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«I rincari delle tariffe? Li pagherà l’utenza»

Marco Galano, presidente della New Atec, si dice amareggiato per gli aumenti scattati sulle corse notturne da Napoli, auspica che il dialogo con la Regione porti al dietrofront ma intanto non si nasconde: «Problema da risolvere a breve, altrimenti i costi ricadranno anche sui consumatori»

Marco Galano, è arrivata una bruttissima sorpresa: l’aumento delle tariffe sulle corse notturne Medmar dirottate su Napoli. Una sorta di fulmine a ciel sereno. Nessuno di voi se lo aspettava?

«No, assolutamente. Nessuno di noi si aspettava una situazione del genere, anche perché nel corso della riunione tenutasi in Prefettura il 18 agosto ci era stato comunicato dalla Regione Campania, nella persona dell’avvocato Carannante della Direzione generale per la Mobilità, che qualsiasi costo relativo al servizio sarebbe stato contrattualizzato direttamente con il vettore. Parliamo infatti di una corsa regionale, quindi già sovvenzionata dalla Regione Campania. Alla luce di quanto ci era stato spiegato in quella sede, non avevamo motivo di immaginare che il trasferimento delle corse notturne da Pozzuoli a Napoli potesse determinare un aggravio di costi di queste dimensioni a carico degli autotrasportatori. Per questo, quando ci siamo trovati davanti alle nuove tariffe, la sorpresa è stata notevole. Non era questo lo scenario che ci era stato prospettato durante gli incontri istituzionali».

Avete provato a chiedere spiegazioni? Anche perché, come ha già evidenziato il vostro legale, gli aumenti sono tutt’altro che irrilevanti.

«Certamente. Abbiamo immediatamente cercato di capire cosa fosse successo e da dove derivassero questi aumenti. Già la settimana scorsa avevamo segnalato telefonicamente il problema, senza però ottenere risultati concreti. A quel punto abbiamo ritenuto necessario formalizzare la questione e abbiamo incaricato il nostro legale di scrivere alla Regione Campania e, per conoscenza, anche al Prefetto. Dopo questa iniziativa siamo stati contattati dagli uffici regionali e adesso è in corso un confronto per cercare di trovare una soluzione. Questo è sicuramente un primo passo, ma è evidente che abbiamo bisogno di risposte rapide perché le aziende di autotrasporto lavorano quotidianamente e non possono sostenere per un periodo indefinito un aumento così consistente dei costi».

Che cosa vi aspettate adesso e, soprattutto, che cosa vi hanno spiegato da Palazzo Santa Lucia?

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«Ci è stato spiegato che per rimodulare una nuova tariffa relativa alla corsa regionale trasferita da Pozzuoli a Napoli sarebbero stati necessari tempi burocratici superiori ai quindici giorni. Di fronte all’emergenza si è quindi cercato di trovare la soluzione più veloce possibile, applicando alle corse regionali il piano tariffario Caremar già previsto su Napoli. Il problema nasce proprio da qui. Caremar ha determinate tariffe e, soprattutto, è previsto un costo di prenotazione che si aggira intorno al 12 per cento. Questa scelta ha consentito probabilmente di superare rapidamente un ostacolo burocratico, ma ha prodotto una conseguenza economica molto pesante per noi. Tra l’altro diventa difficile effettuare un confronto diretto con la situazione precedente, perché prima il servizio era effettuato su Pozzuoli con condizioni tariffarie differenti».

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A questo punto, però, sembra che nel tentativo di fare presto sia stato combinato un bel pasticcio.

«Sì, purtroppo possiamo definirlo un bel pasticcio. Comprendiamo perfettamente che ci fosse la necessità di intervenire velocemente e che la Regione dovesse trovare una soluzione in tempi molto brevi, perché il servizio andava comunque garantito. Il problema è che questa soluzione ha finito per scaricare un costo aggiuntivo sugli autotrasportatori. Adesso gli uffici regionali stanno cercando di individuare un rimedio e, da quello che ci è stato rappresentato, si sta valutando almeno la possibilità di intervenire sui costi di prenotazione, che per noi sono davvero troppo elevati».

Quanto tempo siete disposti ad aspettare? E soprattutto, questi aumenti quanto rischiano di riverberarsi sulla comunità isolana attraverso un inevitabile effetto a catena?

