CULTURA & SOCIETA'

Il castello d’Ischia patrimonio mondiale dell’Unesco? Giosi Ferrandino rilanci la proposta

I politici spesso promettono e faticano a mantenere le promesse fatte. E’ il caso dell’Onorevole Barbara Matera, per gli ischitani chi Lha vista, graziosa parlamentare di Forza Italia che nel corso di una sua seconda ed ultima visita a Ischia di qualche anno fa, spinta dall’entusiasmo con cui si vide attratta dalle potenzialità naturali ed architettoniche dell’isola ed in particolare del Castello Aragonese, si impegnò solennemente ad attivarsi da subito, affinchè proprio l’antico Castello d’Ischia, potesse, nel breve tempo possibile, essere inserito nella lista dei siti di assoluto pregio del patrimonio mondiale dell’UNESCO.

La proprosta, l’on. Matera all’epoca componente della Commissione Bilancio Europea l’evrebbe dovuto portare a Bruxelles per sostenerla fino a suo definitivo accoglimento. Parlò addirittura di “scommesa” e si dichiarò certa di poterla vincere. Fatto sta, che a tutt’oggi dalle parti nostre, non c’è più traccia né della Matera, nè della sua proposta . Probabilmete l’On. Barbara Matera avrà smarito la sua agenda in cui aveva annotata la bella idea in favore del nostro Castello, e non se n’è fatto più niente. Però non tutto è perduto. L’idea Unesco è ancora in piedi e può essere fattibile in qualsiasi momento. Se non sarà l’europarlametare Barbara Matera a occuparsene, potrà venir fuori un altro personaggio che potrà far sua la proposta della Matera e rilanciarla con l’efficacia che merita l’argomento. Giosi Ferrandino già sindaco d’Ischia e deputato euopeo al suo secondo m an dato (come passa il tempo), potrebbe essere il personaggio giusto e disponibile per riavviare la pratica e rendere possibile un sogno, in cui tutti noi abbiamo creduto.

Per l’on orevole Giosi l’occasione è ghiotta, e non crediamo che se la lascerebbe scappare. L’opportunità straordinaria di centrare un obiettivo di portata internazionale con il Castello d’Ischia nella lista dei siti di assoluto pregio del patrimonio mondiale dell’Unesco, è quindi a portata di mano e rappresenta per l’isola, un altro punto fermo della propria crdibilità turistica nel mondo. E’ dello stesso prere l’architetto Nicola Mattera, uno dei proprietari dell’antico maniero, che come noi, auspica che la vecchia proposta della Barbara Matera venga riformulata e portata a compimento. “Ottenere che il Castello venga inserito nelle lista dei siti prestigiosi del Parimonio Mondiale dell’Unesco – ci dichiara l’Architetto Nicola Mattera – è importante per tante ragioni. Alcune fra queste, ci dice inoltre l’arch. Mattera, sono la possibilità di ricevere finanziamenti speciali per opere di ulteriore retauro di maggiore spessore, particolari vincoli che pongano il Castello al riparo da evntuali interventi edilizi non pertinenti, aiuti economici per l’incentivazione delle manifestazioni culturali che la famiglia Mattera già da tempo promuove con successo di critica e di pubblico, e qunt’altro favorisce sempre più l’immgine del Castello nel mondo”. La sua storia è tanta e tale che va riproposta in ogni occasione. La costruzione della prima fortezza risale al 474 a.C. sotto il nome di Castrum Gironis, ovvero castello di Girone, in onore del suo fondatore. In quell’anno, infatti, il greco Gerone I tiranno di Siracusa prestò aiuto con la propria flotta ai Cumani nella guerra contro i Tirreni, contribuendo alla loro sconfitta al largo delle acque di Lacco Ameno. Debitori di tale intervento, i Cumani decisero allora di ricompensare l’alleato cedendogli l’intera isola. La fortezza venne poi occupata dai Partenopei, ma nel 315 a.C. i Romani riuscirono a strappar loro il controllo dell’isola e vi fondarono la colonia di Aenaria. Il Castello venne utilizzato come fortino difensivo e vi furono edificate anche alcune abitazioni ed alte torri per sorvegliare il movimento delle navi nemiche.

