CRONACA

I numeri (e i risultati) di un triennio di lavoro

Ci sono numeri che, presi singolarmente, restano freddi. Cifre annotate su fogli ufficiali, registrate nei report, archiviate negli uffici. E poi ci sono numeri che, se letti nel loro insieme, raccontano una storia. Una storia fatta di giorni, di notti, di controlli ripetuti, di porte bussate, di strade presidiate, di indagini pazienti e di un’azione continua che raramente fa rumore, ma che incide. I tre anni di direzione del Commissariato di Polizia di Ischia da parte di Ciro Re sono tutti lì, in quella sequenza impressionante di attività che restituisce il senso concreto di cosa significhi governare la sicurezza di un territorio complesso come quello isolano. Dal giugno del 2022 fino alla fine del 2025, Ischia è stata attraversata da una presenza costante, metodica, quotidiana della Polizia di Stato. Una presenza che non si è limitata all’intervento emergenziale o all’azione repressiva episodica, ma che ha costruito nel tempo una rete di controllo diffuso, capillare, capace di intercettare situazioni di illegalità prima che si radicassero o esplodessero. Oltre centoventimila persone identificate, tra cui più di ottocento minori, non sono soltanto un dato statistico: sono il riflesso di una vigilanza permanente, di un territorio osservato metro dopo metro, stagione dopo stagione, con un’attenzione che non ha conosciuto pause, neppure nei momenti di massima pressione turistica.

Dentro questo flusso incessante di controlli emergono le storie di chi ha incrociato la linea della legalità. Centinaia di persone denunciate in stato di libertà, decine arrestate, alcune in esecuzione di provvedimenti giudiziari, altre colte in flagranza di reato. Non operazioni isolate, ma il risultato di un lavoro investigativo che ha saputo unire l’attività informativa sul territorio alla capacità di intervenire nel momento giusto. Arresti domiciliari disposti e monitorati con continuità, misure restrittive verificate migliaia di volte, provvedimenti di prevenzione applicati quando ancora il reato non si era trasformato in danno irreversibile. La lotta alla criminalità, sotto la guida di Ciro Re, non è stata mai declinata in chiave spettacolare. È stata piuttosto una pressione costante, fatta di decine di perquisizioni, di armi sequestrate che hanno tolto potenziale violenza dalle strade, di sequestri di droga che hanno inciso in modo significativo su un mercato che, per dimensioni e modalità, non aveva precedenti sull’isola. Circa cinquanta chilogrammi di sostanze stupefacenti sottratte alla circolazione raccontano di un’attività investigativa profonda, capace di risalire filiere, individuare snodi, interrompere traffici che avevano trovato anche sull’isola un terreno favorevole.

Accanto a questo lavoro, spesso invisibile ma decisivo, c’è stato il presidio quotidiano del territorio. Migliaia di posti di controllo, oltre sessantamila veicoli fermati e verificati, più di settemila motocicli e ciclomotori controllati. Automobili, scooter, mezzi commerciali: ogni fermo è diventato occasione per affermare una presenza dello Stato che non fosse percepita come episodica, ma strutturale. Le oltre milleottocento contravvenzioni elevate, i sequestri amministrativi e i fermi disposti non sono mai stati fini a sé stessi, ma parte di una strategia più ampia di rispetto delle regole, di sicurezza stradale, di prevenzione di comportamenti che, se tollerati, avrebbero alimentato un senso di impunità. Un capitolo fondamentale di questo triennio è stato quello della polizia amministrativa. Un lavoro spesso sottovalutato, ma decisivo per la qualità della convivenza civile. Centinaia di pratiche per il porto d’armi, migliaia di passaporti rilasciati, esercizi pubblici controllati e, quando necessario, sanzionati. Anche qui, l’approccio è stato improntato all’equilibrio: vigilanza rigorosa, ma sempre accompagnata da un confronto istituzionale, da una volontà di far comprendere le regole prima ancora di farle rispettare con la forza della sanzione.

Particolare attenzione è stata riservata ai più giovani e ai contesti di maggiore fragilità sociale. Le numerose dichiarazioni di accompagnamento per i minori, i controlli nelle zone di aggregazione, l’attenzione costante ai segnali di disagio hanno rappresentato una linea silenziosa ma continua dell’azione del Commissariato. Non repressione cieca, ma prevenzione mirata, nella consapevolezza che intervenire per tempo significa spesso evitare conseguenze più gravi. Il sistema delle misure di prevenzione personale è stato applicato con decisione. Avvisi orali, proposte di sorveglianza speciale, divieti di accesso ai locali pubblici, provvedimenti per delinquenza abituale: strumenti delicati, che incidono profondamente sulla vita delle persone e che proprio per questo richiedono equilibrio, rigore e responsabilità. In questi anni, tali misure sono state utilizzate come barriera preventiva contro il radicarsi di comportamenti criminali, soprattutto in contesti a rischio di degenerazione.

Tutto questo si è svolto mentre l’isola attraversava uno dei momenti più drammatici della sua storia recente. Dopo l’alluvione del novembre 2022, il Commissariato di Ischia ha rappresentato un punto fermo, una presenza costante accanto a una comunità ferita. Non solo ordine pubblico, ma assistenza, supporto, gestione di un’emergenza che ha richiesto sangue freddo, capacità organizzativa e umanità. Anche in quelle ore difficili, la Polizia di Stato ha dimostrato cosa significhi essere presidio dello Stato nel senso più pieno del termine. I numeri, alla fine, restituiscono il peso specifico di questo triennio. Non come traguardi da esibire, ma come tracce di un lavoro quotidiano che ha richiesto metodo, determinazione e una profonda conoscenza del territorio. Ciro Re lascia Ischia con un’eredità fatta di fatti, prima ancora che di parole. Un’impronta discreta, ma netta. Una presenza che non ha mai cercato consenso facile, ma che ha puntato sulla coerenza, sulla professionalità e su un’idea di legalità praticata, giorno dopo giorno.

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