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IC ‘V. Mennella’, la preside Barbieri: «Sapremo rialzarci più forti di prima»

Gianluca Castagna | Lacco Ameno Contro ogni sciagura, generata dall’uomo o dalla natura, la vitalità del sapere. Nemmeno il terremoto è riuscito a rubare ai giovani studenti isolani l’amore, pervasivo e assoluto, per la scuola.
Anche fuori sede, anche ai doppi turni. Faticosi, ma in questa fase di emergenza ancora inevitabili.
A piccoli passi, dunque, verso la normalità. Da qualche settimana sono infatti rientrati a Lacco Ameno i giovani studenti dell’Istituto Comprensivo “Vincenzo Mennella”. Tutti, per ora, al plesso della Fundera. Con una palestra, quella comunale, nuova di zecca e soprattutto con una nuova preside, la prof.ssa Assunta Barbieri, entrata in servizio lo scorso primo settembre con un percorso tutto in salita da affrontare.
Nata a Casamicciola nel 1963, sposata con due figli, la Barbieri è laureata con il massimo dei voti e lode alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Napoli Federico II nel 1990. Dal ‘92 ha insegnato all’IPS “V. Telese” di Ischia e al ITT “C. Mennella” di Forio.
“Il Golfo” l’ha incontrata in questa terza tappa del viaggio sulla realtà scolastica isolana post-sisma.

Cominciamo dalla situazione in cui si trovano oggi i plessi che ospitano l’IC “Vincenzo Mennella”.
Il plesso Fundera è stato restituito alla comunità scolastica grazie a lavori di ristrutturazione che lo hanno riportato allo stato pre-sisma. Non aveva avuto grossi danni, in realtà. L’amministrazione di Lacco Ameno è intervenuta in maniera tempestiva anche prima dell’insediamento del Commissario per l’emergenza. Tutti gli spazi sono stati recuperati, attualmente ospitano le classi della Primaria e della Secondaria di primo grado. Con i doppi turni riusciamo a coprire le attività di tutte le classi dell’Istituto Mennella. Il plesso in via Pannella, sede storica della scuola dell’infanzia, è ancora oggetto di interventi, ma i tempi di riapertura sono prossimi. Questione di settimane. Sono stati sistemati i servizi igienici, e in seguito alla requisizione del primo piano ad opera del Comune, recuperate tre grandi aule, luminose e spaziose, dove riuscirò a ospitare una classe dell’infanzia e le due seconde elementari. Le tre prime resteranno invece alla Fundera, dove faranno solo il turno della mattina. Questo vuol dire che, appena pronta la sede di via Pannella, per i bambini dai tre ai sette anni la stagione dei doppi turni sarà finita.
Veniamo al plesso Principe di Piemonte, dove la situazione è più complicata.
Per quanto ne so, l’edificio retrostante non ha subito grossi danni. I lavori non sono partiti perché la burocrazia delle ricostruzione è più lenta. Il plesso principale verrà sicuramente recuperato. Non è puntellato e non è a rischio crollo. Quando l’edificio retrostante sarà pronto, spero per il prossimo gennaio, conto di spostare tutta la scuola primaria lì. Quindi fine dei doppi turni.
In questo Paese si parla spesso di alleanza educativa in crisi. Com’è il rapporto con i genitori e con le famiglie, dopo settimane caratterizzante dall’emergenza e da scelte non facili?
Ho trovato genitori fantastici e molto disponibili. Malgrado qualche incomprensione iniziale o abitudini radicate difficili da cambiare per tutti, sono stati recettivi e presenti. Ho un consiglio d’istituto straordinario, la signora Taranto mi sostiene facendo da ponte con gli altri genitori. Affronto tutto in maniera condivisa. Le soluzioni alle problematiche la cerchiamo insieme, sono molto attenta ai disagi delle famiglie, non solo quelli legati al post terremoto.
Le legislazione italiana impone che i minori di 14 anni debbano aspettare un genitore o un adulto delegato all’uscita di scuola e non possano tornare a casa da soli. E’ una regola ancora valida o risponde a un’idea lontana, forse anacronistica, della società e della vita delle famiglie?
Penso che sia una legge che esiste da sempre e non è mai stata rispettata. Porre questa questione oggi, per ragazzi di quasi 14 anni è assurdo. Tanto più che questi ragazzi solitamente vanno dove vogliono da soli. Fanno sport, vedono gli amici, vanno a cinema. Se la scuola impone ai genitori di venire a prendere il figlio a scuola, crea disagi e difficoltà. Soprattutto per chi lavora. Forse bisogna pensare a un progetto di educazione civica sulla crescita e l’autonomia di ragazzi. Renderli più responsabili. Per i bambini della primaria oggi c’è un servizio navetta che era stato adottato nelle prime settimane di trasferimento a Forio. Qualcuno ha pensato fosse superflua, ma il plesso Fundera è collocato in un’area particolarmente sensibile, come quella ospedaliera, dove ci sono emergenze continue. Fin quando erano solo 150 ragazzi (delle medie), il problema era relativo. Ospitarne altri 250 della primaria impone una riflessione più profonda. L’amministrazione di Lacco Ameno, d’intesa con la scuola, ha confermato il servizio navetta all’uscita per scongiurare ingorghi che possano diventare pericolosi per ogni eventuale emergenza ospedaliera.

