CRONACAPRIMO PIANO

Il caso del parcheggio La Siena diventa un paradosso

Cosa c’è dietro la nota della Sovrintendenza che parla di opere non conformi: il direttore dei lavori invita a chiedere lumi al responsabile della Turistica Villa Miramare, che però ci rivolge analogo suggerimento, e così…

I lavori in corso di ultimazione del parcheggio multipiano della Siena alle porte del borgo antico di Ischia Ponte assomigliano a una corsa ad ostacoli. L’ultimo in ordine di tempo è la nota della Sovrintendenza di Napoli, che domenica scorsa abbiamo illustrato su queste colonne. L’ente di Piazza del Plebiscito aveva lasciato intendere che alcune opere non siano “non conformi al progetto” e auspicava dei chiarimenti, rivolgendosi al Comune di Ischia, alla società Turistica Villa Miramare, oltre che al Nucleo di tutela del patrimonio culturale di Napoli e al funzionario di zona. La sovrintendente Elena Cinquantaquattro, come i lettori ricorderanno, facendo riferimento a un sopralluogo svoltosi il 9 novembre senza la partecipazione dell’ente comunale – che aveva motivato tale decisione con la natura privata dei lavori in corso – aveva chiesto di conoscere “l’esatta classificazione dell’opera in riferimento alla zona del P.T.P. in cui essa ricade ed a quanto indicato dall’art. 17 dello stesso piano paesaggistico. Si resta in attesa di un vostro riscontro per entrare nel merito di alcuni aspetti dell’opera in corso di realizzazione non conformi al progetto”.


Enzo Ferrandino:«Per ben due volte, nel 2006 e del 2010, la Sovrintendenza ha espresso parere favorevole al progetto, dunque la risposta alla nota andrebbe cercata in quei pareri, che peraltro riguardano un iter burocratico che non hanno visto minimamente coinvolta l’attuale amministrazione»

Parole che potrebbero celare una nuova serie di grattacapi in relazione a un’opera il cui cantiere è in corso da oltre dieci anni. Nel tentativo di capire quali potrebbero essere gli aspetti critici a cui si riferisce la Sovrintendenza, abbiamo interpellato alcuni dei soggetti coinvolti della vicenda, finendo per imbatterci in un curioso paradosso. Infatti, tra Comune e società titolare dell’area, l’unico che è stato generoso nel commentare la nota è stato il sindaco Enzo Ferrandino, nonostante l’ente come detto abbia evitato di partecipare al sopralluogo della Soprintendenza, mentre a sottrarsi da ogni commento sono stati proprio gli esponenti della società Turistica Villa Miramare, che avrebbero potuto fornire chiarimenti di carattere tecnico. Anzi, il vero paradosso è un altro: da noi contattato, l’avvocato Mario Santaroni non ha voluto commentare la nota della Soprintendenza, adducendo proprio il carattere tecnico della questione, sulla quale solo l’architetto Pino Mattera, direttore dei lavori, avrebbe potuto fornire interpretazioni o ragguagli. Abbiamo quindi contattato l’architetto, il quale non soltanto ha preferito evitare di commentare la nota, ma anzi ci ha invitato a chiamare l’avvocato Santaroni per eventuali commenti in merito. Insomma, un rimpallo reciproco della classica “patata bollente”, sperando che la faccenda non inneschi nuovi ostacoli alla conclusione dei lavori.

Franco Borgogna: «Ho l’impressione che la Sovrintendenza cercherà una soluzione di compromesso, in maniera tale che le sue intenzioni possano coincidere con gli obiettivi dei cittadini, consentendo il completamento dei lavori senza controversie che porterebbero lasciare ancora incompiuta l’opera, con grave danno per tutti»

Da parte sua, il sindaco Enzo Ferrandino è stato molto diretto: «La Sovrintendenza, sia nel 2006 sia nel 2010, sull’incartamento che gli era stato prospettato, per ben due volte aveva manifestato il proprio parere favorevole all’opera. Dunque, per rispondere alla richiesta che oggi è pervenuta dagli stessi uffici della Sovrintendenza, bisogna rifarsi ai pareri resi ben 11 anni fa, in relazione a iter burocratici che non hanno visto minimamente coinvolta l’attuale amministrazione», ha precisato il primo cittadino, che ha aggiunto: «Laddove dovessero emergere eventuali difformità del progetto, si procederebbe al sequestro della struttura per poi conformare l’opera al progetto».

Franco Borgogna, uno dei firmatari del Comitato cittadino che ha chiesto e ottenuto gli atti al Comune, ha spiegato: «Probabilmente, la Sovrintendenza ha “aperto gli occhi” da sola, quando ha capito che i cittadini si erano interessati alla vicenda. Quasi sicuramente le difformità rilevate devono essere relative alla quota in altezza dell’immobile. A quanto pare, era stato preso come riferimento il livello del mare, ma forse tale misura era stata eseguita in un momento “particolare”: fatto sta che c’è circa un metro di difformità in altezza. Come comitato dei cittadini, di certo non ci tenevamo a mettere in risalto questo aspetto, che potrebbe compromettere la conclusione dell’opera: e non è questo l’obiettivo. Lo scopo è piuttosto quello di convincere la proprietà a fermare l’altezza dell’opera al livello attuale, realizzando un giardino pensile, anziché aggiungere parcheggi sopraelevati con pannelli solari. Il fatto che la Sovrintendenza se ne sia accorta complica un po’ le cose. La mia impressione tuttavia è che la stessa Sovrintendenza, nel rilevare delle difformità, cercherà anch’essa una soluzione di compromesso: spero quindi che le intenzioni della Soprintendenza possano coincidere con gli obiettivi del comitato dei cittadini, consentendo il completamento dei lavori senza dannose controversie che porterebbero a lasciare ancora incompiuta l’opera, che sarebbe un grave danno per tutti».

Gianni Vuoso: «L’atteggiamento della Sovrintendenza attesta la sua responsabilità, anzi la sua inutilità, nel non riuscire a evitare gli scempi che si perpetrano sul nostro territorio. Mi chiedo quando si farà sentire la magistratura su questo e su altri casi»
Gianni Vuoso: «L’atteggiamento della Sovrintendenza attesta la sua responsabilità, anzi la sua inutilità, nel non riuscire a evitare gli scempi che si perpetrano sul nostro territorio. Mi chiedo quando si farà sentire la magistratura su questo e su altri casi»

Anch’egli firmatario della richiesta di accesso agli atti, Gianni Vuoso ha ribadito alcuni interrogativi già posti in altre occasioni: «Innanzitutto mi chiedo dov’era la Sovrintendenza fino a oggi: chiusa in un lockdown? Poi ci si accorge che non è stata rinchiusa, e la prova la si ha vedendo gli scempi che si sono succeduti a Ischia, e che sono ovviamente “passati” anche per la Sovrintendenza, quindi non è stata proprio assente. Non dico che tali scempi siano avventi col suo consenso, però in molte occasioni la Soprintendenza non vede e non sente. È un atteggiamento molto grave, che attesta la responsabilità, anzi la inutilità di un ente che non garantisce la difesa di un patrimonio inestimabile, ma si mettono in luce anche le responsabilità delle amministrazioni, come quella di Ischia che si trincera dietro il fatto che si tratta di una costruzione privata. Io credo che non si debba “chiedere” al privato di rispettare i diritti dei terzi, ma che si debba esigere dall’amministrazione che tali diritti siano rispettati. E mi chiedo quando si farà sentire la mano della magistratura su questo e su tanti altri casi sull’isola».

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