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Il caso Bar Vittoria e i tormenti di Enzo

ISCHIA. Da quando si è insediato in municipio con la carica di sindaco d’Ischia, bisogna dare atto che Enzo Ferrandino è riuscito a disinnescare più di una bomba a mano. Certo, alle volte con modalità discutibili e cioè soltanto rinviando un problema che poi si sarebbe riproposto peggio di prima, ma di riffa o di raffa è sempre riuscito nel suo intento. La sfida che lo attende questa volta, però, è di quelle toste. Perché la lettera con la quale si chiede di non rinnovare l’autorizzazione al suolo pubblico a Cesare Di Scala, convinto sostenitore di questa amministrazione, firmata da Roberta Boccanfuso ma telecomandata dal padre Luigi, è uno schiaffo non soltanto all’imprenditore della piazzetta ma pure al sindaco ed alla maggioranza tutta. E può rappresentare un ostacolo tortuoso, in grado anche di mandare in crisi il “sistema”. Non ci sono dubbi sul fatto che Luigi Boccanfuso stia consumando la sua vendetta su quello che ritiene il tradimento di Cesare, che nel 2017 candidò la sorella con Enzo Ferrandino e non nella sua lista che sosteneva l’aspirante sindaco Gianluca Trani. Una decisione che non fu mai digerita dall’antiquario che secondo quanto narra la “leggenda” arrivò anche ad esternare il suo malumore al buon Cesare con alcuni sms dal contenuto non proprio conciliante.

Poi ne è passata di acqua sotto i ponti e come è noto a tutti è pure cambiata la geopolitica ischitana. Boccanfuso è entrato in maggioranza ed ha subito trovato il modo di vendicarsi, non a caso ha fatto in modo che alla figlia venisse assegnata la delega al Suolo Pubblico. Sarà un caso, ma pare che il primo atto di assessore da parte di Roberta sia stato proprio quello di denunciare la situazione legata al bar Vittoria. E qui entrò in scena Enzo Ferrandino che – come da consolidato modus agendi – pensò bene di gettare la “palla in tribuna”, un po’ per prendere tempo e un po’ effettivamente perché La Dolce Sosta, il bar di famiglia, si trova oggettivamente nella stessa imbarazzante situazione, se non addirittura peggio (con tutta una serie di strutture che occupano un intero marciapiede). Il problema, però, fu che il primo cittadino nel suo temporeggiare non fermò l’iter burocratico, dal momento che le carte erano state scritte. In questo contesto va anche inquadrato l’orientamento della polizia locale: da una parte Giovan Giuseppe Pugliese che risponderebbe a Luigi Boccanfuso, dall’altro la comandante Chiara Boccanfuso che in questa “bufera” non saprebbe come orientarsi. I più attenti conoscitori dei fatti ischitani ricorderanno che la scorsa estate – nel tentativo (a conti fatti rivelatosi vano) di calmare le acque – fu fatto smontare un pannello di una delle vetrine del Gran Caffè Vittoria. Ma non è bastato.

Boccanfuso ormai ha deciso di andare avanti come un carro armato ma attenzione alle possibili controindicazioni e soprattutto conseguenze. Si potrebbe pensare che Enzo sapesse tutto e si nasconda dietro l’ex vicesindaco, magari nemmeno così spiaciuto che si possa eventualmente danneggiare un concorrente dei suoi familiari, ma è un’ipotesi che ci sentiamo di scartare a priori. Attenzione, però, perché in fondo potrebbe essere anche peggio: magari il sindaco sta subendo tale situazione e non prendendo provvedimenti rischia di scatenare un pericoloso effetto domino. In fondo, ricordate cosa successe proprio con Luigi Boccanfuso e Luigi Telese? La Riva Destra venne completamente smantellata dopo che il “Leprone” aveva subito un provvedimento ritenuto ad personam: insomma, i due si misero contro tutto il paese. Ma c’è un’altra cosa che non convince: se un assessore e/o un comandante dei vigili urbani scrivono note del genere, che hanno una innegabile rilevanza politica, e le protocollano senza mettere al corrente il sindaco, di norma dovrebbero essere “decapitati” e destituiti dalle loro funzioni dopo nemmeno dieci minuti di orologio. Ecco perché, a conti fatti, questa vicenda continua ad avere troppi lati oscuri. Ma la morale, quella chiara ed inequivocabile, resta una e sola: Cesare Di Scala è di fatto un “perseguitato” e il colmo è che sta subendo una ritorsione politica da parte di chi ha perso le elezioni e ora si ritrova in maggioranza. Insomma, siamo arrivati al paradosso: i vinti sono stati messi in condizione da Enzo Ferrandino di “sparare” contro chi gli ha permesso di vincere le elezioni. Un fatto inaccettabile e che potrebbe anche far deflagrare la maggioranza, ma stavolta l’impressione è che il sindaco non possa adottare la politica del “prendete tempo”. Bisogna capire come: il Corso, in effetti, è area pedonale e i marciapiede quindi possono essere occupati. In subordine, magari, i vigili potrebbero cambiare la loro relazione ma questo inevitabilmente farebbe “esplodere” Boccanfuso. Che forse potrebbe anche voler causare un casus belli, come accaduto all’epoca della sindacatura giosiana con la celeberrima ordinanza di Cartaromana: in fondo il buon Luigi questa amministrazione non l’ha mai amata. Pare che sogni ancora Giuseppe Di Meglio (Bambeniello) sindaco. A proposito, chiudiamo con una domanda che a questo punto probabilmente ci chiedereste: come andrà a finire? Dovessimo puntare un euro, lo faremmo su Enzo che in un modo o nell’altro “appara”. Diversamente, sarebbero cavoli amari.

Gaetano Ferrandino

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