ARCHIVIO 2ARCHIVIO 5

I COMUNI PENSINO A CONTRATTI DI COLLABORAZIONE PER CITTADINI E VOLONTARI

DI FRANCO BORGOGNA

Leggo che il Comune d’Ischia, attraverso il proprio Ufficio di Piano, vuole mettere in atto il progetto “Evergreen – Valorizziamo il verde” utilizzando i tirocini formativi per impiegare un totale di 19 pinetini. Non mi sembra la via migliore; ci sarebbe un modo più semplice ed efficace che, naturalmente, non risponde a criteri di clientelismo: la possibilità di stipulare un contratto di collaborazione con cittadini attivi e volontari, previa approvazione di un apposito Regolamento. I regolamenti possono riguardare “patti semplici” o “patti complessi”. Nel caso della manutenzione delle pinete, sarebbe un patto semplice, dovendo riguardare niente altro che la suddivisione tra i compiti del Comune e i compiti dei volontari. Ad esempio stabilendo che le attrezzature (per potature, pulizia sottobosco, ripristino staccionate ecc.) e la polizza assicurativa anti infortuni siano a carico del Comune e tutta la parte manuale e lavorativa a carico dei volontari (senza alcun compenso). Naturalmente, anche se volontari e senza retribuzione, dovrebbero stipulare una polizza, in favore dell’Ente, per coprire eventuali danni provocati al bene pubblico.

E’ sempre più frequente la voglia dei cittadini di collaborare, a titolo gratuito, con l’ente pubblico, ben conoscendone le attuali scarse risorse finanziarie e di organico. In Italia sono circa 10.000 i cittadini impegnati in questa forma di integrazione. A Roma, il progetto Retake valorizza la street art e promuove l’integrazione sociale in zone periferiche; a Napoli Altra Napoli Onlus opera per il riscatto sociale, economico e morale del Rione Sanità e la cooperativa La Paranza esegue il progetto turistico culturale per far conoscere le Catacombe di San Gennaro; a Bologna, ci si impegna per il recupero di giardini pubblici e piazze degradate. Dappertutto si diffonde la voglia della gente di contribuire alla manutenzione e valorizzazione dei beni comuni del proprio territorio. Si tenga conto che in Italia esistono 336.000 Associazioni di volontariato. E a Ischia non mancano di certo. Leggo ogni giorno di situazioni locali di abbandono e degrado (non solo le pinete). Antonio Lubrano, ad esempio, segnala giustamente il degrado in cui versa il ponte del Castello Aragonese, ma le situazioni,che meriterebbero una ben diversa attenzione, sono davvero tante. L’aspetto più importante è che stabilendo con Regolamento una collaborazione Ente locale-cittadini volontari, si instaurerebbe una forma nuova di democrazia, che non è più soltanto democrazia delegata e rappresentativa, forma appannata e più volte messa in discussione a causa della crisi che da anni investe i Partiti, ormai incapaci di rappresentare la molteplicità delle istanze popolari. Non si instaurerebbe invece l’utopica  democrazia diretta, che è irrealizzabile. Indicativa ed eloquente, in merito, la posizione di un vecchio saggio costituzionalista come Sabino Cassese che considera irrealizzabile un’orgia referendaria per far esprimere direttamente il popolo a ripetizione ravvicinata e – per di più – esprimersi su problemi complessi con un semplice “si” o “no”, una struttura binaria che non lascia spazio a “ mediazioni”, a sfumature. O bianco o nero, ma la vita di un Paese è complessa e non è decifrabile col sistema binario, Il Ministro per la democrazia diretta, Fraccaro, ha cercato di contraddire la tesi di Cassese con la seguente argomentazione: “Noi in Parlamento, alla fine delle discussioni, dobbiamo sempre esprimerci con un “si” o con un “no”, non vedo pertanto perché mai i “si” e i “no” del popolo suscitino scandalo”.

