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I cattivi maestri

 

di Graziano Petrucci

La Costituzione Repubblicana, secondo qualcuno, è salva. Secondo qualche altro, invece, si è persa un’occasione. Ormai l’idea di modificarne anche soltanto una parte se non in senso “migliorativo”, come Renzi, toglierà probabilmente il disturbo dalla vista lungimirante e per niente condizionata dalle diatribe tra partiti e quelle tra tifosi per le partite di calcio, cosa che caratterizza gran parte del popolo italiano. Ci aspetta un nuovo giro di giostra e una bella fetta dei partiti politici già scalpita allo stesso modo di cariatidi che coincidono con certi personaggi che costituiscono l’ossatura dei primi. FRANCESCO DEL DEOO almeno, per dirla in altro modo, siamo davanti a evidenti segni d’inquietudine in questo clima post referendario che si affaccia a una normalità confusa. Lo scopo chiaramente è impadronirsi del “corpo italiano” ormai sfiancato dall’immobilismo interno, da leggi nate “vecchie” e dalla congiuntura economica che ci tocca e travolge da vicino (per esempio uno sguardo si può dare ai dati negativi dell’Inps sui nuovi contratti per i primi nove mesi del 2016: -7,7% di assunzioni, +28% di licenziamenti). Tuttavia, l’importante è guardare con occhi nuovi, oggi, a Costituzione immutata, il futuro. Tempo, questo futuro, che specie sull’isola fa non poca fatica sia a realizzarsi – lo sappiamo, non si arriva a un bel niente senza risorse ed energie centrate su uno scopo ben preciso – ma addirittura e in modo particolare per certe persone tale onere diventa doppio. Fatta salva una strenua minoranza, che ha una visione riformista delle condizioni del territorio e dei suoi circa 70 mila abitanti, lo stile che caratterizza la parte maggioritaria dei nostri rappresentanti è il mantenimento dell’ordinario a scapito di trasformazioni, di forma e sostanza, della macchina amministrativa che se attuate potrebbero rappresentare il futuro. Ciò che in sintesi dovrebbe tornare a essere il fulcro in un programma e discusso magari nel dibattito con l’opinione pubblica per ricucire lo scollamento tra il livello amministrativo e quello di una cittadinanza solo buona per le poche occasioni. Nel caso attuale, continuando di questo passo, non si riuscirà a fronteggiare le nuove sfide che ci aspettano.GIACOMO PASCALE Nel referendum sul comune unico del 2011 abbiamo deciso di non costituire un solo nuovo ente al posto dei sei attuali perciò alimentando, indirettamente, le fratture tra amministrazioni. Oltre il tecnicismo rappresentato dal mancato raggiungimento del quorum, da allora non è cambiato niente. Nessuno per esempio s’è fatto avanti per proporre l’unificazione dei servizi, cosa della quale ho già accennato in altre occasioni scendendo talvolta in meccanismi e particolari. Anzi la situazione di fatto è peggiorata e il dialogo tra comuni s’è ridotto a brindisi in cene e cenacoli di convenienza. Trasporti, tasse, mobilità, raccolta dei rifiuti tanto per citare grandi temi, dovremmo rimetterli nelle discussioni quando al bar al mattino prendiamo il caffè con il cornetto. Sono i punti cardine da prendere di mira per il futuro. Unificazione del servizio taxi, con un regolamento unico capace di operare riforme nella categoria e per migliorarne l’assetto organizzativo e fare in modo, eliminando i confini amministrativi, che la popolazione possa usufruirne pienamente. Detassazione per le strutture alberghiere che decidessero di appoggiare e aderire a un programma per favorire la destagionalizzazione o ai cittadini che creano comportamenti virtuosi da estendere ala collettività. Costituzione di un trasporto pubblico locale capace di star lontano dalle dinamiche di palazzo in terraferma o di una Regione che non riesce a comprendere la particolarità del territorio isolano. Ingegnere Angelo D'AbundoO, per finire, la ripresa del piano sulla raccolta dei rifiuti cui l’ingegner Angelo D’Abundo (nella foto) ha dedicato tempo, competenze e professionalità, sono insieme i sotto temi che – collettivamente – non possiamo più ignorare. Perciò compito dell’opinione pubblica, adesso, in questo fermento post referendario che già nei mesi precedenti ha risvegliato una coscienza collettiva sopita da cumuli di tempo, deve essere quello di stimolare i rappresentati “locali” a occuparsi da vicino dei veri problemi invece che spendere il tempo su luminarie e alberi di natale da collocare in strada fino a Pasqua. C’è bisogno di prese di posizione nette, di dichiarazioni magari del sindaco o dell’assessore di turno, che in alcuni casi sono simpatici come una colica renale, alle quali far corrispondere fatti concreti. Tutto si può dire dell’ormai, quasi ex, Presidente del Consiglio Matteo Renzi tranne il fatto che non abbia provato a dare una scossa a un ambiente statico, comunque. E noi, allo stesso modo, dobbiamo smetterla di comporre la fila in questa Via Crucis concimata per la gran parte da amministratori miopi e scassa minchia che segue interessi ottusi.

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