POLITICAPRIMO PIANO

Il 2022, gli avversari, Serrara, l’EVI, a tutto Enzo

Il sindaco d’Ischia in una lunga intervista a Il Golfo si sofferma su una serie di punti che spaziano dal Comune capofila passando per tematiche che investono l’isola nella sua interezza. E in alcune circostanze il primo cittadino è chiaro e perentorio

Partiamo da una considerazione, nel ponte di Ognissanti è stato bello vedere l’isola strapiena con una vera e propria invasione di turisti. In un periodo non ancora dei migliori, certo la cosa non può che far piacere.

«Sicuramente l’anno 2021 dal punto di vista turistico finisce con l’avere numeri che all’inizio nemmeno speravamo, le cose sono andate molto meglio rispetto al 2020 e dico che siamo riusciti quasi a raggiungere i livelli precedenti alla pandemia. E si tratta di un buon viatico per un futuro che ci auguriamo possa vederci finalmente tornare alla normalità. Abbiamo recuperato non soltanto economia – con una significativa immissione di liquidità sul territorio – ma anche fiducia e autostima per reggere questo momento di difficoltà. Le ultime notizie parlano di ripresa dei contagi e quindi la luce in fondo al tunnel non è così vicina, bisogna pazientare ancora un po’. Andiamo avanti, e facciamolo comunque con ottimismo».

Quest’anno si è riusciti (forse anche per una serie di concomitanze positive) ad allungare la stagione turistica, quanto fa riflettere il fatto di non essere ancora riusciti nella tanto agognata destagionalizzazione dei flussi?

«Prima del 2017, e dunque del terremoto, si era consolidato un trend che tendeva ad allungare la stagione e che vedeva anno dopo anno un maggior numero di operatori turistici che “aderivano” alla cosiddetta destagionalizzazione. Ma per riuscire in questo progetto c’è bisogno di una serie di attività sinergiche, bisogna sedere attorno a un tavolo gli operatori economici del nostro tessuto. Purtroppo poi con il sisma c’è stata una prima battuta d’arresto, la seconda è arrivata all’inizio del 2020 con il turismo non solo ischitano ma mondiale che è stato bloccato dalla pandemia e dalle conseguenti misure anti contagio. Io penso che per le peculiarità che garantisce la nostra isola sia possibile avere una stagionalità molto più lunga di quella attuale, non è una missione impossibile. Ma bisogna crederci e soprattutto è necessario migliorarsi dal punto di vista strutturale per ospitare i turisti anche nel periodo invernale».

«Il 2021 ha registrato una ripresa turistica, siamo tornati quasi ai livelli pre pandemia e questo è un buon viatico per il futuro. Abbiamo recuperato economia ma anche fiducia e autostima per reggere questo momento di difficoltà. Non siamo ancora fuori dal tunnel, ma andiamo avanti facendolo con ottimismo»

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In che senso?

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«Non tutti gli alberghi o le strutture ricettive in genere hanno i requisiti per garantire i comfort che richiede il culto dell’ospitalità moderna, anche se devo riconoscere che il fenomeno del bed & breakfast ha registrato ultimamente la nascita di attività ben curate che potranno dare un valido contributo alla destagionalizzazione».

«A Serrara non immaginavo uno scarto così netto anche se ero convinto del buon lavoro svolto dall’amico Rosario Caruso così come delle capacità di Irene. La comunità ha saputo scegliere bene e poi credo sia importante la presenza di un sindaco donna nel panorama politico isolano»

Ti aspettavi il risultato di Serrara Fontana, soprattutto per le proporzioni con cui è maturato, e poi cosa significa per l’isola avere di nuovo un sindaco donna?

«Non immaginavo un tale distacco, sono sincero, anche se ero convinto del buon lavoro svolto dall’amico Rosario Caruso così come delle capacità di Irene che negli anni (sia pure a fari spenti) si era sempre distinta per una grande operosità e una notevole capacità di essere donna “cerniera” all’interno di quella compagine amministrativa. E lasciami dire che questi sono ruoli davvero difficili da riscontrare nelle varie compagini e quando ci sono rappresentano dei veri e propri tesori. Ecco, dico che ancora una volta una comunità ha saputo scegliere bene. Credo che è importante che ci sia anche un sindaco donna nel panorama politico isolano, penso si possa innescare anche con lei una sana e proficua collaborazione».

All’Evi si è deciso di voltare pagina. Decisione tecnica, decisione politica o come spesso succede la verità sta nel mezzo?

«Sicuramente ci sono entrambe le valutazioni nel caso di specie. Penso che l’Evi abbia prerogative e possibilità per camminare con le sue gambe, di poter uscire dalla liquidazione e credo che con delle attenzioni tecnico-contabili all’interno del bilancio 2020 e 2021 sarà possibile porsi alle spalle la liquidazione. Si lavora alacremente e in maniera compatta con le altre amministrazioni per conseguire in tempi celeri questi risultati. Mi viene spontaneo ribadire questi concetti per tranquillizzare anche chi di fronte alle ultime dinamiche è preoccupato per le sorti della società. Insomma, non c’è assolutamente l’intenzione di andare a privatizzare il servizio né in qualche maniera andare a creare problemi di qualsivoglia natura alle maestranze che lavorano nel servizio anche con discreti risultati e questo va riconosciuto».

«Il cambio all’ìEvi? L’azienda ha la possibilità di poter camminare con le sue gambe e uscire presto dalla liquidazione, lavoriamo in questa direzione. Voglio tranquillizzare tutti, in primo luogo i lavoratori: non c’è ancora intenzione di andare a privatizzare il servizio, che resterà tassativamente “made in Ischia”»

Quindi il servizio resterà “made in Ischia”, questo possiamo ribadirlo a chiare lettere.

