LE OPINIONI

IL COMMENTO A droit et a gauche di un porto in sfacelo

Cari cittadini e lettori, vi invito caldamente a passare, con lo sguardo dell’amore per il paesaggio e la storia, in questi due bracci del Porto, le rive di destra e sinistra. Passateci, non di sera quando la baraonda e le luci artificiali distolgono attenzione e attenuano la sensibilità al bello. Passateci di prima mattina, quando potrete notare, sulla riva destra, cumuli di immondizia preparati alla bella e meglio a notte inoltrata. Se fate attenzione, saprete distinguere i locali seri, che hanno imbustato in maniera corretta e decente i rifiuti e quelli che le hanno disseminati in maniera antigienica e indecente. E questo sembra fare il pari con la disparità tra locali che cercano di seguire le regole (orari, musica, antiCovid) e chi regolarmente le infrange. Tanto che dovremmo tutti convincerci che è finito il tempo delle denunce generiche sui mali dell’isola. E’ il momento di individuare le responsabilità individuali. Anche per difendere chi si comporta correttamente, vanno fatti nomi e cognomi di chi sistematicamente sbaglia e vanno applicate sanzioni severe nei riguardi di chi non ha rispetto della collettività e dei colleghi di lavoro.

Circa un anno fa, l’Amministrazione comunale d’Ischia annunciò, e Il Golfo ne riportò anche il rendering, un progetto di rivisitazione della riva destra che, tra l’altro, prevedeva anche la soluzione dell’acqua alta, con un innalzamento della banchina (40-50 cm in pietra naturale) e un sistema di scarico delle acque, con l’ausilio di una zanella concava che indirizza i reflui ad apposite bocche. Sembra un buon progetto, ma perché, a distanza di un anno, con i fondi regionali approvati (6.286.328 euro) non se ne sente più parlare? Nel frattempo, lo spazio antistante il Cantiere Argita (in cui il progetto prevede una specie di piccolo anfiteatro con tre gradinate e con una tendostruttura per il riparo dal sole, la demolizione del manufatto sede dell’AMP e una sua ricollocazione a nord della tribuna, questo spazio continua ad essere squallido e desolante. Al posto dell’attuale sede AMP verrebbero, secondo il progetto, servizi igienici per disabili e, nella parte posteriore, l’alloggiamento per i cassonetti per la raccolta dei rifiuti indifferenziati a servizio della ristorazione della riva destra. Ecco, quest’ultima ricondurrebbe la raccolta dei rifiuti dei bar, pub e ristoranti nell’ambito della decenza. Perché, dunque, non si procede per gli atti conseguenziali per la realizzazione di questo progetto?

A marzo scrissi un editoriale dal titolo “La Siena, i privati e il pilatismo del Comune d’Ischia”, dove evidenziavo un boicottaggio del privato nel consentire la dovuta trasparenza degli atti pubblici e un assenteismo del Comune che si trincerava dietro il paravento dell’”opera privata”, in cui non poteva mettere becco. Ma in quello stesso articolo reclamavo “trasparenza “ anche per il progetto di rifacimento del Porto, che non è “opera privata” ma pubblica. In questo caso, la trasparenza invocata non riguardava gli aspetti progettuali, che sono stati esplicitati e illustrati, bensì il coinvolgimento dei cittadini e, in particolare, la partecipazione e il confronto con tutti i principali attori economici (e non solo economici) dell’area portuale. L’avvocato Luigi Della Monica, editorialista di Il Golfo, che ha espresso, in questi giorni, perplessità sul ritardo d’azione dei cittadini sulla questione “Siena” (ma ponga, avvocato, attenzione ai prossimi sviluppi della vicenda) invitò la cittadinanza a sorvegliare di più la questione “ Porto” e fece presente di aver chiesto, in data 8 aprile 2020, l’ostensione del Progetto in quanto incaricato da una società svizzera di intermediazione di reperire investitori privati intenzionati a partecipare alla gara di rifacimento del Porto. Bene, allora, vogliamo tutti, per tempo, reclamare trasparenza e partecipazione attiva degli stakeholders? Vogliamo far capire all’amministrazione comunale che siamo in ritardo, che non si è fatto alcun confronto con chicchessia? Vogliamo far capire che è impensabile un rifacimento della riva destra, mentre si commettono veri e propri scempi sulla riva sinistra?

