CRONACA

I Giardini Poseidon chiusi, le terme e l’isola sull’orlo di una crisi di nervi

Dopo il Mezzatorre, alza bandiera bianca un altro simbolo dell’eccellenza turistica di casa nostra. Ma la decisione, per quanto legittima, resta ad onor del vero quantomeno opinabile. Anche perché ne scaturisce un messaggio negativo sulle prospettive nell’immediato

C’è un’altra faccia dell’isola, che forse è l’unica che realmente si mostra in questo momento. Dove l’ottimismo e la speranza sono stati rimpiazzati dalla paura e soprattutto dal disorientamento. L’impressione è che ci siano poche idee e pure confuse, per chiosare l’antico adagio. Che poi questo possa derivare dall’immobilismo degli amministratori locali, come sostiene qualcuno, ma anche da norme come quelle dello Stato centrale che vanno in controtendenza rispetto alla necessità di preservare la risorsa turismo, fa poca differenza.

Se a questo aggiungete un governatore regionale che ormai ha sposato la causa dello “show business” e quel che è peggio si incaponisce a prendere decisioni “last second”, capirete come il cocktail è di quelli micidiali, capaci di far girar la testa anche al più incallito bevitore. Ischia, parliamoci chiaro, è sull’orlo di una crisi di nervi. La stagione turistica non può ancora non diciamo decollare ma partire, il lavoro manca, qualcuno ha annunciato la riapertura della propria struttura con date comunque lontane nel tempo, molti altri hanno deciso che se ne riparla nel 2021 e in questo panorama a “tinte fosche” non manca anche la categoria (invero numericamente ben rappresentata) di coloro che non sanno che pesci pigliare. E non certo per proprie colpe, perché questo va onestamente riconosciuto. Per amore di verità, che non deve mai mancare.

La tarda serata di domenica ha visto due momenti capaci di seminare il panico. Il primo è la solita ordinanza di De Luca, che se non calano le tenebre e non si arriva a sera tarda non partorisce mai, chissà cosa ci troverà di tanto simpatico (chiudono prima i baretti e i locali della movida che non la sua, di bottega…) poi a rimorchio un comunicato evidentemente “raggelante” da parte dei Giardini Poseidon che però – a voler essere sinceri – non è che rappresenti chissà quale sorpresa. La nota recita testualmente quanto segue: “Cari ospiti ed amici dei Giardini Poseidon Terme, la situazione venutasi a creare a seguito dell’emergenza sanitaria generata dall’imprevista diffusione del covid 19, ci costringe, nostro malgrado, a rinviare l’apertura del parco termale al prossimo anno 2021. Siamo però lieti di comunicarvi che invece riaprirà prossimamente lo stabilimento balneare esterno al parco, non appena saranno ultimati i necessari lavori di ripristino delle strutture e delle zone esterne danneggiate dalle violente mareggiate di quest’inverno. A breve Vi comunicheremo la data ufficiale di riapertura. Arrivederci, quindi, certi della vostra comprensione e di poterci riabbracciare presto con l’affetto di sempre”. Sul ponte sventola bandiera bianca dunque e allora vai con una serie di considerazioni. La prima: sarà un caso, ma la nota dei Poseidon arriva a rimorchio dell’ordinanza di Vincenzo De Luca che crea pure una clamorosa incomprensione. Perché si parla del veto all’apertura delle piscine termali ma ovviamente non viene sottolineato che il divieto in questione non è frutto di una precisa disposizione dello “sceriffo” ma è contenuto in un DPCM dello scorso 17 maggio. E’ chiaro che la coincidenza temporale lascia supporre quasi che si sia voluta cavalcare l’onda ma è chiaro che quello di tanti non può che rimanere un sospetto. Forse “mediaticamente” fondato, ma pur sempre un sospetto.

Lucia Beringer, amministratrice
dei Giardini Poseidon

E poi c’è un’altra considerazione da fare. La rinuncia a “giocare la partita” della stagione turistica forse più difficile di sempre per la nostra isola allarga la sua platea ad un nuovo tassello di prestigio. Perché non c’è dubbio che i Giardini Poseidon rappresentino un’eccellenza dell’isola d’Ischia ed anche una delle location conosciute e apprezzate in ogni angolo del pianeta. E pochi giorni prima analoga decisione era stata adottata dalla famiglia Sciò che appena un anno fa era sbarcata a Forio tra squilli di tromba dopo aver acquistato il Mezzatorre, che pure nel 2019 ha fatto registrare un notevole incremento di fatturato. Insomma, due perle che si arrendono così, forse anche con troppo anticipo. Perché è vero che qui a turno Governo centrale e Regioni non stanno facendo capire più nulla, ma è altrettanto indubbio che forse nell’attesa che la nebbia diradasse si poteva attendere ancora un po’ prima di tirare il freno a mano e scendere dalla macchina. Perché, inutile nasconderselo, da aziende sane e che rappresentano fiori all’occhiello di un territorio ci si aspettava un gesto di coraggio che avesse anche il valore di un messaggio chiaro di fiducia e speranza verso l’immediato futuro, oltre che di tutela di livelli occupazionali. E invece il messaggio trasmesso all’esterno è ben diverso, potrebbe per assurdo avere un preoccupante effetto domino (chi può assicurare che tanti altri imprenditori non lo prendano per un campanello d’allarme e decidano di andare a rimorchio?)

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