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Il Commento

Sarà un caso, si dice ogni tanto. Stavolta, però, mi piace credere alle coincidenze. Perché, rimanendo agli adagi, prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. E allora trovo nient’affatto casuale – ma piuttosto una sorta di nemesi – il fatto che a ridosso del Natale e proprio in occasione del 25 dicembre, arrivino fatti ed episodi che manifestino non soltanto le carenze e i disservizi nell’ambito dei trasporti marittimi, ma anche il malgoverno di chi sarebbe tenuto (e il condizionale è assolutamente voluto) a tutelare i diritti dei cittadini invece di consentire che gli stessi vengano impunemente calpestati, peraltro anche con il proprio doloso avallo, e mi assumo le responsabilità di quello che dico.

Lasciare residenti e pendolari – comunque uomini, donne, bambini e famiglie che vista la ricorrenza festiva certo dovevano muoversi per raggiungere parenti o amici lontano dall’isola – a terra per la mancata partenza di due navi traghetto la mattina del 25 dicembre, è già di suo un qualcosa di assolutamente deprecabile e censurabile. Ma che questo avvenga ancora una volta, l’ennesima, nell’assordante silenzio delle istituzioni ed in primis della Regione Campania, è avvilente e soprattutto insopportabile, non più tollerabile. Tutto ciò proprio nei giorni in cui a Palazzo Santa Lucia arriva una “sfogliatella” firmata dall’Antitrust che rappresenta una condanna inappellabile per Vincenzo De Luca e l’amministrazione regionale. C’è poco da capire, non si è favorita la concorrenza e il libero mercato e si sono totalmente calpestate le necessità dell’utenza iniziando dall’aspetto tariffario (che in questo contesto può apparire marginale ma che in effetti non lo è affatto) e proseguendo con una “corona” di nefandezze che sembra davvero interminabile. A questo punto non resta davvero che appellarsi all’Authority per sperare che i governanti cambino marcia: ma a me appare impossibile che, dopo non aver cavato un ragno dal buco in quattro anni, possano trovare il bandolo della matassa in sessanta giorni.

Ma resto dell’idea che – vista la qualità degli interlocutori e di chi ci rappresenta – i veri protagonisti del cambiamento dobbiamo essere noi isolani, sempre più trattati come cittadini di serie B. Basta lanciare contumelie, invettive e proclami soltanto sui social, è arrivata l’ora di farci sentire nelle sedi che contano. L’ho fatto in passato e non mi tirerò indietro in futuro, io sarò sempre pronta a sostenere tutte le battaglie, mettendoci la faccia e schierandomi in prima fila. Ma adesso, più che De Luca e i suoi, dobbiamo risvegliare il nostro orgoglio. Perché la misura è colma. A proposito, buon anno nuovo, perché tutto sommato credo ancora in un domani migliore. Purché a costruircelo siamo noi…

DI MARIA GRAZIA DI SCALA

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