A metà tra le due rive, è stato consentito, di fronte alla Chiesa di Portosalvo, in oltraggio al Redentore, un mostruoso quadrato pubblicitario multicolore in movimento, degno del paesaggio di Las Vegas! Per quanto riguarda la tirata di locali commerciali che va dal Redentore all’ex D’Ambra Vini (sede di uffici comunali), ad eccezione delle biglietterie delle compagnie di navigazione ( ovvie ed essenziali) e di qualche bar, pub e ristorante, ormai è dominio assoluto di auto noleggi, motonoleggi, noleggio e-bike ed altro. C’è qualcuno che cerca di mettere ordine in questa escalation spontanea? Può un porto, bello e storico come il porto borbonico, trasformarsi in un mercato di auto e moto? Non è questa, assieme al caos indisciplinato di macrotaxi e microtaxi, il volto più evidente del turismo massificato ed invasivo? Ma non finisce qui: il peggio arriva con lo sconquasso che sta provocando il cosiddetto nuovo look della Bocca Vecchia, che in questo momento offre un’immagine impresentabile ai turisti e chissà come e quando finirà e lo svisamento totale dell’insenatura meravigliosa che va dal canale di entrata della vecchia Foce all’ex Scotch Club. Quello che è stato consentito al privato Mazzarella e cioé di scippare al godimento pubblico, per riservarlo al godimento di pochi turisti privilegiati, un molo meraviglioso e quello che è stato consentito al grande manufatto, ex locale per la musica e per i giovani, sulla spiaggetta sotto l’avamporto del Faro, ha dell’incredibile. Chiedo pubblicamente, e non solo al Comune ma anche alla Guardia Costiera, come è possibile che insista sulla spiaggia un manufatto di quelle dimensioni, i cui pilastri di sostegno (non è struttura amovibile) stanno direttamente infissi a mare e tutta una parte del manufatto sporga per alcuni metri nel mare? Come è possibile che venga concessa a quel manufatto il rifacimento del solaio? Quella rotonda del Parco della Pagoda, in qualsiasi altra parte del mondo, costituirebbe motivo di vanto e di orgoglio turistico. Il povero comandante Ferdinando Amato si starà rivoltando nella tomba, lui che frequentava con la famiglia la spiaggia di Zio Amodio (guardiano dell’ingresso del canale della Boccavecchia) e che, insieme alla moglie Hildegard Hoffman di Amburgo, avevano istituito (15 giugno 1956) la “ Scuola di nuoto e pesca subacquea” sulla spiaggia della Pagoda, con una struttura molto più contenuta rispetto al manufatto che sproporzionatamente crebbe negli anni successivi, per poi finire nelle mani dei cinesi. Eleviamo, per favore, un grido di dolore per questo martoriato Porto!

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corry54

Faccio i miei complimenti per l’articolo, ben fatto esplicito e dettagliato, ma, non per deluderla, rimarrà lettera Morta, chi di dovere forse la leggerà , ma senza batter ciglia.Le brutture del comune di Ischia sono tantissime, da Ponte al Porto, non c’è nessuna programmazione, solo progetti di come rubare soldi. Le due Rive, via Roma, Via Pontano Ponte Leonardo mazzella, la Siena, il taglio delle erbacce,ecc, ilm costo degli ombrelloni triplicato, senza alcun motivo, di Covid, e poi tirando le somme I Mao Mao alla riscossa.Basta mi ferma qua.

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