Veniamo alla questione palestra, in questi giorni oggetto di diverse polemiche.
Parliamo di una palestra comunale, non di una palestra della scuola. E’ l’ente comunale che decide come e a chi affidarla, non certo la scuola. Ogni tentativo di tirarci in mezzo per fini strumentali è scorretto. L’IC ‘V. Mennella’ aspettava questa palestra da 20 anni, è ovvio che serva alla scuola, quindi abbiamo chiesto di poterla utilizzare per coprire i doppi turni di lezioni, dal mattino alle ore 18. Quello che accade dopo non è di competenza della scuola. Nei primi giorni i nostri studenti non hanno utilizzato la palestra per una questione di sicurezza legata al trasferimento nella struttura. Non essendoci un collegamento diretto tra il plesso della Fundera e la palestra comunale, pur all’esame dell’Amministrazione, c’era da capire come mettere in sicurezza il passaggio sui marciapiedi fuori dalla scuola, come raggiungerla senza problemi. Paletti? Transenne? Non era il caso, in una zona di emergenza ospedaliera. Si è preferito acquisire le autorizzazioni dei genitori per far uscire i ragazzi e portarli in palestra. Sono arrivate tutte quelle della scuola media, stanno arrivando tutte quelle della primaria. La palestra comunale “Valentino Aceti” è quindi già utilizzata regolarmente da buona parte della nostra comunità scolastica. Mi è dispiaciuto, se risponde a verità, che qualche lamentela sia arrivata dai genitori. Potevano parlare con me della questione, perché ho un rapporto con loro molto trasparente e impostato alla massima chiarezza e collaborazione.
In queste settimane sono arrivate più delusioni dalla politica o dalla scuola?
Ho avuto dalla politica locale una risposta forte, concreta, fattiva. Dal 22 agosto la politica è stata al fianco della scuola di Lacco Ameno. Mi hanno coinvolta immediatamente, dimostrandomi che la scuola è una priorità. E lo è stata nei fatti. Sia la maggioranza sia la minoranza hanno sposato in pieno questa causa e mi sono sempre state vicine. Qualche delusione è arrivata dal mondo della scuola, dove ultimamente sembra prevalga il principio “Mors tua, vita mea”. Un principio che non mi appartiene. Ma ho ricevuto anche grandi dimostrazioni di generosità e solidarietà. Ringrazio ancora le scuole di Forio 1 e Forio 2 per aver ospitato gli alunni di Lacco Ameno nelle prime settimane del nuovo anno scolastico. E naturalmente i miei docenti, i collaboratori scolastici, gli assistenti alla segreteria, il Direttore generale. Il loro impegno è stato decisivo per ripartire con il giusto entusiasmo.
Cosa ha chiesto al Miur e cosa ha ottenuto?
Il fondo straordinario messo a disposizione dal Miur, di circa 3 milioni di euri, sarà impiegato per i fabbisogni di tutte le scuole interessate dal terremoto nei limiti di quanto è andato distrutto per effetto del sisma. Non solo le scuole isolane, dunque. Molte richieste sono state opportunamente rigettate o ridimensionate. A ragione, dato che superavano tutte le richieste delle scuole di un’intera regione come il Lazio. Come DS del “Mennella” ho chiesto banchi, armadi Lim e – ove possibile – attrezzature per arredare il primo piano del plesso di Via Pannella. Stiamo attendendo una risposata dal Miur.

