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CULTURA & SOCIETA'

I tesori nascosti dell’isola: Ambrogio Castaldi, l’artista e l’uomo

Alla scoperta di un personaggio che ha fatto della sua stessa vita un’opera d’arte: un uomo che ha vissuto e vive tra sacro e profano, religione ed erotismo per una storia tutta da raccontare

DI BARBARA D’ACIERNO

Artista poliedrico, ha fatto della sua stessa vita un’opera d’arte. Ischitano doc, anzi panzese, è proprio su quelle colline che inizia ad avvicinarsi ad un mondo tutto nuovo, di ampie vedute ed anticonformista. E’ la metà degli anni ’60 – l’isola verde è presentata al mondo attraverso occhi esperti di registi, attori, stilisti internazionali, ormai da una decina d’anni, da quando il “commenda” Angelo Rizzoli se ne innamora ed inizia a raccontarla attraverso le sue riviste. Ambrogio è un adolescente curioso e non ascolta i moniti dei vecchi del paese che intimano di non passare da Punta Imperatore, ci sono “svergognati” su quel colle, voluttuosi stilisti e modelli che vivono la sessualità in modo aperto e libero (isola o no, siamo pur sempre negli anni ’60). E allora lui ci passa da quei boschi, con i suoi amici, e conosce persone gentili, che gli offrono la coca cola (“chi l’aveva vista mai la coca cola”) e lo accolgono nella loro villa. Inizia così a sperimentare la propria sessualità, senza vincoli e paure. Bisessuale si definisce oggi, all’alba dei 70 anni.

Gli anni passano, e al seguito di attori come Ava Gardner, Liz Taylor, Charlie Chaplin, arrivano turisti, curiosi, persone da tutto il mondo che vogliono conoscere l’isola e innamorarsi della sua natura selvaggia. E’ in questo contesto che Ambrogio inizia ad appassionarsi di fotografia, riuscendo a sentirsi a proprio agio da entrambe i lati della macchina. Avido esploratore della natura umana, modello avvenente e scultoreo, racconta la storia, le leggende, la vita quotidiana con i suoi scatti che fanno scandalo, valicando spesso il labile confine tra erotismo e porno. Scatta, dipinge, scrive novelle, collabora alla ricerca delle location per i film di un giovanissimo Rocco Siffredi girati sull’isola. Crea. Tutto incentrato su quella che è per lui la chiave del tutto, l’erotismo. Intanto arrivano gli anni ’90 ed Ischia lentamente cade nell’oblio della ribalta cinematografica. Il turismo diventa quello famigliare alla ricerca di terme accessibili e coniglio all’ischitana. La mondanità è un ricordo e la fotografia, da campo esplorato da pochi, inizia ad essere terra di molti.

E’ a questo punto che Ambrogio si avvicina alla scultura. Inizialmente in cerca di location reali che facessero da sfondo alle sue fotografie (ora che il mondo non veniva più sull’isola, aveva iniziato a ricrearlo unendo ambientazioni su pittura e collage alle sue foto d’autore), si appassiona profondamente a questa forma d’arte, che rappresenta nel suo percorso di formazione il naturale passo successivo.Il terreno di famiglia ai piedi del monte Epomeo, affacciato sulla baia tra i tre colli di Panza, viene gradualmente riconvertito da vigneto a set fotografico. Passeggiare tra castelli, giardini ellenici, statue dal sapore classico e riproduzioni androgine di fantasia, mi ricorda una visita di anni fa sul set di Gangs of New York a Cinecittà. 

Meno maestosità certo. Ma in fin dei conti è più impressionante una struttura rimovibile costruita da decine di uomini e macchinari che si estende per centinaia di metri o una scolpita con la mano di un solo uomo nella roccia lungo alcune decine di metri? Ambrogio il diavolo e l’acqua santa, che per cinque anni, ormai superati i 30, durante la settimana frequentava un noviziato a Napoli (“perché persone di cultura come gli ecclesiastici poche al mondo, ed io voglio imparare”) e il fine settimana tornava sulla sua amata isola a vivere una vita fatta di incontri.

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Ambrogio l’anticonformista, che ormai cinquantenne si unisce in un matrimonio a tre con un uomo ed una donna, per celebrare l’amore che non ha confini (“vuoi mettere la bellezza di trascorrere sei mesi con un uomo e sei con un altro? Non ti annoi mai”). Ma la commistione tra vita ed arte deve ancora compiersi a pieno, ed oggi un Ambrogio che sta per compiere 70 anni, continua a lavorare tutti i giorni alla sua più grande opera: trasformare la sua dimora ai piedi dell’Epomeo nel racconto della storia dell’uomo su questa terra, tra sacro e profano, religione ed erotismo. Nel percorso d’artista, dopo essersi cimentato nella costruzione di location fotografiche in pietra, inizia a scolpire interni di chiese (sono andata alla ricerca di una a cui ha lavorato qui a Forio – la Chiesina delle Rose – ma per il momento è ancora chiusa, tenterò nei giorni del Signore) e lapidi. Di qualcosa si dovrà pur mangiare. Ma non è per questo che lo fa, vuole raccontare il suo modo di vedere e vivere la religione e gli uomini. Purtroppo non sempre gli danno la possibilità di realizzare ciò che vede, e allora? Inizia a creare dove nessuno può dirgli cosa va bene e cosa no, cosa può essere raccontato e cosa è meglio tacere. L’ingresso si anima dei ricordi di una vita, foto che sono dipinti e dipinti che creano un tutt’uno con gli abiti di scena. Un arco porta alla camera da letto. Un tavolo che trasuda storia con libri che narrano le origini elleniche dell’isola, sempre aperti, pronti ad essere consultati ad ogni quesito inaspettato. Un letto che mi ricorda quello di nonna, con materassi in lana e immagini di santi che in realtà sono autoritratti in abito ecclesiastico. In fondo, un altare in pietra set di scatti che negli anni ’90 sono stati raccontati dalle cronache locali come feste sataniche in chiese sconsacrate. Un’alcova sconsacrata.

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Dall’altare si accede al cuore pulsante di questa maestosa opera d’arte, la parte della casa ancora in costruzione.

Il vecchio ambiente adibito alla vinificazione secoli or sono, diventa la rappresentazione della storia dell’umanità. E poi ancora, il bene ed il male rappresentati da un’aquila ed una sfinge. Le due scelte a disposizione dell’uomo sulla terra. Quell’uomo il cui libero arbitrio può portare a seguire la natura, il bene (rappresentato dall’ingresso al giardino) o il male, la lussuria, rappresentato dalla cucina, dove bacco la fa da padrone e il godimento ha portato l’umanità alla prossima estinzione, scongiurata, forse, da una madre natura in forma di donna che abbraccia lo stivale e lo salva dalle fiamme dell’inferno. Il sole creatore, in forma d’uovo, circondato dai nove pianeti, conduce al ritratto in pietra di Adamo ed Eva dove la mela, assente, è in realtà il membro maschile in erezione. Il vero motivo dell’allontanamento dall’eden. La cosa più sconcertante di questo intenso pomeriggio? Tutta questa vita, tutta questa arte, sono sconosciute ai più ed io ho avuto la fortuna di assaporarne la profondità solo grazie ad un anima bella conosciuta qualche anno fa sulle strade del cammino di Santiago, ma questa è un’altra storia.

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