«Se nelle prossime 48 ore non si riuscirà a modificare questa situazione, gli aumenti inevitabilmente finiranno per riversarsi sulla clientela e quindi sulle tariffe applicate dalle nostre aziende. Stiamo parlando di incrementi nell’ordine del 22-23 per cento rispetto a prima su ogni corsa regionale. È una differenza troppo pesante perché possa essere assorbita interamente dalle imprese di autotrasporto. Possiamo farlo per qualche giorno ma certamente non può diventare una condizione strutturale. Per questo abbiamo dato un termine temporale molto breve al confronto: attendiamo queste 48 ore e cerchiamo di trovare un accordo con le parti interessate, perché è evidente che il problema sarebbe di non poco conto per l’intera filiera e dunque anche per i consumatori».

È arrivato il momento di mettere in campo qualche iniziativa di protesta oppure è ancora il tempo del dialogo?

«Per noi è ancora il tempo del dialogo. Dal 17-18 agosto ad oggi il confronto con gli uffici della Regione Campania è stato praticamente quotidiano e dobbiamo riconoscere che l’interlocuzione non è mai venuta meno. Proprio per questo, almeno in questa fase, vogliamo continuare su questa strada. Gli autotrasportatori hanno bisogno di poter lavorare, di conoscere gli orari delle corse, di avere spazi sufficienti sulle navi e soprattutto di poter programmare la propria attività con costi sostenibili. Cercheremo quindi fino all’ultimo di trovare una soluzione attraverso il confronto istituzionale. Se poi dovessimo renderci conto che non ci sono più margini, ci riuniremo con tutti gli associati e valuteremo insieme quali iniziative assumere».

Che cosa l’ha colpita o amareggiata maggiormente, in senso negativo, di tutto quello che è successo da quando sono scattate le limitazioni al porto di Pozzuoli?

«Quello che è accaduto all’inizio dell’emergenza. Intorno al 14 agosto i sindaci avevano diffuso un comunicato nel quale chiedevano di trasferire su Napoli tutto il traffico interessato dalle limitazioni di Pozzuoli. Purtroppo questa soluzione non è stata adottata integralmente e si è scelta una limitazione che consente il transito dei mezzi fino a 3,5 tonnellate e con determinate caratteristiche dimensionali. Personalmente continuo a pensare che, se si fosse trasferito tutto il traffico su Napoli, probabilmente avremmo risolto diversi problemi alla radice. Invece oggi ci troviamo in una situazione ibrida: da Pozzuoli continuano a partire corse che possono imbarcare automobili e camion fino a 3,5 tonnellate, mentre tutto il traffico pesante deve necessariamente utilizzare Napoli. Il risultato è che alcune navi da Pozzuoli viaggiano con pochissimi mezzi a bordo, mentre sulle corse da Napoli abbiamo il problema opposto, cioè quello di dover concentrare il traffico pesante in determinate fasce orarie. Faccio un esempio concreto: l’altro giorno la corsa delle 15 della Maria Buono da Pozzuoli aveva imbarcato appena tre automobili, ed è tutto dire…».

Ci sono novità, invece, per quanto riguarda il porto di Pozzuoli? Inizialmente si era parlato di circa un mese per rimettere le cose a posto. È fiducioso oppure teme che, come spesso accade, questi tempi possano dilatarsi?

«Personalmente sono pessimista e non credo che entro il 19 settembre il problema possa essere completamente risolto. Naturalmente mi auguro di sbagliarmi, perché il ritorno alla normalità sarebbe la soluzione migliore per tutti, a cominciare dagli autotrasportatori. Però bisogna guardare la situazione concreta. Il palazzo pericolante di Pozzuoli non risulta ancora messo definitivamente in sicurezza e, per quanto ci risulta, non è nemmeno iniziato un intervento tale da far pensare a una soluzione in tempi brevissimi. Per questo temo che l’attuale emergenza possa essere prorogata ancora per qualche mese. Ed è proprio questa eventualità che rende ancora più urgente trovare adesso un sistema stabile per i collegamenti da Napoli. Se la situazione dovesse durare più del previsto, non possiamo continuare a ragionare attraverso soluzioni provvisorie, modifiche continue degli orari e costi che cambiano. Serve un’organizzazione che consenta alle aziende di programmare il lavoro e garantire con regolarità il trasporto delle merci da e per l’isola».

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