CRONACA

Hotel, la grande crisi: per gli esperti i turisti stranieri torneranno solo nel 2024

Il 2020 è stato il peggior anno della storia del turismo, ma il 2021 non è stato da meno. Davanti alla persistente minaccia del Covid 19, secondo l’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite (UNWTO), gli arrivi di turisti internazionali sono aumentati del 4% nel 2021, ma sono rimasti del 72% al di sotto dei livelli pre-pandemia. Mentre il breve rimbalzo nei mesi estivi del 2020 aveva alimentato le speranze di una rapida ripresa per il settore turistico, tali speranze sono state deluse con ogni successiva ondata di pandemia. La nuova ondata di contagi, inoltre, ha determinato un’ulteriore diminuzione delle già scarse presenze nelle strutture ricettive, aggravandone la situazione economica e finanziaria. Il quadro assume l’aspetto più allarmante proprio nelle località nelle quali maggiore è il peso delle presenze degli stranieri. E nonostante l’introduzione di un vaccino globale da record, gli esperti di viaggio hanno perso parte del loro ottimismo nel 2021, con la stragrande maggioranza che non si aspetta più un ritorno ai livelli pre-pandemia prima del 2024. Per scongiurare la deflagrazione della crisi, il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, si è rivolto ai segretari generali delle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs sollecitando un incontro urgente per l’esame delle prospettive del settore e per la verifica dell’attuazione delle richieste avanzate dalle parti sociali a Governo e Parlamento. «Le grandi città, che nel 2019 rappresentavano un quinto delle presenze turistiche registrate in Italia, hanno subito un crollo del 71% nel 2021: è pressoché impossibile sopravvivere con questi dati» dichiara Bocca. «Non stupisce quindi – prosegue il presidente dell’associazione degli albergatori – che molte imprese siano chiuse da marzo 2020 e che molte altre purtroppo torneranno a chiudere nei prossimi giorni, a causa di una domanda stagnante e del clima d’incertezza generalizzato». «A fronte di ciò – sottolinea ancora Bocca – non hanno ad oggi trovato riscontro i pressanti inviti rivolti al Governo e al Parlamento per l’adozione di misure emergenziali in favore del settore che abbiamo a più riprese congiuntamente richiesto e, in particolare, la proroga degli ammortizzatori sociali Covid-19». In relazione a quest’ultimo aspetto, l’impedimento nel poter fare ricorso all’integrazione salariale di emergenza sta portando – nelle realtà maggiormente colpite dalla crisi – alle aperture di tavoli sindacali per la riduzione di personale. È evidente che si sta vivendo un dramma quotidiano, che rischia di provocare un contraccolpo durissimo ai 500 mila lavoratori e di conseguenza alle loro famiglie.

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