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CRONACA

I GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA «Un giudice a disposizione di tutti, senza nessuna remora morale»

Nell’ordinanza di custodia cautelare a carico dei cinque indagati arrestati ieri mattina, tra cui figura il giudice Alberto Capuano, c’è la parte finale dedicata alle conclusioni sui gravi indizi di colpevolezza. Il gip De Robbio sottolinea come “le indagini svolge dalla Squadra Mobile di Roma sotto la direzione della Procura ha disvelato in un breve lasso di tempo la situazione di estrema vulnerabilità del Tribunale di Napoli, a causa del collaudato sistema di corruttela operante e di cui indagati Di Dio e Capuano appaiono i terminali principali (anche se purtroppo non gli unici)”. Relativamente al Capuano si legge che “ha messo a completa disposizione di chiunque volesse la propria competenza tecnica, offrendosi di visionare fascicoli processuali per suggerire strategie, imponendo la nomina di avvocati e contattando i magistrati assegnatari dei procedimenti per convincerli a decidere non secondo giustizia ma per il perseguimento di fini economici del tutto incompatibili con la funzione rivestita”. Delle regalie e dei bonus ricevuti, poi, abbiamo già parlato in altra parte del giornale ma sempre riferendosi ad Alberto Capuano il gip sottolinea che “anche nel suo caso si tratta di attività seriale e continua, con ampio superamento degli standard richiesti dall’art. 274 lettera e del codice di procedura penale: solo l’adozione della misura cautelare massima può arrestare la certa reiterazione di delitti della stessa specie di quelli individuati nel corso delle indagini”.

Un altro passaggio significativo, poi, è quello nel quale si fa riferimento a Valentino Cassini, definito intermediario di fiducia di Alberto Capuano che, scrive il gip De Robbio, “ha svolto con costanza e senza alcuna remora morale il compito di mantenere i rapporti di natura illecita tra il Capuano e il Di Dio e prima ancora tra il magistrato e il Federico allo scopo di guadagnare denaro derivanti dalla spartizione con i sodali del prezzo delle corruzioni. La sua presenza costante accanto al Di Dio, la piena compartecipazione a tutti gli accordi corruttivi gestiti dal Capuano nel corso delle indagini ne fanno un altro perno fondamentale del sistema corruttivo, ciò che impone anche nel suo caso di ritenere sussistente un serio e concreto pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie di quella per i quali si procede”. 

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