Nei secoli successivi la fortezza di Gerone fu radicalmente trasformata, in modo da fungere da rifugio sicuro per la popolazione contro i saccheggi di Visigoti, Vandali, Ostrogoti, Arabi, Normanni (1134-1194), Svevi (1194-1265) e Angioini (1265-1282). L’eruzione del Monte Trippodi del 1301 fornì un notevole incentivo allo sviluppo dell’insediamento urbano: distrutta la città di Geronda, che sorgeva nella zona in cui attualmente vegeta la pineta, gli Ischitani si rifugiarono sulla rocca che garantiva maggiore tranquillità e sicurezza, dando vita ad una vera e propria cittadina. Si deve agli Aragonesi la moderna fisionomia del castello: un solido a forma quadrangolare, con mura fornite di quattro torri. Partendo dal vecchio maschio di età angioina, nel 1441 Alfonso d’Aragona diede vita ad una struttura che ricalcava quella del Maschio Angioino di Napoli. Il sovrano fece costruire un ponte di legno che congiungeva l’isolotto all’isola maggiore (che sarebbe stato successivamente sostituito da uno in pietra), mentre fino alla metà del XV secolo l’unico strumento di accesso al castello era costituito da una scala esterna di cui si può ancora intravedere qualche rudere dal mare, dal lato che dà su Vivara. Furono inoltre realizzate poderose mura e fortificazioni (come i cosiddetti piombatoi, ossia fessure da cui venivano lanciati acqua bollente, piombo fuso, pietre e proiettili sull’eventuale evasore) dentro le quali quasi tutto il popolo d’Ischia trovava rifugio e protezione durante le incursioni dei pirati. All’interno dell’edificio erano posti gli alloggi reali e quelli riservati ai cortigiani, alla truppa e ai servi. Ai piedi del castello fu invece posta una casamatta, adibita a quartiere della guarnigione addetta alle manovre del ponte levatoio. Il periodo di massimo splendore della struttura si ebbe alla fine del XVI secolo: al tempo la rocca ospitava 1892 famiglie, il convento delle clarisse, l’abbazia dei monaci basiliani di Grecia, il vescovo con il capitolo ed il seminario, il principe con la guarnigione.

Vi erano 13 chiese tra cui la cattedrale, dove il 27 dicembre 1509 furono celebrate le nozze tra Francesco Ferrante d’Avalos, marchese di Pescara e condottiero delle truppe imperiali di Carlo V, e la poetessa Vittoria Colonna. Il regale corteo discese lentamente dal Maschio della fortezza e dopo il panoramico tragitto di levante, immerso nel verde, raggiunse la Cattedrale adorna di drappi e di fiori e risplendente di luci. Al seguito di Vittoria e Ferrante, che entravano nel tempio per sposarsi dinnanzi al Vescovo di Gravina, Costanza D’Avalos e Agnese d’Urbino, Diana di Cardona, Fabrizio e Prospero Colonna, Laura Sanseverino, il conte di Sarno Guglielmo Tuttavilla, i principi di Salerno e Bisignano, il duca di Guevara, Gian Luigi Mormile, Guidon Fieramosca di Capua, Cosimo Maio e il poeta Gaelazzo di Tarsia. Fu questa certamente un epoca fulgida per Ischia. E grazie soprattutto alla sua Signora, la grande poetessa rinascimentale Vittoria Colonna, l’isola fu meta prediletta di Ludovico Ariosto, Michelangelo Buonarrotti, Paolo Giovio, Francesco Petrarca, Bernardo Tasso, Berardino Rota, Iacopo Sannazzaro, Giovino Pontano. Il soggiorno di Vittoria Colonna nel castello, dal 1501 al 1536, coincise con un momento culturalmente assai felice per l’intera isola: la poetessa fu infatti circondata dai migliori artisti e letterati del secolo, tra cui Michelangelo Buonarroti, Ludovico Ariosto, Iacopo Sannazzaro, Giovanni Pontano, Bernardo Tasso, Annibale Caro l’Aretino e molti altri.
Nella seconda metà del 1700, cessato il pericolo dei pirati, la gente cominciò ad abbandonare il castello, in cerca di una più comoda dimora nei vari comuni dell’isola per poter curare meglio le attività economiche principali: la coltivazione della terra e la pesca. Nel 1809 le truppe inglesi assediarono la rocca, sotto il comando francese, e la cannoneggiarono fino a distruggerla quasi completamente. Nel 1823 Ferdinando I, re di Napoli ed esponente della dinastia borbonica, allontanò gli ultimi 30 abitanti, riconvertì la fortezza a luogo di pena per gli ergastolani e trasformò le stanze in alloggi per le guardie carcerarie. Fu così che il castello divenne, a partire dal 1851, prigione politica per gli oppositori al regime borbonico, tra i quali Carlo Poerio, Pironti e Pasquale Battistessa. Nel 1860, con l’arrivo di Giuseppe Garibaldi a Napoli, Ischia fu annessa al Regno d’Italia e il carcere politico fu soppresso. L’8 giugno 1912 l’amministrazione del demanio, con trattativa privata, pose il Castello Aragonese in vendita all’asta. Da allora la rocca è proprietà di privati, ossia della famiglia MATTERA che ne cura i restauri e la gestione.

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