CRONACA

IL CASO Benedizione e botti, gli animali e il paradosso di Sant’Antonio

Narra la leggenda che nel cuore della notte tra il 17 e il 18 gennaio gli animali ottengano, grazie all’intercessione di Sant’Antonio Abate, loro protettore, la facoltà di parlare. E chissà quante ne avrebbero da dire ai padroni Fido e Felix se potessero trasformare ciò che passa loro per la testa in parole comprensibili per l’uomo.

Di sicuro, dopo l’esperienza tutt’altro che piacevole cui sono stati costretti a subire a seguito delle benedizioni del 17 gennaio, qualche parolina di rabbia sarebbe sicuramente dedicata ai propri padroni che, in buona fede, hanno portato i fidati amici a quattro zampe in un coacervo di rumori assordanti. Per una benedizione guadagnata ne perdono in serenità, pagando con paura e sgomento l’invocazione della grazia.

Orecchie basse, guaiti, e cuore a mille. Dopo aver ottenuto la tradizionale benedizione, infatti, i numerosi animali che sono stati portati nelle varie chiese di Ischia, da quella di Sant’Antonio Abate a Sant’Antuono fino alla cappella del Piellero a Forio si sono dovuti sorbire i fuochi d’artificio che, si sa, non sono particolarmente amati dagli animali. I cani, gatti e gli altri animali domestici presenti, dai cavalli ai conigli, dai pappagalli alle iguane, avrebbero volentieri fatto a meno di uscire dalle proprie case e subire un tale livello di stress.

In buona fede, i padroni li portano sui portici delle chiese per ottenere la tradizionale e rituale benedizione. La promiscuità con un numero notevole di altri animali è giù uno stress particolarmente sentito dagli esemplari più sensibili e meno abituati a cui si aggiunge la paura causata dai fuochi d’artificio che vengono fatti deflagare durante i festeggiamenti in onore del santo. Eppure siamo reduci da una virale campagna mediatica che nel cuore dei festeggiamenti natalizi non ha mancato di ricordare quanto sia spaventoso e disorientante per i nostri amici a quattro zampe sentire botti così potenti. News, statistiche e tanti simpatici meme, con cani e gatti portavoci dei più svariati messaggi rivolti agli utenti dei social, hanno ricordato che sarebbe il caso mettere da parte questa ormai atavica abitudine ed evitare di far accompagnare i festeggiamenti di ogni genere e soprattutto quelli sacri dal rumore forte e assordante dei fuochi pirotecnici.

Nonostante ciò durante le rituali benedizioni che si sono tenute in diverse zone dell’isola ai numerosi animali concentrati dinanzi alle chiese non è stato risparmiato il martirio sonoro. Un paradosso che non ha mancato di suscitare perplessità tra i padroni degli animali che hanno portato in chiesa i propri animali domestici, riportandoli a casa particolarmente scossi. D’altronde è da tempo che a Ischia la polemica si infiamma tutte le volte che nei cieli dell’isola rimbombano le diane pirotecniche della discordia.

L’eterna diatriba divide la popolazione in due fazioni, agguerritissime. C’è chi proprio non ha intenzione di intaccare una tradizione che affonda radici lontano nei secoli. Il fuoco d’artificio, potente, assordante, che coglie di sorpresa e fa vibrare corpo e anima, non si deve toccare, fa parte del nostro dna, dell orgogliosa appartenenza alla cultura del Sud. Non sparare i fuochi sarebbe quasi uno smacco nei confronti del santo da celebrare. C’è poi la fazione opposta, progressista, che mal tollera i rumori forti. Considera i fuochi d’artificio un retaggio del passato, un inutile sperpero di denaro pubblico che potrebbe essere investito in ben altro piuttosto che fuochi che mandano, letteralmente, migliaia di euro in fumo.

C’è poi la componente animalista che ricorda quanto dannoso sia il dirompente rumore dei fuochi d’artificio per cani, gatti e altri animali domestici terrorizzati dalle improvvise esplosioni. e la componente laica che auspica una minore genuflessione nei confronti di tradizioni religiose che stravolgono in maniera invasiva, a detta loro, le abitudini cittadine.

Nella battaglia tra guelfi e ghibellini, tra amanti del silenzio e propugnatori delle chiassose esplosioni di certo c’è che a patire le conseguenze della tradizione sono proprio loro, gli spaventati animali che se potessero parlare per mano di Sant’Antonio, ci chiederebbero l’utilità di tali vecchie tradizioni.

Foto Umberto Elia

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