L’ex sede del liceo scientifico che oggi ospita le classi del ‘Mattei’ rientra nell’orbita del V. Mennella?
E’ un discorso che compete all’amministrazione. Certamente non si possono tenere i ragazzi nei doppi turni a vita. Se non si riesce a rientrare nel plesso Principe di Piemonte, quando i ragazzi del Mattei torneranno nella loro sede di Via Principessa Margherita a Casamicciola, tutto può accadere. Compresa l’ospitalità agli alunni dell’ IC ‘Ibsen’, scuola che soffre una crisi profonda di spazi. Stanno mettendo a posto il plesso De Gasperi a Perrone, è una buona notizia. Certo riportare i bambini di Casamicciola da Ischia a Lacco Ameno sarebbe più comodo per molte famiglie.
Com’è la situazione docenti? Organico al completo?
Tutti in servizio. Il “V. Mennella” ha un corpo docente di ruolo fisso già da un po’. Al momento manca solo un docente di sostegno della scuola dell’infanzia, non ancora partita, e uno della secondaria.
L’indirizzo musicale? Oggi ragazzi e ragazze studiano a Villa Arbusto.
L’indirizzo musicale è un’eccellenza della nostra scuola a cui tengo particolarmente. Il ‘Vincenzo Mennella’ ha docenti appassionati, preparatissimi, che sanno trasmettere l’amore per lo strumento musicale. Gli alunni vengono qui, a Villa Arbusto, anche alle otto del mattino, oppure ritornano nel pomeriggio dopo le lezioni alla Fundera. Sono motivatissimi. Utilizziamo gli spazi della Villa grazie alla disponibilità del sindaco Pascale, dell’assessore Prota, di Katia Massaro, che ci ha concesso le sale del museo dei cetacei a Villa Gingerò. Clarinetto, flauto, chitarra, pianoforte: studiano e suonano anche nei giardini e sulle terrazze, riscuotendo enorme gradimento anche da parte dei visitatori del Museo archeologico e del parco. Studiare a Villa Arbusto, luogo così ricco di arte e suggestioni, amplifica l’amore per la musica e il talento, quando c’è.
La società ischitana, impermeabile al fenomeno per molti anni, sta diventando sempre più multietnica. Com’è il grado di integrazione e convivenza al “V. Mennella”?
Ci sono bambini di recente immigrazione, o che sono nati qui ma di origine straniera. Quest’anno, ad esempio, abbiamo due bambine che arrivano dall’Algeria e parlano soprattutto francese: una in prima, l’altra in seconda. Nell’inserimento sono state aiutate da una maestra dell’infanzia, Maria Rosaria Nilo, che conosce bene il francese. Del resto, tutte le maestre della scuola dell’infanzia sono sempre state in servizio, aiutando le colleghe di sostegno nella primaria o curando un progetto specifico di educazione civica, “Strada Facendo’.

La scuola media, tra le più grandi innovazioni scolastiche del secolo scorso, mostra il passo: per organizzazione, programmi e struttura. Un triennio, si dice, dal quale i ragazzi escono senza una preparazione adeguata ai tempi e senza le idee chiare su cosa fare dopo. E’ davvero così?
Purtroppo sì. Il progetto dell’Istituto comprensivo tentava appunto di superare questa problematica. Scegliere a 13 anni non è semplice. Non lo è nemmeno il compito degli insegnanti: prendono in carico un bambino e lo salutano ormai adolescente. La riforma ideale, almeno secondo me, dovrebbe prevedere un unico segmento educativo dall’infanzia ai primi due anni della scuola superiore. Magari accorciando un anno, così gli studenti escono prima come i loro colleghi europei. In più hanno maggior tempo e possibilità di orientarsi meglio riguardo al loro futuro. Gli addii prematuri diminuirebbero sensibilmente. Quando c’è la dispersione? Nel biennio. Dov’è che cambiano più spesso indirizzo? Sempre lì, nel biennio.
Quali progetti metterà in campo una volta normalizzata la situazione degli spazi?
Partiranno malgrado tutto. E sono tantissimi, anche grazie a docenti fantastici sempre molto propositivi. Ho rimodulato il progetto Scuola Viva , che già c’era, inserendo un modulo di teatro e uno di street-art coinvolgendo anche l’IC Forio 2 diretto dalla collega Giovanna Cuomo. Tra le tante iniziative, anche Erasmus plus, programma dell’Unione Europea che ci pone in prima linea con le scuole d’Europa per far progredire l’istruzione e la formazione. I nostri partner saranno l’Austria, la Germania l’Estonia, il Portogallo, l’Irlanda, la Romania e la Polonia. Il progetto ha per titolo “Entrepreneurship: imagination@work”, l’imprenditorialità sarà dunque il tema centrale; al termine del progetto, nel maggio 2019, i nostri alunni saranno in grado di creare vere e proprie start up tenendo in considerazione le esigenze e le domande del territorio. Tra il 18 e il 22 ottobre si è tenuto il primo incontro transnazionale in Portogallo, dove due nostri docenti sono stati coinvolti nel primo workshop formativo sulle ITC e le piattaforme che saranno utilizzate in tutto il progetto.
Cosa vuol dire passare, dopo tanti anni, da insegnante a dirigente?
Cambiano molte cose. La prospettiva, le responsabilità, che sono indubbiamente più grandi. Mi manca il rapporto quotidiano con gli alunni, ma fino a un certo punto perché in fondo non l’ho mai lasciato del tutto. Sono presente alle loro manifestazioni, li ascolto, resto vicina anche ai miei ex studenti del ‘Cristofaro Mennella’.
Tre caratteristiche di un buon dirigente scolastico.
Passione, competenza e umanità. Insieme alla voglia di sognare, che non deve mai venire meno.

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