farlo proprio partendo dalle sofferenze di questo ragazzo.

Nessun uomo è un’Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. Così scrivevaJohn Donne nel lontano XVI secolo, ma oggi, nell’era 2.0, l’uomo preferisce far parte di questa “Terra” o essere una semplice sequenza binaria nel mondo virtuale?

Sempre più spesso ci si trova dinanzi ad arcipelaghi di ragazzi seduti allo stesso tavolo, ragazzi che “condividono” emozioni, “commentano” esperienze e “seguono” la realtà da uno schermo, ragazzi rinchiusi nella solitudine collettiva del cyberspazio.

Alcune isole ormai troppo lontane dalla terra ferma iniziano a vagare e a perdersi nel mare informatico.

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La deriva di queste piccole realtà ha un nome: Hikikomori.

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Il termine,coniato dallo psichiatra TamakiSaitō, quando cominciò a rendersi conto della similarità sintomatologica di un numero sempre crescente di adolescenti che mostravano letargia, isolamento totale,depressione, comportamenti ossessivo-compulsivi e automisofobia (paura di essere sporchi), significa “isolarsi”, “stare in disparte” e con esso si indica uno dei più terribili prodotti della digitalizzazione. I primi Hikikomori sono stati nipponici, ma il fenomeno si sta diffondendo celermente sia per la facilità con cui i giovani possono aggirarsi nelle tenebre del virtuale sia per la pressione incessante a cui sono sottoposti nella realtà.

Lo stile di vita degli hikikomori è caratterizzato da un ritmo circadiano sonno-veglia completamente invertitoe la sostituzione dei rapporti sociali diretti con quelli mediati via Internet, sebbene infatti la persona rifiuti i rapporti personali fisici, li accetta con la mediazione della rete. Tuttavia molti soggetti impiegano il tempo leggendo libri, girovagando all’interno della propria camera o oziando. La mancanza di contatto sociale e la prolungata solitudine hanno effetti profondi sullo hikikomori, che perde le competenze sociali e le abilità comunicative .

Solitamente gli individui chiedono che il cibo gli sia lasciato dinanzi alla porta.Alcuni reclusi meno soggetti all’agorafobia, si avventurano fuori una volta al giorno o una volta alla settimana. La percentuale di suicidi è bassa poichè subentra nei soggetti una forma di autocompiacimento e narcisismo che salva loro la vita.

L’origine di questi nuovi ibridi metà uomini e metà utenti possono essere

caratteriali: ragazzi molto intelligenti, ma introversi e con difficoltà relazionali. In loro è presente una componente narcisistica molto forte che gli impedisce di reagire alle inevitabili difficoltà e delusioni che la vita riserva.

Tutto questo porta a una crescente difficoltà del ragazzo nel confrontarsi con la vita sociale, fino ad un vero e proprio rifiuto della stessa. Difficile è relazionarsi con i coetanei, difficile chiedere aiuto ai genitori, difficile è l’essere soli, e il rimedio per assurdo diventa isolarsi. Isolarsi nelle loro stanze dove sono eroi di mondi perfetti da loro creati, mondi in cui tutto li rispecchia e dove tutto nasce in funzione del giocatore per aiutarlo nella battaglia non per ostacolarlo come nel mondo reale creato da adulti per adulti.

Comedetto gli Hikikomori sono presenti per lo più in Giappone, dove spesso i ragazzi vessati dalle rigide regole familiari, scolastiche e addirittura statali si trovano a rifugiarsi in internet incitati addirittura dai famosi manga ed anime in cui l’hikikomori diviene un vero e proprio stereotipo di vita, o meglio “non vita”. Questo stato di ibernazione può essere curato mediante un approccio medico-psichiatrico che consiste nel trattare la condizione come un disturbo mentale o comportamentale con il ricovero ospedaliero, sedute di psicoterapia e assunzione di psicofarmaci o mediante un approccio basato sulla risocializzazione, il soggetto viene ospitato in una comunità alloggio in cui sono presenti altri hikikomori con cui interagire.

L’hikikomori è un disturbo che attanaglia moltissimi adolescenti e giovani uomini, per aiutarli è necessario dar loro gli strumenti per fidarsi nuovamente di quella società che li ha emarginati. Un famoso anime dice infatti “Perché siamo hikikomori? Perché odiamo la gente… perché non abbiamo fiducia in noi stessi…”.

Aiutiamo le isole ormai alla deriva a riavvicinarsi alla Terra e a divenire nuovamente parte del nostro continente liberandoli dalle catene che li legano ad una realtà parallela perché “Alla fine… ecco cosa significa essere un hikikomori. Praticamente… equivale a essere prigionieri di se stessi.”

 

“Liberamente” è curata da Ilaria Castagna, psicologa, laureata presso l’Università degli Studi de L’Aquila, specializzanda presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva Comportamentale di Caserta A.T. Beck.

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