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Il caso: italiani amanti del forestiero

Di Concetta Iacono

La pensione sociale è una prestazione a sostegno del reddito pagata dall’INPS, previa domanda del cittadino che possiede determinati requisiti anagrafici e reddituali ed è concessa sia a cittadini italiani che agli stranieri, comunitari ed extracomunitari; ma il riconoscimento del diritto a questa  prestazione è provvisorio, nel senso che ogni anno l’INPS provvede a controllare se i cittadini che hanno ricevuto l’assegno, continuano a possedere i requisiti di accesso all’assegno sociale, di residenza e limiti reddituali.

Tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella finanziaria 2001 dell’allora governo Amato) che ha riconosciuto l’assegno sociale anche ai cittadini stranieri. La Finanziaria 2001 all’art.19 recita: “ Ai sensi dell’articolo 41 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, l’assegno sociale e le provvidenze economiche che costituiscono diritti soggettivi in base alla legislazione vigente in materia di servizi sociali sono concesse alle condizioni previste dalla legislazione medesima, agli stranieri che siano titolari di carta di soggiorno….”.

Attualmente la carta di soggiorno per cittadini stranieri è stata sostituita dalla carta di soggiorno UE e può essere richiesta dai cittadini stranieri in possesso dei seguenti requisiti: che soggiornano regolarmente in Italia da almeno 5 anni; che sono titolari di un permesso di soggiorno in corso di validità; che possono dimostrare la disponibilità di un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale riferito ad una qualsiasi tipologia di contratto (determinato o indeterminato ed anche apprendistato); che hanno superato un test di conoscenza della lingua italiana, requisiti che sono diventati nel corso degli anni più numerosi e più restrittivi, anche se in assenza di controlli efficaci lasciano a desiderare.

In particolare, secondo le disposizioni INPS a partire dal 1° gennaio 2016 possono richiedere la pensione sociale e ricevere l’assegno per 13 mesi sono coloro che: hanno compiuto 65 anni e 7 mesi; non hanno redditi superiori per  l’anno 2015 a 5.830,76 euro annui; hanno la residenza italiana stabile e continuativa da almeno 10 anni, oltre alla carta di soggiorno.

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Molto spesso gli immigrati conoscono la legge e i suoi benefici meglio degli italiani, sanno come aggirare le regole e come piegarle ai propri interessi. Accade anche con l’assegno sociale, infatti ottenerlo, soprattutto per gli stranieri, è abbastanza facile, come evidenziato dalle leggi su citate. Basta avere residenza stabile e abituale da dieci anni in un Comune italiano, essere titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo, non superare la soglia di reddito richiesta e, ovviamente, aver superato i limiti d’età . Gran parte degli stranieri, però, una volta intascato il malloppo, tornano nel loro Paese d’origine, dove possono condurre una vita da nababbo alle nostre spalle. Questo perché il sistema dei controlli in Italia non è molto efficace, infatti lo Stato italiano, a quanto pare, si limita a controllare i soggetti facilmente controllabili, che purtroppo siamo noi italiani.

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Infatti quando un italiano fa richiesta per poter ottenere l’assegno sociale, scattano tutti i controlli di routine. Vengono setacciati i dati dell’Agenzia delle entrate, della Camera di commercio e dell’Inps e si verifica che chi ha richiesto l’assegno sia in regola. Con gli stranieri questi controlli sono tecnicamente impossibili perché non sempre all’estero, soprattutto nei paesi dell’Est Europa e del Nord Africa, esistono banche dati. La valutazione dei limiti di reddito di chi ne fa richiesta si basa quindi su una semplice e incontestabile autocertificazione.

E’ previsto che se il cittadino si allontana dall’Italia per più di 30 giorni l’assegno viene sospeso dall’INPS per poi essere revocato solo dopo un anno. Al riguardo bisogna dire che seppure uno straniero ritorna nel proprio Paese per più mesi consecutivi l’INPS non se ne può rendere conto, come neanche l’Ufficiale d’Anagrafe del Comune di residenza, dato che lo straniero è in regola con il permesso di soggiorno e comunque ha l’alloggio spesso presso i propri figli che stanno in Italia e curano la corrispondenza per chi si è allontanato. Inoltre la furbizia sta nel calcolo che si fanno per il rinnovo del permesso di soggiorno, infatti sanno che verranno chiamati circa tre mesi dopo la richiesta di rinnovo e si comportano di conseguenza, programmando il ritorno in Italia e nel farsi trovare presenti sullo scadere dell’assegno sociale che dura un anno.

Oltre alla beffa degli italiani che sono messi sotto la lente d’ingrandimento dallo Stato italiano, c’è anche il danno dovuto al fatto che se paragoniamo, poi, l’assegno sociale alle cosiddette «pensioni minime» si nota che chi usufruisce dell’assegno sociale, ovvero chi non ha lavorato o non è riuscito a versare contributi adeguati, prende all’incirca quanto chi ha lavorato tutta una vita e che, magari, percepisce la pensione minima.

Ma c’è un’altra ridicola circostanza per i lavoratori italiani: la legge Fornero stabilisce che un uomo vada in pensione a 66 anni e 3 mesi. Ben un anno in più rispetto a quanto richiesto per l’assegno sociale. Significa che uno straniero che magari non abita nemmeno in Italia possa godere della pensione prima di un nostro connazionale che ha lavorato.

Questi danni ai poveri italiani che sono tartassati dalle tasse e ridotti ad uno stato di povertà, non bastano, infatti, il Presidente dell’INPS Tito Boeri, propone la costituzione di un fondo per investire sulle politiche di integrazione degli immigrati, con i contributi versati da quegli immigrati che hanno lavorato per un periodo in Italia e che poi sono ritornati nel Paese di origine senza aver percepito la pensione e quindi senza aver usufruito di quei contributi versati.

In conclusione ripeto che la nostra classe politica è amante del forestiero e distoglie ai connazionali le esigue risorse che abbiamo per darle allo straniero.

 

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