ARCHIVIO 3ARCHIVIO 4ARCHIVIO 5

I disabili e il Centro Giuseppe Natale: «Vi racconto come funziona»

Casamicciola. Rappresenta un punto di riferimento per i diversamente abili dell’isola, aiutandoli nel loro percorso di inclusione all’interno della società e cercando, al contempo, di supportare le loro famiglie, lasciate spesso e volentieri sole dalle istituzioni competenti. Dal 2015 il Centro Giuseppe Natale, ubicato nel Comune di Casamicciola, in un immobile confiscato alla malavita, ha aperto le porte a diversi ragazzi con disabilità, grazie anche all’impegno profuso dagli operatori della cooperativa Asat che lo gestiscono. A due anni dalla nascita ed inaugurazione del centro, ne abbiamo parlato con Annamaria Di Iorio, amministratore unico dello stesso che ci ha raccontato l’evoluzione della struttura in questo lungo arco di tempo.

Annamaria, il centro Giuseppe Natale è alquanto giovane…

«Si, lo abbiamo inaugurato nell’Ottobre 2014, ma abbiamo iniziato le attività soltanto nel Giugno 2015.  All’inizio immaginavamo di accogliere diversamente abili di tutte le età, ma col passare del tempo diciamo che c’è stata una sorta di selezione naturale. Oggi, infatti, il centro è frequentato per lo più da ragazzi che hanno terminato il percorso scolastico».

Come mai?

«A parte il Dhc che pure ha i suoi problemi, purtroppo ad Ischia non ci sono molte strutture di questo tipo,  convenzionate con l’Asl, soprattutto per chi ha concluso la scuola. É brutto da dire, ma molti diversamente abili, una volta terminato il percorso obbligatorio di istruzione, rischiano di restare parcheggiati a casa, senza possibilità di altro svago o di inserirsi adeguatamente nel contesto sociale. Ecco perché, molte famiglie con figli diversamente abili in età adulta hanno cominciato a rivolgersi a noi».

Quanti ragazzi seguite attualmente?

«Sono sette in tutto. La più piccola va alle elementari, mentre il restante ha dai diciannove anni in su. C’è anche una ragazza che viene da Procida tre volte a settimana. Comunque il più grande ha 53 anni ed ha la sindrome di down».

Che patologie hanno?

«La maggior  parte sono autistici o hanno la sindrome di down»

In che tipo di attività  vengono impegnati?

«Le nostre attività sono di vario genere. Svolgiamo vari laboratori, anche se cerchiamo soprattutto di far interagire i ragazzi con il mondo esterno. Per questo motivo organizziamo spesso escursioni fuori dal centro o facciamo venire qualcuno da noi».

Ad esempio?

«Di recente abbiamo organizzato una giornata con i migranti che sono attualmente ospiti dal Centro di Prima accoglienza Giovanni Paolo II di Forio. In altre occasioni sono venute a trovarci studentesse dell’alternanza scuola-lavoro, oppure siamo andati a trascorrere del tempo con la comunità di Don Oreste Benzi a Panza. La nostra idea di base è che il Centro Giuseppe Natale non sia una sorta di ghetto chiuso,  circoscritto solo ai diversamente abili. Ecco perché cerchiamo di incrementare l’ingresso di altre persone».

E ai ragazzi che frequentano il centro piace questa cosa?

«Si anche se non è stato semplice. Quando all’inizio abbiamo aperto la struttura ci furono dei bambini di una ludoteca che vennero da noi per svolgere alcune attività insieme ai ragazzi del centro, ma questi ultimi non li accettarono subito tant’è che presero le loro borse e le buttarono all’ingresso. Oggi fortunatamente hanno imparato ad essere più aperti nei confronti  degli estranei e anzi adesso amano ricevere visite».

Qual è quindi la linea principale delle vostre attività?

«Oltre dare supporto ai ragazzi, cerchiamo di aiutare anche le loro famiglie. Quando in un nucleo familiare c’è qualcuno affetto da disabilità, questa diventa di tutta la famiglia. Molti genitori tendono a chiudersi a riccio e si sentono abbandonati dalle istituzioni. Oggi quindi cerchiamo di lavorare anche sulle famiglie, supportandole come meglio riusciamo. Altro obiettivo è inoltre quello di formare operatori che possano supportare i disabili in questo percorso di inclusione».

Il centro, però, è a pagamento…

«Si, purtroppo il nostro centro non è convenzionato con l’Asl e ci sono delle rette da pagare. Uno dei nostri obiettivi futuri, è quello di farlo accreditare, anche se purtroppo i tempi burocratici per questo sono ancora molto lunghi. Auspichiamo però di continuare a dare sollievo alle famiglie e ai diversamente abili. Il nostro desiderio è quello di riuscire a fornire, in un futuro non troppo lontano, dei servizi gratuiti, ampliando la nostra offerta. Vogliamo fare del centro una rete sul territorio e non semplicemente un spazio riservato ai diversamente abili».

Il centro prende il nome dal giovane isolano, Giuseppe Natale. Ci racconti la sua storia?

«Giuseppe era un ragazzo che aveva una forte scoliosi che non gli permetteva una deambulazione normale. Lo conobbi diversi anni fa, tramite la cooperativa, per un progetto. All’epoca frequentava l’alberghiero, ma spesso  stava a casa, non aveva molti amici e se pure li aveva erano pochissimi. Ero sempre in contatto con lui. Per aiutarlo, insieme alla madre, decidemmo di fargli fare richiesta di assistenza domiciliare. Un giovane operatore andava da lui per aiutarlo con i compiti. Era una scusa per fargli fare amicizia e per farlo uscire dal suo guscio. Fu un’ottima esperienza. Comunque, finite le superiori, cominciò ad aiutare i suoi, nel ristorante di famiglia. Stava alla cassa e stando seduto riusciva a sentirsi come tutti quanti gli altri. Un giorno, mentre stava lavorando, a chiusura del locale, cadde a causa delle sue difficoltà di deambulazione. Si ruppe il femore e venne ricoverato in ospedale. Da quel momento in poi, ebbe però, moltissime complicazioni ed in tre giorni le sue condizioni di salute peggiorarono al tal punto che purtroppo non riuscì a sopravvivere. Lui però  era molto combattivo e lo dimostra il fatto che si sottopose ad un delicatissimo intervento alla colonna vertebrale nonostante questo comportasse moltissime complicazioni e fosse al alto rischio. Ecco perché abbiamo deciso di dare il suo nome al centro. Chi meglio di Giuseppe  non aveva voglia di combattere? Abbiamo voluto fare delle sua storia un punto di ispirazione per le nostre attività. Così si potrà continuare a parlare di lui, anche se non c’è più».

Sara Mattera

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker