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IC “V.Mennella”, studenti in prima linea nella Giornata contro il bullismo

Tutti gli alunni della scuola di Lacco Ameno hanno partecipato all’appuntamento nazionale del 7 febbraio con strumenti, iniziative e performance di empatia e socializzazione. La preside Barbieri: «Sempre al vostro fianco, non abbiate paura di parlare»

Sono i dati a dirlo. In Italia oltre il 50% dei ragazzi tra gli 11 e 17 anni subisce episodi di bullismo. Tra chi utilizza quotidianamente il cellulare (85,8%), ben il 22,2% riferisce di essere stato vittima di cyberbullismo. Una fotografia chiara e netta di una realtà drammatica che, purtroppo, è ancora in espansione e necessita di una lotta congiunta di tutti gli attori coinvolti. Bambini e adolescenti, istituzioni, famiglie, specialisti. E soprattutto scuole. Non perché il fenomeno resta circoscritto in classe, né perché si voglia mettere in carico esclusivamente alla scuola certi episodi odiosi che distruggono la serenità (e la vita) di tanti giovani, ma perché le aule, i corridoi, i cortili, i bagni, gli spazi comuni diventano troppo spesso le palestre privilegiate dove i nostri ragazzi praticano quello che imparano altrove.

Il mondo è diventato bullo, la sopraffazione è diffusa in primis fra gli adulti. L’aggressività si annida nelle famiglie, sul lavoro, nei rapporti interpersonali. E’ sfruttata a tutti i livelli, dentro e fuori le mura. Come si può pensare che i bambini non ne acquisiscano i comportamenti o ne riconoscano la gravità?
La scuola deve essere forte contro il bullismo. Per ribaltare la prospettiva e diventare per gli studenti, non solo uno spazio di crescita e maturazione, ma porto sicuro o sponda su cui fare affidamento per salvarsi da aggressioni, insulti, violenze e riprendere un atteggiamento positivo verso la vita. Una sfida enorme proprio perché tra quelle mura possono manifestarsi tante fragilità e atti di prepotenza.

Anche la scuola ischitana, con diverse forme e impegno, ha partecipato alla Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo. A Lacco Ameno, al plesso Fundera dell’Istituto comprensivo “Vincenzo Mennella”, lo squillo della campanella ha risuonato alle 10 per dare lo stop alle lezioni e radunare tutti nell’ampio atrio della scuola per riflettere su una tematica tanto attuale quanto delicata, e trovare insieme il cammino più prossimo per prevenire e contrastare questo dilagante fenomeno. 

Gli alunni, preparati dai docenti Nella Colella, Immacolata Foglia, Candida Monti (per la scuola primaria) e Antonio Cuomo, Giuseppina Iacono, Consiglia Daniele, Giulia De Nicola, Michele Costagliola D’Abele e Emanuela Fenizia (per la secondaria di primo grado) sono stati i protagonisti della Giornata focalizzando l’attenzione sul problema attraverso canti, balli, racconti, letture di esperienze e una sorta di salotto culturale dove hanno posto le loro domande, o espresso le loro opinioni, a invitati ‘speciali’: la preside del “V. Mennella” Assunta Barbieri, la responsabile per l’inclusione Consiglia Daniele, la presidente della Cooperativa 12 Stelle San Michele Cristina Rontino, l’educatrice comportamentale Antonietta Verde, lo psicologo e psicoterapeuta Francesco Impagliazzo.

Bullismo verbale, bullismo fisico, bullismo sociale e naturalmente cyberbullismo, forse la forma più diffusa e pericolosa, visto che tutti frequentano la rete, spazio in cui le angherie si moltiplicano dietro la vigliaccheria dell’anonimato. Chi è il bullo? Perché agisce così? Cosa bisogna fare per difendersi? A chi rivolgersi? Che ruolo hanno le famiglie? Come interviene la scuola?

«Non abbiate paura di parlare», invita subito la Dirigente scolastica Barbieri. «Dovete sempre reagire a questi gesti di prepotenza e aggressività. E se avete un compagno in difficoltà, aiutatelo. Sapete che potete fare riferimento sempre sui vostri docenti». «Spesso – continua la preside – non vi rendete conto che certi atteggiamenti configurano dei reati, soprattutto quando avete a che fare con la tecnologia, con Internet. Il nostro compito è anche quello di farvi capire che certe cose che possono sembrare normali, non lo sono affatto. Hanno risvolti gravi. Fare un video con il cellulare e metterlo in rete, oppure diffonderlo tra amici con riprese non autorizzate, sono comportamenti vietati dalla legge. Siete nativi tecnologici, ma non sempre sapete riconoscere le insidie che nasconde la rete. Noi come scuola cerchiamo di essere al vostro fianco, insegnarvi a conoscere meglio gli strumenti che utilizzate, ma la strada è molto lunga e abbiamo bisogno di coinvolgere tutto il mondo degli adulti. Renderli consapevoli e responsabili di ciò che rappresentano certi comportamenti. Se loro non li riconoscono, come potete farlo voi? Gran parte degli episodi che sono finiti tragicamente, dimostrano che il mondo adulto non era attento a quanto stava accadendo.»