Sorgono molte perplessità nel constatare come un Ministro non si renda conto dell’enorme differenza: i parlamentari votano alla fine pro o contro un determinato provvedimento, ma dopo che essi hanno – da protagonisti – potuto proporre, mediare, aggiustare i provvedimenti. Ben diversa è la condizione del popolo, invitato ad esprimersi su un’alternativa secca e non emendabile, su un’ipotesi sulla quale non ha avuto alcuna incidenza e nessun ruolo. Ma tornando ai nostri Enti locali, desidero fare un altro esempio di possibili forme di collaborazione tra Comune e cittadini. C’è la L. 4/8/1990 n.240, sulla cosiddetta “democrazia amministrativa” col ricorso al dibattito pubblico ( il débat public di tradizione francese). Legge che è stata poi, di recente, dettagliata dal DPCM 10/05/2018 n.76 “Regolamento recante modalità di svolgimento, tipologia e soglie dimensionali delle opere sottoposte a dibattito pubblico”. Per le grandi opere infrastrutturali: autostrade, porti, e similari, si rende necessario un coinvolgimento della popolazione nelle decisioni. Il grave limite di questa legge è costituito dalle “soglie dimensionali” troppo alte, che tagliano fuori la maggior parte degli interventi. Sarà bene in futuro correggere in basso tali limiti, ma – nel frattempo – nessuno impedisce ai Comuni di applicare il dibattito pubblico anche sotto soglia .Certo il risultato del dibattito non avrà il sigillo della legge, non passerà per il vaglio della Commissione nazionale prevista dalla norma, ma chi impedisce al Comune di tener conto, prima di attuare un’opera importante, delle opinioni della popolazione interessata, esplicitata in un “débat public”? C’è ancora una forma democratica che non riguarda direttamente i beni comuni, bensì la disciplina di un’attività economica, precisamente il commercio.

Ho appreso che l’amico Silvano Amalfitano, da sempre impegnato sui temi commerciali isolani (ma non solo), in qualità di componente del direttivo della Confcommercio dell’isola d’Ischia, ha lanciato un appello all’Amministrazione comunale d’Ischia affinché attenuasse, nel periodo invernale, la chiusura delle ZTL. Conosco Silvano e so per certo che è favorevole ad una severa regolamentazione del traffico e dei centri storici. Silvano è solo preoccupato della grave crisi che attanaglia il commercio isolano. Tengo anche presente la battaglia che, in coda all’estate, si è scatenata a Forio sul degrado determinato da un’occupazione ritenuta eccessiva e bancarellesca degli spaz pubblici antistanti alcuni esercizi commerciali delle zone centrali. Stesso discorso vale anche per il conflitto tra la musica suonata fuori o nei locali e i residenti che vogliono dormire. C’ è un solo modo per disciplinare queste situazioni, con soddisfazione di tutti, con il rispetto della coesione sociale e con la tutela contemporanea degli interessi commerciali e della popolazione. Questo unico modo è “ l’autoregolamentazione regolamentata”  ovvero un’autodisciplina settoriale recepita in un Regolamento comunale. In altre parole, le due Associazioni commercianti isolane, Confcommercio e Confesercenti, preparino un codice di autoregolamentazione da sottoporre e far approvare dai Consigli comunali per dargli la forza cogente di legge. Solo così si possono ridurre le distanze tra cittadini e potere amministrativo. Quanto ai nostri Sindaci, smettano di immaginarsi “ uomini soli al comando” e se proprio non si fidano dei loro stessi consiglieri, assessori, alleati, si fidino almeno dei cittadini volontari, della capacità delle categorie di autogestirsi ed autodeterminarsi. Sono finiti i tempi in cui le lobby condizionavano il potere amministrativo, ma sono finiti anche i tempi in cui il potere amministrativo condizionava la vita dei singoli o i destini economici di imprenditori, artigiani e professionisti. E’ un tempo nuovo questo, la cui positività o negatività è nelle nostre mani, nei nostri cervelli e nei nostri cuori.

Annuncio

 

 

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close