«Senza ombra di dubbio».

Con quale curiosità, da analista politico e non solo da sindaco, guardi a questa iniziativa “Adesso Ischia”? Anche perché, pur considerando che la politica è in continua evoluzione, in questo momento il progetto in questione sembra rappresentare anche l’unica alternativa alla vostra coalizione in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno…

«In un qualsiasi quadro politico la dialettica è sempre un fatto positivo anche se va detto che per il particolare momento che sta vivendo la nostra comunità mi sento di testimoniare gratitudine verso tutti coloro che all’interno del consiglio comunale hanno deciso di farsi carico responsabilmente di un’azione concreta per affrontare e molto spesso risolvere i problemi che si presentano sul tavolo. Ecco, in questo momento la strada della politica chiacchierata rispetto a quella concreta poteva essere più agevole e magari anche più “redditizia” ma tutte le forze che sostengono la nostra amministrazione hanno messo da parte polemiche sterili o iniziative prive di sostanza e si sono abbracciati la croce con l’intento di migliorare il paese. E stiamo lavorando tutti insieme, tracciando un solco continuativo e propositivo. E credo che la cittadinanza comprenda e apprezzi la mole di lavoro che portiamo avanti, e i 27 milioni di euro di finanziamenti intercettati credo ne siano una valida testimonianza».

«”Adesso Ischia”? La dialettica è sempre un fatto positivo, ma io sono grato a chi all’interno del consiglio ha deciso di darci una mano per lavorare nell’interesse del paese. Forse in questo momento la strada della politica chiacchierata rispetto a quella concreta poteva essere più agevole e magari anche più “redditizia” ma in tanti l’hanno pensata diversamente…»

Ti prendi un attimo di pausa e ti fermi a riflettere. Cinque anni ormai sono passati, cosa lascia l’esperienza di sindaco dal punto di vista personale e amministrativo?

«Sarò banale e scontato, ma va detto che senza dubbio non avrei mai immaginato di dover fare i conti nel corso del mio mandato con il terremoto prima e la pandemia poi, sono state due catastrofi una localizzata e l’altra su scala planetaria. Vivere due contesti del genere da primo cittadino tracciano momenti e ricordi che non potranno mai essere dimenticati, accompagnati da una serie di stati d’animo che nel momento in cui eserciti questa carica devi cercare di dominare e controllare tenendo sempre la barra dritta cercando di nascondere le difficoltà e infondendo fiducia anche a chi ti è vicino e alla comunità tutta, che in quel momento ti vede come un punto di riferimento. Però le soddisfazioni non sono mancate, anzi sono state tante, partendo dai tanti interventi realizzati sul nostro territorio e su quelli che andremo a fare: l’attivismo ha rappresentato una sorta di “benzina motivazionale” che ci ha aiutato anche a dimenticare i momenti bui».

Quindi, vabbè, se dovessi rifare il sindaco…

«Mi auguro un quinquennio più tranquillo, mi pare ovvio. Ma mi piace pensare che quando ci saremo messi alle spalle questa pandemia, che non è ancora sconfitta (ed è bene precisarlo), i temi da affrontare saranno più semplici. Bisognerà rilanciare territorio ed economia, sentiamoci fortunati nell’essere ischitani: abbiamo molti punti a nostro favore in virtù della bellezza del territorio in cui viviamo e questo faciliterà il nostro compito».

«Se dovessi essere confermato sindaco mi auguro un quinquennio più tranquillo, penso sia il minimo dopo terremoto e pandemia. Bisognerà rilanciare territorio ed economia, sentiamoci fortunati nell’essere ischitani: abbiamo molti punti a nostro favore in virtù della bellezza del territorio in cui viviamo e questo faciliterà il nostro compito»

Eravamo bambini quando sull’isola si discuteva di alcune tematiche. Penso alle scuole che non hanno in alcuni casi ancora completato l’organico dei docenti perché in molti rifiutano il trasferimento a Ischia. Lo stesso problema vale per la sanità, le vie del mare in inverno subiscono dei tagli drastici. Allora ti chiedo, la soluzione è davvero nel riconoscimento di realtà disagiata come sostiene il sindaco di Forio Francesco Del Deo o le strade da perseguire devono essere anche altre?

«Ischia appartiene alla categoria delle isole minori, e dopo Sicilia e Sardegna è la più popolata e quella che patisce maggiori disagi. Parliamo di una città in mezzo al mare con le esigenze di una realtà che quindi ha fame di sanità, di giustizia, di trasporti, di istruzione perché è ingiusto che chi vive qui 365 giorni l’anno debba soffrire limitazioni di varia natura che non si riscontrano in terraferma. Insomma, è l’ora di capire che la continuità territoriale è un valore sacrosanto che va rispettato in maniera incondizionata da parte del governo centrale. Il riconoscimento di questo disagio rappresenterebbe l’inizio di un viatico che ci può portare a migliorare la nostra situazione e di conseguenza la qualità della vita. Abbiamo bisogno di personale sanitario ischitano, è assurdo che abbiamo diplomati e laureti (infermieri o dottori) che girano l’Italia da nord a sud e invece sarebbe semplicissimo dislocarli sull’isola migliorando nel contempo la nostra Sanità. Lo stesso discorso vale per gli insegnanti, anche qui il fenomeno dell’emigrazione è un qualcosa di assurdo, e in fondo possiamo fare lo stesso ragionamento anche per il Tribunale, dove pure qualche miglioramento si sta notando. Insomma, ben vengano le battaglie che si stanno ponendo in campo per dare una risposta equa alle esigenze del nostro territorio e delle altre isole minori in generale».

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