Intanto, con il supporto degli esperti, la strada maestra è quella di combattere la mentalità del bullismo e ricostruire l’empatia. Anche attraverso laboratori creativi e di inclusione, momenti e spazi di condivisione, recitazione e musica. «Nell’era digitale, si è persa la connessione tra le persone. Non ci guardiamo più negli occhi. Comunichiamo con il nostro compagno di classe attraverso un cellulare quando ci troviamo a pochi metri di distanza. Ma se non lo guardiamo negli occhi, come facciamo ad accorgerci di ciò che sta provando veramente?»

Per la dott.ssa Verde «bisogna andare alle radici di ogni singolo caso, capire perché si arriva a diventare un bullo e perché si finisce per essere vittima di atti di bullismo. Solitamente si parte dalla famiglia. La fiducia è fondamentale, quindi attraverso il linguaggio, proviamo a entrare in contatto con il ragazzo violento, aggressivo. Solo successivamente si passa ad altri tipi di strategie L’educatore comportamentale agisce direttamente sul problema, anche se è molto difficile penetrare il silenzio, sia del bullo che della vittima. Occorrono strategia di inclusione, la sinergia con gli insegnanti è fondamentale, anche se dai laboratori che conduciamo regolarmente nelle scuole abbiamo scoperto tantissimi episodi che vanno oltre la realtà scolastica. Solitamente parliamo di bullismo a scuola, ma anche fuori accadono molte cose.»

Episodi che vedono coinvolti ragazzi sempre più piccoli . «E’ l’effetto di una società che è profondamente cambiata» spiega il dottor Impagliazzo. «La cultura contemporanea fornisce una quantità enorme di “oggetti”, che non riescono però ad soddisfare il vero bisogno dei bambini e dei ragazzi: stabilire relazioni sane, dove l’amore è centrale. Manca un rapporto più maturo con “l’altro”. E quando non si riconosce “l’altro”, tutto è possibile, anche agire in molto violento o drammatico»

Dai dati che emergono c’è un tipo di bullismo che sembra aumentare, quello del bullismo sessuale. «E’ il fallimento di come si dovrebbe parlare della sessualità tra i giovani. Il fatto di poter mostrare alla comunità virtuale situazioni dove in gioco è la sessualità, dimostra ancora una volta che la funzione del limite e dei riferimenti di valore sono in forte declino. Qui andiamo al di là del bullismo, si prova soddisfazione nel vedere umiliato l’altro. E’ un dato molto preoccupante.» Attraverso quali interventi è possibile ridurre il disagio, il dolore e la sofferenza di una vittima? «In primo luogo ascoltando questa sofferenza» sottolinea lo psicologo Impagliazzo. «Le vittime di solito non hanno molte opportunità di parlare. Si vergognano, anche a casa. Quindi è molto difficile che si aprano con i propri genitori o con i fratelli. Non perché i genitori non siano dei buoni ascoltatori ,ma perché si tratta di vissuti molto forti, entrano in gioco i sensi di colpa o il rischio di deludere i propri genitori. Eppure l’ascolto è il primo passo, fondamentale, per aprire alla possibilità di iniziare nuovi comportamenti e modi di stare insieme. Un’opportunità di uscire dal vittimismo e dalla solitudine per vedere qualcosa di nuovo su se stessi».

La situazione sull’isola d’Ischia è stata raccontata da Cristina Rontino, che – in tema di bullismo e cyberbullismo – da circa 4 anni opera sul territorio con la Cooperativa 12 Stelle San Michele. Due sportelli d’ascolto autorizzati dall’Ambito Ischia 1, supporti alla genitorialità e all’adolescenza, laboratori nelle scuole, canali alternativi di raccolta d’ esperienze e testimonianze, da cui emergono «isolamento, senso di inadeguatezza, disagio sociale, difficoltà familiari, difficoltà a vivere la propria omosessualità o identità sessuale, problemi di alimentazione, adescamenti on line. Attraverso giornate come questa, teniamo alta l’attenzione su questo fenomeno perché ci rendiamo conto che c’è una mancanza di conoscenza di ogni aspetto che riguarda il bullismo, le sue radici e i suoi effetti nella vita di tanti ragazzi. Non solo delle vittime ma anche dei bulli. La Cooperativa mette a disposizione psicologi, sociologi, psicoterapeuti, educatori comportamentali e insieme facciamo percorsi di inclusione». Ma come rispondono, sul territorio, due soggetti decisivi per affrontare efficacemente questo problema, e cioè la scuola e la famiglia? «Le scuole – afferma la Rontino – rispondono in maniera molto positiva. Gli insegnanti sono sempre stati partecipativi. Profondono interesse e impegno. Registro invece più latitanza da parte delle famiglie. Una certa reticenza a riconoscere l’esistenza del problema o la sua gravità. Per molte che si autodenunciano e portano I ragazzi a fare un percorso di rieducazione attraverso interventi mirati, altre negano l’evidenza. Dicono che non è possibile o riducono tutto a delle bravate tra ragazzi. Quasi sempre il bullismo è paura che grida con forza. Il ragazzo violento trasferisce la sua frustrazione da un soggetto all’altro. Finisce con uno, ricomincia con un altro. Noi vogliamo rompere questo circolo vizioso».

Anche attraverso la musicoterapia, formidabile strumento di empatia e socializzazione. Come ha dimostrato il momento finale della giornata, attraverso il coinvolgimento dei ragazzi in una performance collettiva di suoni, energia, espressività corporea, condivisione e amicizia guidata dall’operatore musicale Massimo Max Ventricini.

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