CULTURA & SOCIETA'

I Sindaci di Casamizziola e Forio devono convincersi che non possono “nominare” anche i parroci nelle loro parrocchie dei loro comuni.

Foto di Giovan Giuseppe Lubrano

Le polemiche non si placano, l’agitazione non si blocca, perfino “masanielli” in gonnella alimentano la tensione. La vicenda sul principio del  diritto canonico relativo alla  nomina dei parroci che coinvolge due parrocchie,San Vito e la Maddalena  e due municipalità isolane, quelle di Forio e di Casamicciola in dichiarato contrasto con la Curia vescovile diocesana e quindi col Vescovo Lagnese, rischia di trasformarsi in un vero e proprio scontro fra le parti, specie se i Comuni isolani interessati (sindaci Del Deo e Castagna) ed un manipoli di “conservatori” delle cose fuori del tempo che tutti noi viviamo oggi,  non si convincono che devono cedere per logica comportamentale all’opportuno legittimo cambiamento delle “regole”  saggiamente desiderato per il bene di tutti  dall’attuale Vescovo Lagnese,  e rendersi conto che mantenere e difendere come stanno facendo, un  “privilegio” vecchio quanto Matusalemme e decisamente anacronistico, significa non camminare con la storia moderna che attraversa l’isola intera e le sue fasce delle società civile e ne fa modello per le generazioni future, almeno credo.

Tutto ritorni prerogativa della Chiesa che ha il compito di gestire e mantenere  compatto il suo gregge. C’è chi insinua il contrario facendo cattiva informazione col tentativo maldestro di influenzare i deboli di spirito, ammesso che ve ne siano in circolazione. Qui si invoca il sacro principio canonico che vuole i parroci  nominati solo e soltanto dal Vescovo come è accaduto da sempre ed accade oggi per le chiese parrocchiali della Diocesi isolana.  Sull’isola non  possono rappresentare l’eccezione continuata solo due chiese parrocchiali, sol perché un decreto del 1540 del Vescovo  Falivene concesse alle autorità municipali locali  del tempo il “privilegio” di partecipare alla nomina del parroco della parrocchia  suggerendo almeno tre nominativi di proprio gradimento per individuarne il prescelto. Un solo Vescovo di tanti secoli fa pensò di coinvolgere   anche le “Università” locali nella nomina dei parroci nelle proprie parrocchie, e questo è stato Agostino Falivene cosciente che il suo “decreto” non sarebbe durato in eterno. Cambiano i governi e quando le condizioni lo richiedono, cambiano anche le leggi. A Ischia sta succedendo proprio questo, con Lagnese Vescovo del nostro tempo che ha deciso per davvero di mescolare le carte e determinare  col suo mandato pastorale quelle innovazioni che i tempi moderni suggeriscono.

Infatti il Vescovo Lagnese nel merito così si è espresso:” Dopo aver consultato la Santa Sede e i membri del Consiglio presbiterale, conformemente alla direzione che la Chiesa Universale ha indicato a partire dal ConciIlo Vaticano II, sono giunto alla conclusione che oggi la miglior soluzione pastorale per la Parrocchia di S. Maria Maddalena Penitente in Casamicciola Terme e per la parrocchia di San Vito in Forio, sia quella di avere un parroco liberamente nominato dal  Vescovo, come avviene normalmente  per  le altre comunità della diocesi”.”È mio vivo desiderio continua il Vescovo di Ischia Mons. Pietro Lagnese, che ciò possa avvenire con il comune accordo delle parti interessate per proseguire il  cammino congiunto tra comunità parrocchiale e comunità civile iniziato secoli fa”. In parole povere, Lagnese auspica che il “cambiamento” necessario, la “cessazione dell’antico privilegio” avvengano nella maniera più indolore possibile, in buona pace per tutti. Per completezza di informazione aggiungo, andando molto indietro nel tempo, che  il Vescovo Pietro II che qualcuno ha tirato in ballo, resse la Diocesi di Ischia dal 1306 e non si sa fino a quando. Di lui si conosce molto poco,solo indirettamente notizie in possesso di un altro vescovo di Ischia Luca Trapani (1699-1718) che tirò fuori nel corso di un Sinodo che egli stesso promosse nel 1716, attraverso una serie di antiche pergamene. Ne cita gli argomenti e il  numero progressivo delle varie disposizioni scritte dall’antico prelato. Fra queste il suo interessamento all’erezione della Parrocchia di San Vito a Forio.

La bolla di fondazione è del 1306. La parrocchia primitiva ebbe come sede una chiesa dedicata al Santo fatta sorgere al centro di un fiorente insediamento di fsmiglie sulla marina di Citara. Quindi niente patronato e nè parroci nominati dalle autorità civili del tempo. Ma per concludere, vediamo insieme chi era e cosa è stato quel  lontano Vescovo  del Medio Evo della Diocesi isolana che con un suo decreto concesse ai Comuni isolani a quel tempo chiamati Università, la facoltà di partecipare alla nomina dei parroci da insediare  nelle chiese parrocchiali dell’isola. Mi riferisco naturalmente  ad Agostino Falivene originario di Giffoni Valle Piana, appartenente all’Ordine dei Servi di Maria, noto come Agostino di Salerno, eletto  il 25 settembre 1528  Vescovo di Capri nominato da Papa Clemente VII. Ebbe ufficialmente la consacrazione vescovile il 2 luglio dell’anno dopo 1529 dall’Arcivescovo  Gabriele Foschi. Cinque anni dopo,  il 24 aprile del  1534 Papa Paolo III lo trasferì alla sede di Ischia, dove morì nel 1548. Le sue spoglie mortali furono deposte per sempre  nella cripta del nostro Castello Aragonese.  Di Mons. Falivene si può dire tanto. Fra l’altro, fare concessioni e decretare  privilegi era il suo forte. Amico della potente famiglia dei D’Avalos  che a quell’epoca dominava a Ischia. Non trascurò il soccorso materiale e spirituale  del popolo affidato  alle sue cure, nonostante le ristrettezze economiche del suo tempo.  Fra i tanti diritti di patronato alle chiese isolan, nel 1537 concesse alla famiglia Mele venuta a Ischia Da Giffoni il diritti di patronato anche sulla chiesa di San Nicola all’ Epomeo. Altro diritto di patronato lo concesse ai suoi stessi famigliari  per una cappella ricavata dallo scavo nel masso del tunnel che porta su al Castello aragonese allora dedicata a San Leonardo, oggi identificabile con l’attuale cappella dedicata a San Giovan Giuseppe della Croce. E si potrebbe ancora continuare, tanto che fra i sacerdoti  della sua Chiesa che era in Ischia, c’ era chi  amava  chiamarlo,  Falivene il “magnanimo”.

                                                                                                           antoniolubrano1941@gmail.com

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