CULTURA & SOCIETA'

“Il codice Massonico”, la presentazione lunedì presso Ischia book store

Autrice del volume la dott.ssa Lucia Annicelli, a distanza di un anno dalla pubblicazione fa ancora l’importante scoperta fa ancora parlare di sè

L’analisi di un documento manoscritto inedito rinvenuto presso la Biblioteca Antoniana di Ischia, che riscrive i primi passi della Massoneria speculativa nel Regno di Napoli.Un’incredibile opportunità di documentazione e approfondimento per chiunque sia interessato alla storia dell’Istituzione massonica nel Mezzogiorno d’Italia. Nuovo appuntamento con Il codice Massonico di Ischia, una scoperta della dott.ssa Lucia Annicelli che, lunedì 12 agosto, pressoIschiabookstore Mondadori Point di via E. Cortese, ripercorrerà gli aspetti salienti del suo ritrovamento, descrivendo il concitato periodo storico per l’Ordine, in cui si sono mossi il Principe di San Severo e Papa Benedetto XIV. Si tratta di un documento manoscritto inedito – probabilmente del Larnage –rinvenuto presso la Biblioteca Antoniana di Ischia.

Al suo interno sono scritti i primi passi della Massoneria speculativa nel Regno di Napoli. L’autrice del ritrovamento e del volume dal titolo “Il codice massonico di Ischia” ha ricostruito con grande incisività e maestria i concitati momenti vissuti dall’Istituzione alla metà del Secolo dei Lumi, quando il Principe di Sansevero, l’allora Gran Maestro dell’Ordine, su pressione di Carlo di Borbone e intervento del Pontefice Benedetto XIV, dovette consegnare i piedilista degli affiliati, provocando così il primo grande terremoto tra i tanti che nei secoli successivi avrebbero scosso l’Istituzione. «È nato tutto per caso, – ci racconta la dott.ssa Annicelli – studiavo i manoscritti della Biblioteca Antoniana nell’ambito di una ricerca su Mons. Onofrio Buonocore con la volontà di consultare il patrimonio, a stampa e manoscritto, oltre che documentario, per ricostruire gli interessi culturali del Buonocore e rintracciare il donativo, ossia i libri in suo possesso che ha introdotto in Biblioteca. Così, mi capitò tra le mani un libro; sembrava risalire agli anni ‘30, ma all’interno c’era rilegato un manoscritto del 1669 del De Rerum Natura di Lucrezio nella traduzione di Marchetti. In calce a questo documento ho riscontrato la presenza di una serie di carte introdotte da un’immagine, un quadro di Loggia. E’ lì che ho individuato degli elementi tipici della simbologia massonica ed entrando nel testo mi sono resa conto di essere di fronte a una dichiarazione di un anonimo acquavitaro, raccolta durante la detenzione, nella quale forniva dati relativi alla propria esperienza nell’ambito della massoneria».

Il testo offriva degli elementi relativi allo statuto, al catechismo e alla ritualità nonché legava a questi documenti una cronaca delle prime logge speculative napoletane. «Al documento – ha continuato la dott.ssa Annicelli – seguiva la trascrizione della lettera che Raimondo De Sandro inviò a sua Santità Benedetto XIV con relativa risposta del Pontefice. Questi documenti attraverso lo studio della filigrana e l’ analisi testuale risalgono al 1751; dunque mi rendevo conto di avere di fronte delle carte che potevano introdurre informazioni delicate, ma non sapevo quanto inedite». Da qui, un’ulteriore verifica: in un documento napoletano vengono riportate informazioni analoghe a quelle delle carte d’Ischia. «Il documento racconta il passaggio dalla massoneria operativa alla massoneria speculativa a Napoli e lo fa restando solidale al manoscritto del De Rerum Natura. Nel testo è contenuto il motto della prima loggia operativa napoletana, risalente al 1728, motto che esprime un valore simbolico. Il pezzo d’Ischia era composto attraverso una perfetta unione che racconta il passaggio dall’accademismo alla libera Muratoria a Napoli. Il documento ha creato le condizioni affinché prendesse avvio un movimento culturale particolare da quelle accademie e oggi non si può rescindere da esso per lo studio della massoneria a Napoli anche per le novità che ha introdotto rispetto a un momento storico poco noto». Da buon bibliotecario fuMons. Buonocorea custodire, a Ischia, quest’importante documento con l’intenzione storica di conservare una pagina del nostro passato che oggi pone delle novità in seguito a un momento storico ancora non chiaro.

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