CULTURA & SOCIETA'

I cani migliori amici dell’uomo: il “panzese” Nicoletta e il giapponese Hachiko della razza Akita: due storie parallele, ovvero dal Giappone con… amore

E’ il caso di dire, dal…Giappone con amore, con riferimento specifico però ad un cane fedele ani male sempre più amico dell’uomo oltre il pensabile. Ormai il cane distinto in varie razze e vite, dimensioni e, è nella vita dell’uomo con lo stesso affetto ed intensità di una madre o di un padre verso il proprio figlio nel vasto e complesso panorama dell’ umano. Il fenomeno è seguito e studiato da sempre da sociologi, psicologi ed animalisti da convegno, i quali in assise mondiali hanno messo a confronto le varie tesi sul comportamento e l’atteggiamento di cane e padrone ed il loro rapporto di fedeltà e dedizione dell’uno verso l’altro e viceversa lungo il tempo della loro esistenza. Le storie nate sono tantissime. A raccontarle vi hanno provato scrttori di saggistica e narrativa riuscendo a catturare l’interesse totale del lettore. La storia vera che raccontiamo qui di seguito va a braccetto con quella accaduta nella nostra isola al cane Nicoletta di cui ne parla Michele Lubrano qui accanto nel servizio di apertura. In sostanza, due storie parallele ricche di commozione e amore viscerale verso i cani: La storia di Nicoletta ha commosso Ischia e l’ Italia. Il merito è tutto di Enrico Mattera, che attraverso la carta stampata ed i mezzi radiofonici e televisivie di comunicazione di massa, ha fatto conoscere l’ incredibile storia di NICOLETTA cane buono e fedele. La sua storia ha fatto piangere il mondo intero: Hachiko oggi è diventato il simbolo per eccellenza della fedeltà degli animali nei confronti del’uomo. L’8 marzo del 1935 moriva il cane giapponese, di razza AKITA, CHE PER 10 ANNI attese il ritorno del suo padrone alla stazione e che diventò famoso in tutto il Giappone. IL padrone di Hachiko, il prof Hidesaburo Ueno, ogni mattina prendeva il treno dalla stazione di Shibuya per recarsi all’università: l cane lo accompagnava e, intorno alle 17, quando il professore tornava a Tokio, lui si faceva trovare sulla banchina ad attenderlo. Il 21 maggio del 1925 però Ueno ebbe un ictus mentre era a lezione e mori. Il suo fedele amico, per i 10 anni successivi, restò ad attenderlo alla stazione, fiducioso ogni giorno di vederlo scendere dal treno. Nel 1934, un anno prima della sua morte, ad Hachiko venne dedicata una statua in bronzo, posta nella stazione di Shbuya, mentre un’altra fu installata nella sua città natale, Odate. Hachiko mori di filariasi all’età di 15 anni. L’8 marzo ogni anno, davanti alla sua statua, viene organizzata una cerimonia in suo onore. Nel 2015, in occasione degli 80 anni della sua morte, l’Università di Tokio pose una statua che lo ritraeva, finalmente insieme al suo padrone. Perché quella ricongiunzione, era la cosa che avrebbe desiderato più al mondo.. Alla commovente storia di Hachiko si rifà anche un film del 2009 con Richard Gare.

Questa incredibile storia di fedeltà, amore, dolore e speranza che ha commosso il Giappone e il mondo intero è raccontata in due libri di amicizia i: Hachiko. Una storia d’amore e , di Lesléa Newman edito da BUR Rizzoli e Hachiko. Il cane che aspettava, di Lluís Prats Martínez edito da Albe Edizioni

antoniolubrano1941@gmail.com

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