CULTURA & SOCIETA'

I volontari della AVO alla messa per San Ciro a Lacco Ameno

La celebrazione è stata officiata da don Carlo Mazzella e ha visto la partecipazione di volontari. Il sacerdote: «Dio vi riempia di ringraziamenti e di salute»

DI MATTEO SADOWSKI

«Ai bambini, ai poveri e a tutti coloro che soffrono nella carne e nello spirito, offri sempre un sorriso gioioso. Dai a loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore», recitava Madre Teresa di Calcutta che la sua vita ha dedicato all’assistenza ai bisognosi». Parole che non meglio possono esprimere l’operato di milioni di volontari che in tutto il mondo si apprestano a portare aiuto, chi in un modo e chi nell’altro a chi ne necessita. «Dio vi deve riempire di grazie e di salute perché quello che fate per gli altri a titolo gratuito è qualcosa di immenso e che non si può quantificare. Ve lo deve dare in grazie e vi deve tornare tutto il bene che fate, perché chi fa volontariato ha una vocazione e fare dei sacrifici a titolo gratuito non è da tutti», con queste bellissime parole Don Carlo Mazzella ha voluto ringraziare i volontari isolani della Croce Rossa Italiana e dell’AVO che quotidianamente si apprestano ad aiutare chi purtroppo è meno fortunato.

I volontari sono stati difatti, come ogni anno, invitati a partecipare alla celebrazione eucaristica presso la chiesa della Santissima Annunziata di Lacco Ameno in memoria di San Ciro, medico che in vita eccelse in maniera particolare per la sanità della vita, umile e dedita alla carità, quale occasione potrebbe essere quindi migliore per esprimere la propria gratitudine verso chi spesso, oltre a operare gratuitamente, non si sente neanche dire un semplice “grazie”. Non è difficile infatti vedere volontari, come ad esempio dell’AVO, visitare i pazienti allettati presso le sale degli ospedali, per chiedere se avessero bisogno di qualcosa, o anche solo per scambiare due parole e dare un sostegno morale in un momento difficile. Oppure i volontari della Croce Rossa che salgono a bordo di ambulanze per trasportare chi deve fare delle cure e non può permettersi un trasporto privato, sono persone che non ricevono nulla in cambio e fanno quello che può tranquillamente essere definito un lavoro appena hanno un giorno o un momento libero. Troppo spesso si sente parlare anche di aggressioni ai danni di volontari e operatori sanitari, fatto inconcepibile, perché chi si abbassa a certi livelli aggredendo chi porta aiuto, aggredisce tutta l’umanità

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